Per varie e valide ragioni, su questa rivista non è stata commentata una delle vicende più interessanti della scorsa estate: la controversa pubblicità dei jeans American Eagle con Sydney Sweeney come testimonial.
Le numerose critiche che lo spot ha attirato su di sé erano dovute alla ambiguità (sottile come il fondoschiena di una gotica culona) del termine jeans/genes, evidente nello slogan (Sydney Sweeney has great jeans/genes) della campagna pubblicitaria e praticamente innegabile nella frase pronunciata dalla stessa attrice in uno degli annunci “I jeans/geni vengono trasmessi dai genitori ai figli e determinano caratteristiche come il colore dei capelli, la personalità e il colore degli occhi. I miei jeans/geni sono blu”.
Di recente, Sydney Sweeney è tornata alla ribalta per la suddetta vicenda grazie a un’intervista concessa a GQ, nella quale la star di “Euphoria”, interrogata riguardo al messaggio di supremazia bianca contenuto nello spot pubblicitario, ha risposto “Penso che quando avrò un problema di cui voglio parlare, le persone lo sapranno” (frase che potrebbe tranquillamente indicare la volontà dell’attrice di non alimentare ulteriori controversie), in un momento che è diventato un meme.
Così come dopo le polemiche che hanno travolto da sinistra l’attrice a Luglio, anche in questa occasione si sono schierati a suo favore esponenti di destra, da politici ai profili X di qualche zoomer intollerante a molto altro oltre al lattosio.
Lo stesso Donald Trump ha definito “fantastica” Sydney Sweeney dopo essere venuto a conoscenza del suo presunto tesseramento al GOP, nonostante l’attrice, eccetto l’appoggio al movimento BLM nel 2020, non abbia mai espresso opinioni politiche esplicite, tanto meno a favore dell’estrema destra.
È più probabile che Sydney Sweeney sia basata o che la campagna pubblicitaria fosse pensata apposta per suscitare polemiche e guadagnare quindi visibilità?
Si potrebbe parlare di questo, o di come le
grandi societàcome American Eagle stiano sfruttando lo spostamento a destra dell’opinione pubblica per attuare una sorta diright washingo di come imediastiano tentando, in modo graduale, di riabilitare l’eugenetica per permetterle di riaffacciarsi alla finestra di Overton in unfuturo prossimo.
La questione più interessante è però un’altra.
Confrontando i vari account X riconducibili a simpatizzanti dell’estrema destra con altrettanti canali Telegram della “fasciosfera”, si può notare come Sydney Sweeney apparisse nei loro post con una certa ridondanza anche prima degli spot di American Eagle.
Ma perché Sydney Sweeney sarebbe dovuta piacere così tanto ai fascisti anche prima della tanto chiacchierata campagna pubblicitaria?
La risposta a questa domanda è semplice.
Sydney Sweeney piace ai fascisti per lo stesso motivo per cui piace a tutti i maschi eterosessuali arrapati: è una sex symbol. La domanda da porsi dovrebbe essere piuttosto un’altra: perché i fascisti ritengono che sia doveroso postare una foto di Sydney Sweeney con annessa descrizione arrapata? Perché fa parte della loro identità. Non tanto l’essere etero, ma l’essere arrapati.
È sicuramente vero il fatto che l’algoritmo premi questo tipo di contenuti.
È anche vero il fatto che non è la sola Sydney Sweeney a essere diventata un’icona sexy di estrema destra: in Italia la Tiktoker Giò Scotti (un saluto alla bellissima Tiktoker che sta leggendo questo articolo) ha subito un processo di mistificazione simile; la content creator di recente ha iniziato a prestarsi alle lusinghe dei suoi fan di estrema destra pubblicando contenuti che strizzano l’occhio a questa parte politica.
Tuttavia sarebbe quantomeno superficiale escludere altre chiavi di lettura di questo fenomeno.
Tornando alla questione identitaria e ripercorrendo la storia del fascismo militante, ci si accorge che una forma di esasperato vitalismo (lontano parente della odierna e degenere hornyness degli attivisti dell’estrema destra online) caratterizzava già i più giovani e dannunziani sostenitori di Benito Mussolini.
Lo stesso Mussolini, come è stato mostrato nella serie “M: il figlio del secolo”, era un erotomane dal grilletto particolarmente facile: di certo il Duce non sarebbe affatto contento dell’oscuramento dei siti porno attuato dal governo Meloni.
Nondimeno, quando il fascismo ha ottenuto il potere politico ha accantonato la parte più erotica del vitalismo che caratterizzava i suoi più giovani e rivoluzionari sostenitori, abbracciando principi più rigorosi (e bacchettoni) in materia di sesso, probabilmente per mostrarsi più rispettabile agli occhi della moralista borghesia Italiana.
Anche la parabola umana e artistica di Kanye West ci permette di esaminare il fenomeno dell’hornyfascismo.
In una intervista del 2019 per la promozione dell’album “Jesus is King” il rapper di Chicago ha parlato apertamente di come l’aver trovato in casa un numero di Playboy da bambino fu il suo rito di iniziazione alla dipendenza da porno.
«Playboy was my gateway into full-on pornography addiction… my dad had a Playboy left out at age five and it’s affected almost every choice I’ve made from age five to now»
In effetti, i versi della prima parte della discografia di Kanye West sono particolarmente ricchi di immagini pornografiche – in particolare, “My Beautiful Dark Twisted Fantasy”. Tuttavia, con l’avvicinamento al Cristianesimo e la nascita della figlia North, l’artista ha cercato una redenzione dallo stile di vita edonistico per abbracciare ideali più tradizionali come quelli della famiglia e della fede: un bivio ben rappresentato dalla copertina di “The life of Pablo” e dalla condanna della sessualizzazione delle donne presente in “Violent Crimes”.
Le posizioni politiche più recenti assunte da Ye sembrano proprio essere una sorta di sintesi tra queste due fasi della sua esistenza umana e artistica: oltre a comportamenti sessualmente espliciti, assunti in pubblico e descritti nei versi dei brani più recenti, il rapper si è anche spinto a dichiarazioni politiche che vanno ben oltre la definizione di conservatorismo e a pubblicare canzoni come “Heil Hitler”.
Cosa può voler dire tutto ciò?
Che un estremista di destra nasce quando la mentalità edonista di un gooner viene applicata a ideali conservatori? Di conseguenza, tutto il fascismo sarebbe hornyfascismo, in accordo con le caratteristiche dei primi sostenitori del movimento precedentemente citati.
La differenza sostanziale però tra i primi (horny)fascisti e quelli attuali è il contesto storico: mentre negli anni ‘20 del secolo scorso gli (horny)fascisti potevano anelare ad orizzonti di gloria totalitaria (poi raggiunti), i loro moderni successori non possono fare altro che fantasticare su scenari impossibili, mentre la Storia la fanno gli altri.
A questo punto può essere utile un altro esempio: quello del libro “La Distruzione” di Dante Virgili.
Il protagonista e narratore del romanzo è un nazista incredibilmente arrapato che conduce una squallida esistenza nell’Italia degli anni ‘50. Attraverso i pensieri e le azioni di questo individuo anonimo, il lettore attento potrà leggere, più che una forma di volontà di potenza, una “nostalgia di potenza”: questo gooner meschino, pur passando la maggior parte della sua esistenza a farsi grandi pippe mentali (e non) sulla fine dell’impero americano e a rimpiangere il Terzo Reich, non compie alcuna azione per contribuire a realizzare le sue fantasie.
Emblematico è anche il finale del romanzo, in cui il protagonista, proprio quando sembra che sia in procinto di sfogare i suoi istinti sessuali su una donna, opta letteralmente per fare il cuck.
Cari lettori de ilBlast.it, quando su X vi imbatterete nell’ennesimo post arrapato su Sydney Sweeney realizzato da account di estrema destra, capirete che si tratta di un tentativo vano – e piuttosto patetico – di ricordare la potenza dei totalitarismi del ‘900.
Proprio come chi pratica il gooning sulle foto di una bella ragazza, senza potersela davvero portare a letto (mentre magari a letto se la porta qualcun altro): questa specifica categoria di estremisti fantastica sui “bei tempi andati”, ormai privati della possibilità di agire nel concreto e riportare la situazione a com’era un secolo fa.
Ma c’è un modo più efficace con cui l’estrema destra potrebbe sfruttare la voglia di figa del suo potenziale bacino ai fini di propaganda politica, visto che questa è così radicata nella sua identità?
La risposta risiede ancora una volta nei meme, in particolare negli edit: grazie alla possibilità di associare l’estetica di luoghi mistici e fighe ariane (concetti utopici) con, ad esempio, la Monster White (elemento più realistico), anche il più incel e meno blessato dei ragazzini radicalizzati può ritagliarsi il proprio piccolo ruolo come propagandista.
