Ci sono notizie che si commentano da sole
… altre che è meglio non commentare… Ma alcune lasciano veramente senza parole:
ROMA È AUTONOMA!
Dimenticatevi le lungaggini burocratiche a cui Zaia e Fontana ci hanno abituato per quanto riguarda l’autonomia di Veneto e Lombardia.
È bastato un banale disegno di legge per inserire in Costituzione (art.114), accanto a Regioni e Province, l’ente autonomo di Roma Capitale, al quale saranno assegnati poteri speciali e competenze straordinarie… con le relative risorse.
Tranquilli lettori romani, non temete: avete già
Primo Neroe la stazione Termini, le risorse non vi chiederanno un euro, anzi! Saranno FISICAMENTE degli euro!
Il video-annuncio di Giorg-IA sembra davvero fatto con l’intelligenza artificiale:
Apertura ad effetto
Con autocitazione ad un meme diventato celebre: d’altronde Giorgetta non è nuova a queste cose, ha sempre marciato sopra i tormentoni che internet le ha cucito addosso, come la ship con il presidente dell’India, Modi – ancora oggi una considerevole fetta dei suoi follower su Instagram è indiano – o, ancora, il caso di Meloni-chan, per non parlare del celebre “Sono una madre, sono cristiana”, un pezzo di successo, come noto, tradotto e commercializzato anche all’estero.
Ad aumentare il senso di spaesamento contribuiscono il tono e l’espressività innaturali, oltre alla vista notturna aerea sull’anfiteatro Flavio (si parla dalla Capitale, dopotutto).
Chiunque si sarebbe aspettato subito dopo uno
skibidiboppio un “daje roma daje” con tanto di capriola finale, ma niente: la Meloni si riconferma il meme-morto che è diventato nell’ultimo anno e mezzo (con l’unica eccezione delle facce di lei pippata dopo la conferenza NATO, che in ogni caso non valgono, perché non le ha memate lei).
Da un certo punto di vista, si potrebbe dire comunque che è stata in grado di creare involontariamente una linea comica, dato che le argomentazioni a sostegno del ddl sono state più o meno:
“Roma è aaa gabidale, ce sta er Papa, c’avemo er Colosseo, li monumenti, TOTTI eeeee”
Nel dibattito pubblico la notizia è passata in totale sordina (voi ne sapevate qualcosa prima dell’annuncio della premier? Scommettiamo che lo avete visto solo su WelcometoFavelas), ma i vari partiti hanno subito cercato di intestarsi il merito della misura, con un plebiscito “inaspettato” e trasversale. D’altronde chi è che non vuole bene alla nostra bella Capitale!
Il sindaco Gualtieri (PD) stappa la sua bottiglia migliore: già si immagina, pettorina arancione e caschetto bianco, a inaugurare in mondovisione un’altra infinità di opere pubbliche pagate coi miliardi dello Stato (magari anche prima del prossimo gustosissimo anno giubilare). EVVIVA!
Forza Italia ci regala uno splendido video a bordo piscina con lu ministru Casellati e cinque giovani del partito che ci illustrano sorridenti il ruolo fondamentale che Roma svolge nella vita nazionale: ce stanno le sedi diplomatiche, er Papa, c’avemo er Colosseo, li monumenti, TOTTI eeeee 😀, ve lo abbiamo appena detto! Non eravate attenti? Bisogna darle dei poteri speciali!
Tajani ci ricorda infine il ruolo fondamentale di Berlusconi nell’approvazione di questa misura. Un classico.
Anche se la reazione più spettacolare è sicuramente stata quella della Lega, da sempre in prima linea per l’autogoverno del Nord: Calderoli si è detto contento di aver finalmente ottenuto l’autonomia, dopo decenni di battaglie sul tema! Sì, è vero, l’autonomia è quella di Roma ladrona… Però chi troppo tutto, nulla niente, e ci si deve accontentare!
Ma il plauso arriva da altri esponenti del partito, Zaia ad esempio, che la invoca ancora e anche per il Veneto! Tranquillo Luca, stai sereno e continua a trastare il plano.
Noi di Blast
Dal canto nostro, in linea di principio siamo favorevolissimi! Figuratevi che metà della redazione ha proclamato la secessione addirittura da se stessa e avrebbe sicuramente una diagnosi di schizofrenia, se solo si presentasse dallo psichiatra (non prenderemo le vostre pillole, non ci avrete mai).
Inoltre, più d’uno di noi è affascinato dal cyberfeudalesimo e dal modello delle città-stato indipendenti, governate da un’élite feroce e tecnocratica, e abbiamo già avuto modo di parlarne e di proporre la nostra soluzione per l’Italia su queste colonne:
Dunque, non fraintendeteci se esprimiamo la nostra contrarietà a questo vuoto involucro autonomista.
Al di là della cronaca politica e dei suoi giochini, siamo qui per esprimere un profondo rammarico, che deriva dalla consapevolezza che l’occasione storica che sta venendo data a Roma verrà gettata al vento.
Noi sogniamo una versione europea e aggiornata di Singapore, il prototipo della città del futuro. Siamo tristemente coscienti che i miliardi di euro che confluiranno da tutto il Paese a Roma si disperderanno nei rivoli della burocrazia capitolina, in opere fantasma, in progetti destinati a rimanere incompiuti o completati solo nei reel del prossimo sindaco.
È chiaro che il ruolo storico attribuito a Roma, di cui i politici si son fatti difensori, ai romani d’oggi non piaccia troppo: basti vedere la fredda accoglienza che gli abitanti della capitale della Cristianità hanno offerto ai pellegrini convenuti per il Giubileo dei giovani.
Sembra invece si siano trovati tra le scatole questo grosso inghippo di marmo e travertino, cosparso di vecchi ruderi da manutenere, utile, al più, per spennare qualche turista americano ignorante (li ho sentiti personalmente domandarsi, guardando stupefatti all’Altare della Patria, "how the Romans did that?").
La Meloni dice bene
In effetti, il confronto con le altre capitali europee è impietoso. Roma non è assolutamente una capitale come quelle europee.
Anzitutto perché è stata scelta, non si è affermata come centro per le energie vibranti che la animano: basti pensare a Parigi, Vienna o Londra, che hanno espanso la loro influenza nelle rispettive nazioni a macchia d’olio presentandosi come uno snodo di potere in grado, in virtù della propria forza, di allargarsi ai danni dei vicini.
Roma è, invece, una città più passiva: non ha mai visto la sede di grandi giornali, gruppi industriali, movimenti politici innovatori.
Non è stato il centro propulsore dell’Unità d’Italia, catalizzatore della spinta verso la creazione del Paese: Roma è una città scelta perché è un simbolo, potente e bellissimo, di ciò che l’Italia voleva essere, cioè una Nazione come le altre, con un passato glorioso e con la pretesa, esattamente come le altre, di essere qualcosa di più delle altre.
A differenza delle altre maggiori capitali europee, poi, non è stata in grado di reinventarsi né come centro finanziario, né come vero cuore industriale o culturale del Paese.
Dare l’autonomia a una città che vive di turismo e lavoro pubblico, il cui bilancio deve essere periodicamente sanato da qualche decreto “Salvaroma” (pagato dagli altri italiani), è la cosa più italiana che si potesse fare, nonché la cosa meno autonomista che esista.
Il cuore ideologico dell’autonomismo è proprio il principio della responsabilità, ma in Italia si ha la brutta abitudine a invertire i termini dell’equazione: alle deleghe di competenze, si accompagna spesso una pioggia di fondi pubblici immeritati, drenati dai territori più virtuosi, da spendere e spandere a piacere dell’ente locale.
Il classico culo col frocio degli altri (o qualcosa del genere).
In questo modo, invece di essere uno strumento di efficienza e di rinnovamento del tessuto civile, l’autonomismo diventa una gabbia stagnante in cui relegare intere popolazioni, a colpi di assistenza pubblica, tenendole ai margini della vita politica del Paese.
Si capisce bene l’esigenza di gestire meglio il carrozzone del Campidoglio: avere una capitale decorosa è sicuramente un obiettivo importante da raggiungere “per uno stato serio”, citando la Meloni.
Per questo, in attesa che emerga la Lega delle Tecno-città-Stato indipendenti d’Italia, auspichiamo delle alternative sui generis per la capitale, nel pieno rispetto delle sue particolarità storiche.
Invece di far convergere a Roma la Nazione, percorso già tentato con esiti tragicomici, perché non dare, per esempio, Roma alla Nazione!
Che Roma restituisca a tutti ciò che ha preso! Ridistribuire le competenze sulla Capitale in tutto il territorio nazionale: Roma è patrimonio di tutti, pubblico? Allora è giusto che sia affidata, pezzo per pezzo, alle singole territorialità:
- che a Parioli si parli finalmente milanese (tanto è già il loro sogno bagnato),
- che il Quartiere Giuliano Dalmata sia unito a Trieste,
- che la Calabria gestisca direttamente i propri fuorisede acquartierati nei pressi delle università,
- e così via!
Il problema di Roma è culturale e questa autonomia calata dall’alto non lo risolverà.
Bisogna mettere in campo qualche soluzione fantasiosa se vogliamo evitare che l’Urbe diventi la Res Publica degli AirBnB, dei posti fissi e dei palazzinari: se non si inverte davvero la rotta, Roma rimarrà il luogo intrigante e faccendiero che è ancora oggi e non basteranno tutti i miliardi del mondo per renderla il cuore pulsante del Paese.