Il Mondo Nuovo

Il Mondo Nuovo
Il vecchio mondo è perduto. Serve aggiungere altro?

Il mondo nuovo è la nostra unica destinazione possibile. Ma qualcuno conosce la rotta che stiamo seguendo, ammesso che ci sia? Anche l’uomo più sprovveduto, forse, si sta accorgendo che il 2020 è un punto di non ritorno, che il mondo di prima non lo rivedremo mai più. La pandemia ha scatenato comportamenti malsani che già si celavano da tempo nelle società umane; società oggi al collasso perché basate su leggi antagoniste a quelle naturali le quali, adesso, ci impongono cambiamenti radicali.

Tra i suoi effetti il virus ha avuto quello di mescolare le carte, ma se non ci fosse stato lui sarebbe arrivato qualcos’altro a farlo al suo posto, perché alla maniera in cui abbiamo vissuto finora non si può vivere più. Fatto sta che adesso, come diretta conseguenza, la società globalizzata si vede limitata negli spostamenti, la circolazione delle persone non è quella di prima ma al contempo avanza ad ampie falcate l’economia virtuale. I ceti medi sono prossimi alla distruzione, le piccole attività chiudono in massa, s’indebitano e presto verranno rilevate a pochi spiccioli.  A guadagnarci in questa crisi –come nelle altre- sono i ricchi che diventano ancora più ricchi, sono i colossi di internet che raddoppiano i fatturati e, comunque la si pensi, neanche le industrie farmaceutiche se la passano male.

Le risorse naturali in esaurimento impongono una riduzione dei consumi, ma non per tutti la questione rappresenta un cambiamento di paradigma. Le poche realtà che finora avevano in mano lo strapotere economico mondiale non intendono certo convertirsi a un modello più razionale e, anzi, mirano a rinforzare il loro potere. Il consumismo deve continuare; piuttosto si possono limitare la quantità dei consumi ma non il modello consumistico. Internet, con l’economia via web, è un meccanismo perfetto per proseguire il gioco. Ma il Mondo Nuovo non è stato ancora raggiunto; intanto è ancora la tempesta a dominare portando la gente alla disperazione, alla paura e alle passioni tristi. “Il Mondo Nuovo” è un romanzo distopico di Aldous Huxley dove si ravvisano svariate similitudini con situazioni che stiamo vivendo già oggi. Il condizionamento di massa, il facile accesso a piaceri e a distrazioni continue, l’ostacolare l’affermazione dell’individuo a vantaggio della collettività incosciente nel romanzo sono gli scopi del “Governo Mondiale”; ma anche in questo nostro transitorio mondo certe simili caratteristiche sembrano imprimersi nelle persone come modelli da seguire.

Portare l’uomo a non pensare significa che in lui non diverranno mai predominanti le azioni volte a migliorare la sua condizione, azioni che possono originarsi solo da turbamenti, da emozioni forti. L’uomo del futuro quindi si prospetta –e per taluni è auspicato- come un essere inebetito, continuamente distratto, privo di capacità critica, ma allo stesso tempo incapace di provare emozioni tali da renderlo instabile.

Infatti la società futura appare nel libro stabile, mentre i suoi abitanti modello sono disposti ad accettare perfino ad amare –anche se il termine è improprio- la loro condizione di incosciente schiavitù. Con questi presupposti la stabilità e la sicurezza saranno garantite.

Ma noi che siamo ancora nella nave abbiamo la facoltà di chiederci se sia il caso di approdare in un mondo del genere oppure in un altro. Chi al momento è alla guida forse fa parte delle cosiddette élite ma vive anch’egli una condizione di insicurezza, perché le acque in cui siamo entrati sono inesplorate per tutti. Nessuno sa davvero dove ci porteranno le scelte obbligate di oggi, intimateci dall’unico vero comandante che si chiama madre natura e che ha dovuto mettere in moto violente tempeste per salvaguardarsi. La riorganizzazione è necessaria a tutti. E’ difficile individuare una testa e una coda dell’organismo che ci spinge da tempo a scegliere sempre il peggio, all’abnegazione dell’individuo in favore di un quieto surrogato di vita. Si tratta sicuramente di qualcosa di mostruoso. Invece possiamo intuire quale possa essere la forza propulsiva di un organismo umano funzionante grazie alla cooperazione tra i suoi elementi interni.

Chi può decidere per quale parte propendere? Noi e solo noi è la risposta. Solo noi in quanto individui abbiamo il potere di distruggerci oppure di continuare l’edificazione dell’opera seguendo il progetto biologico –e per chi vuole spirituale- che rechiamo seco. Allora, adesso, la paura deve diventare coraggio. Questo “noi” in realtà racchiude ogni “io” che improvvisamente può accendersi comprendendo che la sua funzione non è insignificante, ma determinante per tutti gli altri. L’individuo che è uscito troverà vitalità nel sentirsi parte di un organismo più grande e sarà meraviglioso sentire di svolgere una funzione importante verso la liberazione dell’uomo inedito -come lo chiamava Balducci– che da tempo gli dimora dentro. La storia ci ha messo di fronte a una prova che potremo superare solo ricorrendo alle nostre facoltà ancora inedite, ma presenti. E’ il caso di chiederci se continuare a seguire le illusioni comode, ma distruttive, oppure se perseguire il disinganno, doloroso ma liberatorio.  Solo la seconda scelta ci salverà, a discapito del mondo involuto ed emozionalmente atrofizzato. La paura piagnucolante porta a morte certa mentre il coraggio eroico di guardare in faccia la realtà, finalmente, porta alla affermazione futura dell’uomo nuovo. Ancora a noi la scelta. Invece il futuro del subumano –sempre se ne avrà uno- sta nelle metropoli dove non c’è libertà di raccoglimento, di contemplazione e riflessione.

Ipotizzando scenari futuri possiamo vedere che il subumano vive vicino agli altri subumani, ma lo stato di cattività li rende isolati. Essi, come animali d’allevamento, si spostano in base al lavoro impartitogli da altri sub-umani, senza farsi domande, senza avere aspirazioni. Tutto ciò che gli basta è un minimo di denaro –alla pari del becchime dei polli- per mangiare e, naturalmente, per consumare. Mangia surrogati, pasticche sostitutive di un pasto, derivati di veri alimenti naturali, insetti e cavallette proteici per non impattare sulle risorse della biosfera ormai agli sgoccioli.

Il futuro dell’Uomo sta nel villaggio, nella comunità.

Egli è libero e proprio perché è tale vede questa condizione solamente nella partecipazione attiva al prosperare della sua comunità. L’esperienza tempestosa del passato lo ha reso consapevole che ogni comunità a sua volta si riflette nella specie umana proprio come l’Individuo si riflette nella sua Comunità. Egli sa che le sfide del futuro non sono più incentrate sulla vittoria di una tribù o dell’altra, di una civiltà o dell’altra, ma sono sfide che la specie umana deve affrontare contro il mostro che ha dentro. L’uomo comunitario lavora per autoprodursi il suo cibo che egli non riceve come becchime e, per questo, gli conferisce un valore Sacro. Anche nei conglomerati urbani più grandi –che non sono certo le metropoli del subumano- tutti tendono a conoscere il modo di coltivare e di ricavare il possibile dalla terra che grazie a una sorprendente resilienza e a nuove conoscenze scientifiche ben applicate sta riacquistando fertilità.

Certo, sia nel mondo umano che in quello subumano ci saranno grossi problemi con la gestione dell’alta densità di popolazione, che però attenuerà molto la sua crescita esponenziale. L’egoismo ci ha portati sull’orlo della distruzione fisica e spirituale, ma in questo cammino millenario di prevaricazione dettata dal mostro c’è stato qualcuno che ha fatto lavorare le difese immunitarie. L’uomo realizzato si è affacciato più volte nella storia, in mezzo a tutti gli altri membri meno riusciti. Anche nel XX secolo, quello delle Guerre Mondiali, dentro alla confusione sono emersi dei geni che ci hanno spiegato ciò che altri prima di loro ben sapevano e intuivano. Non c’è scoperta senza intuizione e non c’è intuizione senza emozione. Ed è proprio l’emozione forte e turbolenta la risorsa assolutamente da difendere per dare un futuro all’uomo, strappandolo al subumano. 

Il Mondo Nuovo può essere l’approdo di chi non accetta di inglobarsi alla massa informe, con una opposizione faticosa e quasi irrazionale, ma che poi diventerà pensiero rinvigorito. Tutto questo non è new age, ma è l’affermarsi di una volontà che ha attraversato tumultuosamente la storia, trasmessa da pochi uomini senza mai farsi schiacciare dal mostro nichilista. Il mostro trema di fronte a questa volontà.

La fase attuale rappresenta certamente una conclusione, dove l’onda violenta delle forze distruttrici è più forte che mai. Ma se l’onda non sarà fatale la forza opposta che si verificherà vedrà l’esplosione delle più alte capacità di reattività umane che –seguendo la legge dell’enantiodromia- travolgeranno il mostro che l’ha oppresse per millenni senza mai riuscire a spegnerle. Il mondo nuovo è vicino, ma non è ancora all’orizzonte. Si tratta di capire se vogliamo guidare o farci guidare, se vogliamo essere coscienti delle scelte o ignari di esse e sottoposti agli eventi ignoti che fermentano per noi. Possiamo sopravvivere -diventando subumani obbedienti di altri subumani, inebetiti ed euforicamente deboli- oppure possiamo vivere da individui liberi, intelligenti e gioiosamente sani.

Sta a noi trovare il coraggio per dirigere la rotta verso il Mondo Nuovo.

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