Intervista con Umarell - Guardando il cantiere interiore

Intervista con Umarell - Guardando il cantiere interiore
Lettura boomer
Tra Bologna e il Veneto si aggirano pericolosi UFO...

L’ombra del Mi Ami Festival si avvicina, e noi pirati sorvoliamo i territori del Music Business con la navicella Blast. Come sempre, non dobbiamo dare alcun riferimento, agiamo in incognito. Nessun appuntamento in luoghi fisici, niente Bar Doria. Sarà un’intervista itinerante, tra Bologna e le lande coneglianesi del prosecco.
Oggi Bardo, F!x!t e Ranpo intervistano gli Umarell (Martin + Gumo).

Bardo: Se il nome del progetto non mente, qual è il vostro cantiere preferito?

Martin: Io ti posso dire qual è cantiere più terrificante, ovvero il tram di Bologna.

Ormai a Bologna non puoi andare da nessuna parte perché c’è sto cazzo di tram che taglia tutta la città, tutte le strade sono state scoperchiate.

È il cantiere più unescapable.

Gumo: Io direi la vecchia casa di mia nonna. Lì c’è il garage in cui io ho dato inizio a tutte le mie cose, alle idee. è lì che ho iniziato a esibirmi con il pubblico immaginario con gli strumenti di cartone. Metaforicamente è quello il mio cantiere preferito. Odio i cantieri fisici, i motopicchi per me sono il male, mi agitano.

La laboriosità umana è qualcosa che mi mette in agitazione a livello spirituale.

Più che la laboriosità forse è l’edilizia che mi mette ansia, vedere la gente che batte con i martelli.

Ranpo: Rimanendo sull’argomento, qual è l’opera pubblica che vorreste vedere realizzata?

Martin: Il tram a Bologna brrroo.

Ranpo: E cosa pensate invece del più grande cantiere per antonomasia, ovvero il ponte sullo stretto?

Martin: Ahhh, tocchi un tasto dolente. Una parte della mia famiglia è calabrese. Mia zia di secondo grado è una delle più grandi hater del ponte sullo stretto, passa tutto il giorno su facebook a parlarne.

La sua tesi nella sostanza è che quando sono in ballo questi grandi progetti pubblici il pericolo di ingerenza mafiosa è dietro l’angolo.

In generale, mia zia è proprio una hater rispetto a tutte le infrastrutture pubbliche calabresi.

Nel mentre Martin, come da procedura, esce di casa, incontra Giovanni Vittori, suo contatto nonché autore dei cori dell’ultimo disco di Umarell (1000%). Salgono in macchina e cominciano a vagare per le vie bolognesi, facendo ovviamente attenzione a non incrociare il ferocissimo tram.

Non bisogna dare riferimenti.

Al che interviene Gumo.

Gumo:

Hanno rifatto la sala prove a Conegliano raga, spero sia un nuovo inizio.

Magari i ragazzini ricominciano a suonare.

Conegliano non è solo D.O.C.G.

Ranpo: L’umarell è una figura tipicamente anziana, che legame avete con i vostri nonni?

Martin: Guarda, in bolognese “umarell” ha una connotazione negativa, perché significa gruppo di anziani che rompono i coglioni. Infatti i bolognesi doc mi chiedono:

perché vuoi un nome così di merda?

Comunque, nel disco c’è un pezzo che si chiama Bouquet dedicato a mia nonna, venuta a mancare appena prima della volta che abbiamo suonato al Poplar, il primo concerto che io e Gumo abbiamo fatto insieme. È stato uno dei momenti più intensi della mia vita, un nuovo inizio. Ho voluto un sacco di bene a mia nonna, era una persona fuori di testa.

Gumo: Mia nonna paterna è stata una seconda madre per me. Era un genio, se avrò mai una figlia vorrò darle il suo nome.

La voce di Gumo inizia a farsi distorta, probabilmente lo stanno tracciando. Si allontana, prende la macchina e inizia a girovagare per le strade di Conegliano.

Non bisogna dare riferimenti.

Ranpo: Come vi siete conosciuti?

Gumo: Online.

Martin: Grazie al lavoro di Dio e dell’algoritmo. È stato amore a prima vista. Io ho una persona che suona così in Italia non l’ho mai vista, mi sono innamorato subito.

Dalla prima prova fatta assieme a Bologna, io avevo visto il mio futuro.

Bardo: A proposito di Bouquet, nella canzone dici mi sa che tornerò in chiesa, ho bisogno di parlare con Gesù Cristo per chiedergli spiegazioni/direzioni. Qual è il vostro rapporto con Dio e secondo voi Dio dove abita?

Martin: Fra, passo la palla a Gumo.

Gumo: Pesissimo raga. Il mio rapporto con Dio è molto altalenante. Sono il primo a scaricare le colpe su qualcosa di più grande quando sono io a non funzionare troppo bene, ma sono anche il primo a rendermi conto che ci sono delle cose più importanti di noi.

Credo che esistano delle responsabilità in questa vita che sono più grandi di noi.

Banalmente fare musica e suonarla davanti agli altri per me è un’esperienza a volte soprannaturale. Inoltre, hai una responsabilità perché influenzi altre persone. Non sono mai stato troppo credente, anche se ero chierichetto da ragazzino, ma poi mi sono allontanato da quell’ambiente perché avevo avuto un’esperienza strana con un parroco, ma forse non avrei dovuto generalizzare. Sono comunque una persona spirituale. Credo nei segni, da come è girata la tazza con cui faccio colazione la mattina mi immagino come andrà la giornata.

Martin: Dio è in tutte le cose. Mi sveglio, vivo, dormo, è in tutte le cose. Non sono una persona troppo religiosa, ma sono comunque estremamente spirituale.

Dove vive Dio? Abita in tutti noi.

Oggi mi sto riavvicinando alla Chiesa perché penso che bisogna credere in qualcosa che ti ci dia speranza. Per quanto il cristianesimo in alcuni casi sia declinato male, ha degli insegnamenti belli e positivi.

Ranpo: Faccio una domanda più memosa. Martin, a un certo punto in 1000% citi mille lire, ma si stava meglio quando c’era la lira?

Martin: Guarda, a quei tempi non ero neanche lontanamente concepito. Forse Gumo sa risponderci che è del ‘97.

Gumo: Io mi ricordo soltanto la difficoltà di ragionare a multipli di mille.

Quando andavo al Famila (supermercato molto diffuso in veneto ndr) con mia nonna vedevo i giocattoli in lire che costavano 10mila, 15mila, e così via. Secondo me ragionare con quei multipli non è il massimo. Forse il mercato è più gestibile ora che si ragiona a 5/6 cifre.

Ma mi ricordo ben poco, perché ero piccolo.

Parte un dibattito economico-finanziario contro Davos.

Bardo: Martin, nel disco si sentono molti campionamenti della tua voce da bambino. Per esempio in COCCOLINE tu dici il mondo ci vuole più forti, le nostre madri più dolci. Che influenza hanno le madri italiane sui propri figli?

Martin: Mi stai chiedendo se mi piacciono le madri italiane?

Bardo: Anche.

Martin: Allora, io sono contento di avere una madre psicologa altoatesina che di italiano non ha molto. Mi ha aiutato a risolvere diversi problemi e a decostruire la forma maschio a cui noi sottostiamo. Dire madri italiane però è molto ampio.

Ci sono mamme belle, brutte, cattive. Di sicuro, tutte le madri dei miei amici bolognesi sono delle grandi. Le madri calabresi che ho conosciuto erano invece belle incazzose, però sono tutti stereotipi.

Le madri italiane sono italiane.

Gumo: Viva tutte le madri! Poi raga ricordiamoci che tutti i genitori quando fanno qualcosa per i loro figli lo fanno quasi sempre perché credono di fare loro del bene.

Mettere al mondo qualcuno è una grande responsabilità.

Ranpo: Faccio un’altra domanda memetica. A proposito della decostruzione del genere maschile, cosa ne pensate della red pill e delle altre teorie affini?

Martin: Ho sempre odiato Andrew Tate e quella gente di merda. Se un maschio prova a spiegare come essere maschio a un’altra persona è proprio uno SFIGATO.

È gente che lucra sull’insicurezza di certe persone. Capita a tutti di essere palati, ma alcune persone più deboli si fidano di questi che dicono: TU SEI STATO PALATO DA UNA RAGAZZA PERCHÈ NON SEI ABBASTANZA UOMO, SEGUI I MIEI CORSI…

Io voglio vivere la mia mascolinità come mi pare, e su questo mia mamma mi è stata di grande aiuto per crescere con una visione critica verso certi comportamenti maschili.

Ranpo: Martin, in Carro Armato dici di sentirti un oggetto, un carrarmato. Questo elemento di violenza è innato o è imposto dal clima sociale contemporaneo?

Martin: Carro Armato è un pezzo che parla di violenza interiore, o meglio, frustrazione. Quando immagazzini così tanta frustrazione capita che ti crei una fortezza, come un carrarmato. Io penso che l’uomo non nasca violento, anche se è più normalizzato che il genere maschile sia associato a un immaginario più animalesco.

Per quanto riguarda il clima contemporaneo, le guerre ci sono sempre state, anche se oggi sembra stiamo vivendo una parodia dei Simpson. Il carro armato riguarda però un aspetto interiore, tutto 1000% parla della mia interiorità, poi ovviamente io sono figlio del mio contesto. Se vogliamo parlare della mia visione politica non ho problemi a dirti invece che Israele per me è uno stato omicida.

Bardo: Per quanto invece riguarda la produzione del disco, ho notato che in 1000% i brani suonano più nitidi mantenendo comunque la cifra Umarell. Sei tu Martin che ti occupi di tutta la produzione? Che consigli daresti sulla produzione musicale?

Martin: Il progetto Umarell è sempre stato il parco giochi delle mie idee. A questo disco però hanno collaborato più persone, come il mio fratello Giovanni Vittori.

Anche Gumo ha ha fatto tante cose in questo disco, per non parlare di Carlo Corbellini dei Post Nebbia, Martina Zuppiroli dei Tigers. Di sicuro rispetto ai miei album precedenti c’è molta più consapevolezza.

Al che perdiamo il segnale.

Provano nuovamente a tracciarci.

Martin: Più vado avanti più imparo cose nuove su Logic, sono maggiormente in grado di creare un suono come lo voglio nella mia testa. In 1000% mi sono impegnato a scrivere delle vere e proprie canzoni.

Il mio consiglio è ascoltare tanta musica, bella e brutta. Io e Gumo abbiamo una playlist che si chiama merdlist.

Ranpo: Mandateci il link.

Martin: No, per sentire merdlist bisogna firmare un NDA. Merdlist serve per affinare i gusti di chi l’ascolta, nelle mani sbagliate ha l’effetto degli

horcrux di Voldemort, o dell’anello di Sauron. Gumo tu la vedi merdlist per il pubblico?

Gumo: Secondo me potrebbe raggruppare delle persone, creare un momento di condivisione.

F!x!t: Ma cos’è il Rusco Music Festival?

Martin: Grazie per avermi fatto questa domanda. Rusco è il passato, il futuro e il presente.

È il festival che a Bologna mancava. Il 5 luglio vi aspettiamo!

Martin poi ci spiega che il rusco in bolognese è la monnezza, la spazzatura. Il Rusco Festival è la rassegna underground che a Bologna mancava.

Bardo: Sempre rimanendo sul settore musicale, avete notato che moltissimi artisti hanno paura di dire quello che pensano? Sembra che una volta inseriti nel Music Business nessuno si esponga per paura di calpestare i piedi a qualcun altro.

Martin: L’Italia è un paese piccolo e tutto ciò che dici ti ritorna contro. Io comunque non sono uno che si tira indietro. Con la piattaforma Umarell mi piace commentare il fenomeno, piuttosto che la persona in sé. È un problema di sistema, anche se “sistema” è un parolone.

Però sappiamo che ci sono dei mali che affliggono il sistema musicale da tempo. Poi non voglio mandare avanti la pappardella che il mondo musicale è un mondo difficile, cattivo, si può essere anche più forti di così.

C’è gente che soccombe ancora a queste narrative. Chiaro che vivere di musica è difficilissimo, ma è importante farsi le spalle grosse. Io sono contento che con il progetto Umarell abbiamo potuto fare fino a oggi cose da indipendenti senza dover scendere a compromessi. Cadere a fagiuolo in Dischi Sotterranei è servito, perché è gente a cui interessano i numeri veri, non quelli dei social o delle playlist, ma quanta gente viene a vederti ai tuoi concerti, quanti dischi vendi, eccetera. Io e Gumo ci stiamo vivendo le nostre cose, senza la pressione di doverci mostrare, chi ci segue ci segue. Non siamo in cerca di gratificazione istantanea. Fanculo i contest e tutte ste stronzate. Il Mi Ami è un bel contesto perché ci suonano tante persone che ammiriamo o che conosciamo.

Ho scritto a Carlo Pastore per fargli i complimenti per la line-up perché ci sono diversi nostri amici quest’anno al festival, come Lamakkina, Maximillian, Faccianuvola.

Sarà come vedere gli amici del campeggio scout.

Bardo: Dissacrante è a suo modo una critica a questo moderatismo, no?

Martin: Dissacrante è stata percepita come una critica al giornalismo in generale, ma non lo è. Critica piuttosto la paura di esporsi, quel giornalismo un po’ centrista.

Se poi già noi artisti siamo fuori di testa, perché dobbiamo ascoltare una recensione del cazzo fatta sul nostro disco.

Poi siamo grati di riviste come la vostra che dedicano anche un briciolo del proprio tempo per intervistarci.

Gumo: Noi facciamo la nostra gara senza guardare troppo gli altri. Siamo tutti sulla stessa barca, ognuno cerca di prendersi la sua fetta di pubblico. Ma le cose cambiano di continuo, vedremo.

Al che Martin che si è nel mentre fermato a un distributore, ci illustra il prezzo della benzina.

Martin: Oggi è a 1.86.

L’intervista a(gli) Umarell si conclude qui, davanti ad un benzinaio a fare il pieno prima di partire.

Non resta che andare sottopalco venerdì 22 maggio al Mi Ami Festival.

1
In arrivo una limitazione della libertà online?
2
LE FATE E GLI GNOMI ESISTONO VERAMENTE!
3
POLYMARKET NESSUN PASSO INDIETRO!
4
Intervista con Umarell - Guardando il cantiere interiore

Gruppo MAGOG

LA TERRONATA DI DE LUCA
Psicopolitica

LA TERRONATA DI DE LUCA

De Luca arriva a Roma, fa la sua terronata, esce, non se ne saprà più nulla. Ma forse vuole la secessione, come Bossi.
2 anni
ARTOLDO: BLAST INTERVISTA (TERZA PARTE)
Monografie

ARTOLDO: BLAST INTERVISTA (TERZA PARTE)

NFT, mostre, arte, cultura, robe sataniche. Solo in questa seconda parte della intervista a Artoldo !
3 anni
Io AMO lo stato d'Israele
Psicopolitica

Io AMO lo stato d'Israele

Ora capirete perché...
3 settimane
White People Rape Dogs
Gurogog

White People Rape Dogs

Il nuovo libro della Einaudi, White People Rape Dogs, sembra aver gettato stupore, ma è veramente così?
2 anni
La grande rivoluzione scolastica di Susanna Tamaro
Mattualità

La grande rivoluzione scolastica di Susanna Tamaro

Finalmente dal Salone Internazionale del libro di Torino si è alzata un po’ di polvere che non abbia a che fare con i casi politici ma con l’oggetto dell’evento: il libro.
3 anni