Ugo Borghetti

Ugo Borghetti
È mezzogiorno e se semo bevuti tutto er Todis

Ugo Borghetti: un fottuto ubriacone bastardo (che ha anche dei difetti)

La Gamblizzarda è un locale unto, spesso infido, tuttavia pieno di vecchie conoscenze che di tanto in tanto ci capita di rincontrare nei rari momenti terrestri della nostra ciurma. Tra questi c’è Ugo Borghetti, un vero bucaniere urbano dall’aspetto da barbone con molte storie da raccontare, una penna che non ha paura di risultare sgarbata ed un soprannome che è tutto un programma.

C’ho sto mezzo progettino rap.

Una frase che ormai avrà detto chiunque si sarà messo a reccare due barre su una base gratuita su YouTube durante una serata sbandata con gli amici. Ecco, le origini dell’Ugo Borghetti rapper si perdono nei meandri del canale YouTube “Guasconi Channel” che raccoglie piccole perle dimenticate forse anche dai loro stessi autori risalenti agli anni 2014/2015, quando ancora non era arrivata la Dark Polo Gang a portare alla luce la scena romana. Spulciando tra i video del canale (nella maggior parte dei casi delle semplici grafiche col titolo della canzone) possiamo riconoscere alcuni individui che probabilmente poi non hanno avuto alcuna carriera nel mondo della musica, un giovanissimo Side e i vari nomi della Lovegang/126 che si sarebbero poi fatti conoscere negli anni successivi, tra cui il nostro Ugo. Album mai finiti, tracce registrate per gioco, era l’embrione di una crew oggi conosciuta in tutta Italia. C’era chi si capiva che ci credeva che un giorno avrebbe potuto fare qualcosa. Ugo Borghetti non era tra questi. Si dice che sia stato il suo compare Franco126 a spingerlo a partecipare, quando ancora il nostro Ugo ancora si divertiva principalmente a fare i graffiti e a bere come un addannato, ed è divertente, oltre che abbastanza realistico immaginare una sceneggiatura in cui quello intelligente ma malinconico della comitiva sia andato a scovare il talento in quello più strano, il tipico pischello che si trova in ogni piazza di Roma che non va a scuola,  non si sa bene da dove venga, parla poco ed in maniera rude ma si fa benvolere da tutti.

Tuttavia il talento stenta a decollare. Sentitevi le prime tracce: Ugo prova a rappare in maniera tradizionale come tutti i suoi compari, ma è davvero scarso. Nel sangue c’ha tante sostanze, legali o meno, ma di sicuro non il ritmo, per cui finisce spesso a fare la parte dell’amico buffo. Vedasi la chicca “Tarallucci e vino” con Asp e Franco per averne un esempio paradigmatico. Insomma, sì, uno che un paio di tracce te le ascolti pure dai, ma niente di più.

Nuovo Chicoria/poeta di Roma

Da ormai tre o quattro anni non è raro trovare commenti sotto ai video pubblicati su “SOLDY MUSIC” che si riferiscono ad Ugo Borghetti in questo modo. Come è stato possibile passare in così poco da mediocri freestyle da cameretta a portatore di tali titoli onorifici? Per Ugo la risposta è stata semplice: tentare di allontanarsi progressivamente sempre di più da ciò che comunemente chiamiamo musica. Qui il talento di scrittura scovato da Franco inizia ad emergere, non limitato da rime e metrica, ma grezzo e libero di esprimersi nella maniera più disagiata possibile.

Ugo poeta

Un talento che inizia a mettersi in mostra dapprima in alcune tracce che vedono Carl Brave alla produzione, che fornisce al nostro una serie di basi belle aesthetic nel quale Ugo si destreggia degnamente con liriche tristi, riferimenti continui ad una lei andata via ed un autotune che dà un effetto straniante ma che ancora non lo sgancia totalmente da una parvenza di musicalità. Esemplificativa di questo periodo è la struggente “20 euro” in collaborazione con Asp.

Poi a un certo punto arriva il 2018. Ugo Borghetti scoppia e inizia a bramare disumani livelli di violenza. Tra giugno ’18 e marzo ’19 escono Spigoli, Spade, Ansia (con un Massimo Pericolo che ancora non aveva fatto il botto) e Sad, praticamente degli sfoghi fatti sotto gli effetti dell’alcol al proprio migliore amico durante il proprio giorno peggiore. Su una serie di basi truci, quasi inquietanti a tratti, Ugo dà il meglio di sé, unendo immagini ed atmosfere che fanno eco al decadentismo più cupo, spogliandole però di tutti quei contorti orpelli allegorici lasciando così campo libero ad un linguaggio più che mai crudo che dice:

pane al pane, vino al vino e rocce fumate dentro a un garage co’ du’ cilene alle rocce fumate dentro a un garage co’ du’ cilene.

Per fortuna che questa rabbia la sfoga in larga parte nei singoli, perché quando esce il primo album “Senza ghiaccio” insieme al fedele compare Asp126 ci sono un po’ sia la speranza che il timore che possa uscire fuori un disco di sole tracce-sfogo. E invece Ugo si affina un po’ e caccia fuori un album bello e bilanciato. La giusta dose di violenza rimane, ma che talvolta si trasforma in malinconia o addirittura in saggia autoironia, creando il giusto mix che definisce il borghettismo di epoca classica. Un plauso qui deve andare chiaramente anche ad Asp, questa specie di alieno umanoide autistico e basato che con i suoi ritornelli dal sapore un po’ misterioso e un po’ canzonatorio che si accompagnano ottimamente alle ruvide strofe di Ugo.

Al giorno d’oggi esse sinceri pare reato.

Questa frase è tratta dalla title track del nuovo album del Borghetti, “Primo soccorso”. In questa ultima fatica Bebbo è cambiato, si è ripulito dentro e si è sporcato fuori, ha l’aria di un barbone dal sorriso triste che la sa lunga perché il peggio è passato. Il suo flow è ormai pura narrazione, nelle liriche cerca più spesso la frase moraleggiante e meno il lurido sprazzo di vita quotidiana, le basi sono prevalentemente acustiche. A molti questa nuova edizione del Borghetti non ha fatto impazzire. Ci può stare. Ma mantiene una sua identità; non è cambiato artisticamente perché un’indagine di mercato gli ha detto di farlo, è cambiato perché gli è successo, come succede a tutti.

Per questo gli va lasciato il titolo di più real della scena. Perché oggi c’è tanta gente tra chi se lo ascolta che fa parte di quella subcultura lib-left romana neo-sanlorenzina secondo cui chiamando sex worker una mignotta la storia è diversa, eppure Ugo continua a dire mignotta; perché è ormai stimato da tanti colleghi che cantano di “sippare lean” per vendere il prodotto trap, mentre lui non ha paura di dire che si fumava la bottiglia chiuso in bagno; perché mentre tutti fanno a gara a chi un tempo era più povero e ora più ricco, lui non si nasconde e lo dice che era un ragazzino del centro che si è rovinato, e oggi spererebbe di guadagnare qualcosa di più con la sua attività.

Ugo è ancora oggi un inguaribile nostalgico, un cantore dello schifo, un ragazzo schietto. Non era facile diventare un simbolo per una generazione come la nostra che raramente sa guardarsi indietro e che è solita nascondere la merda da cui è circondata dietro a parole educate.

Io sono sicuro che può darci ancora tanto, d’altronde i tavoli della Gamblizzarda sono ottimi per buttare giù un paio di versi.

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