In questo periodo storico, in alcuni settori dell’estrema destra già tecno-ottimisti, si nota un evidente coordinamento e accelerazione nel puntare su temi "prometeisti" legati ad un nuovo “tribalismo”.
Questo articolo, pur con i suoi limiti e il rispetto per alcuni canali estremamente meritori hanno prestato voce e faccia a queste idee, canali, vuole sollevare alcuni dubbi a riguardo.
Quello che non salta subito all’occhio è che il tribalismo si relaziona con l’analisi disarmante, condivisibile o meno, che decenni orsono ha fatto Mcluhan.
L’autore nordamericano afferma, e lo fa già negli anni 60, che il tribalismo sarebbe stato la deriva inevitabile del media elettrico. Se la stampa aveva in passato creato l’uomo occidentale, lineare, specializzato, consequenziale, “moderno”, l’elettricità, man mano, unendoci ad un unico sistema nervoso centrale, avrebbe immediatizzato e re-tribalizzato la società. L’uomo vede quindi un cambiamento: non più esplosivo e rivolto all’esterno, diventa implosivo e rivolto al proprio interno, al gruppo, ai suoi consimili. Per esempio, anche se può appariresuperficiale, possiamo pensare a come vivono la polis i cittadini statunitensi, dove è quasi impossibile vedere coppie con idee politiche difformi. La tecnica, l’elettricità, lo smartphone e la rete, hanno in effetti reso inevitabile tutto ciò.
É un caso che il centro del sistema, il luogo da cui si diramano le idee comuni diffuse dai media e dalla cultura, sia lo stesso che conduce inevitabilmente a un nuovo tribalismo? Non sembra una scelta politica auspicabile, bensì l’ineluttabile destino del sistema elettrico al quale ci si accoda.
Non a caso i maggiori esponenti di questo neo-tribalismo risiedono nell’area anglofona, da sempre l’avanguardia della modernità. E di certo, ci scommetteremmo, gli esponenti europei di questa postura, scaltri e profondi abbastanza per non essere allucinati dal tribalismo da intelligenza artificiale, vogliono sfruttare lo Zeitgeist elettrico per piantare qualche bandierina e qualche dubbio all’interno della coscienza europea. Spostando, però, l’attenzione sull’etnia e meno sulla tribù "politica".
Ma è possibile credere ancora una volta che si possa cavalcare la tigre?
Non buttare il bambino con l’acqua sporca? È possibile guidare la bomba saltandogli in groppa, o ci si trasforma in un meme globalista e capitalista come il Dottor Stranamore?
Abbiamo visto lo stesso identico destino con il femminismo, questa volta all’estrema sinistra. Questa posizione per decenni ha fatto finta (in buona fede) di combattere il sistema, indicando di voler far diventare mainstream alcune idee: ma oggi appare palese, non c’è bisogno di leggersi Evola o lo stesso Mcluhan, che quelle idee non erano una battaglia di avanguardia, erano l’inevitabile destino del sistema elettrico e capitalista.
È cambiata la condizione delle donne? Ne è cambiata soprattutto la posizione, essendo oggi quella a quattro zampe della influencer. Alcune cose sono cambiate e in peggio, per uomini e donne, perché mentre montava l’idea elettrica dell’iperfemminismo, tutto il resto della comunità si è disgregata, una grande sconfitta per tutti.
Si potrebbero citare anche i più
trinariciuti marxisti, quelli straconvinti nel crollo del capitalismo che si sarebbe trasformato in altro e che volevano surfare questa crisi, come scritto sul manifesto di Marx: “in questa fase i proletari non combattono i loro nemici, ma i nemici dei loro nemici.” L’avventura è finita invece con il capitalismo che ha trasformato loro, e adesso si trovano in unaTemptation Island globalea stelle e strisce a guardare il proprio partner fornicare con uno schermo.
Non stupisca che un campione dell’archeofuturismo, Faye, ha visto anch’esso il crollo imminente del sistema da sfruttare per una ricostruzione nazional europea (ci si perdoni la semplificazioni delle idee di Faye).
Ricordiamo ancora quando Amazon, pieno di bandierine arcobaleno LGBTQ, evidenziava un disclaimer in cui invitava i militari americani a inviare il curriculum, perché l’azienda stimava e necessitava patrioti militaristi (USA). In tutto questo c’è qualcosa di evidente.
Alcune opinioni generate dal centro del sistema elettrico necessitano, per divenire successo, l’essere indossate a mo’ di trasgressione e ribellione da alcuni estremisti…
…che, in questi loro momenti fatidici e peggiori, non si rendono conto di essere i portatori sani del conformismo e del pensiero dominante. E per estremisti, sia quindi chiaro, si intendono tutti, indiscriminatamente: in alcuni ambienti si è molto più vicini fra estremisti di destra e sinistra, che non fra questi e il centro del sistema.
Sarebbe interessante indagare e studiare il motivo per cui al potere è così necessario, per un periodo limitato, avere come portabandiera qualche "impresentabile" (per il potere stesso). Non è per spaventare, è perché la trasgressione va indossata e rivendicata, prima di diventare un comune sentire. Le bombe degli anni ’70 non spaventavano nessuno, ma scaldavano la società per prepararla alla violenza e all’anarchia della distopia capitalista, con le strade percorse da mande di maranza assetate di sangue e dollari.
Probabilmente, abbiamo già detto, gli ambienti più scaltri hanno capito ciò e vorrebbero sfruttare lo spirito dei tempi. Questo forse non è possibile, sarebbe più utile capire come non essere utilizzati come paziente zero di qualche nuova pandemia culturale.
Abbiamo citato Faye, autore dell’archeofuturismo, una delle fondamenta sulle quali può sorgere il neo-tribalismo visto da “destra”, e vogliamo riflettere su un paio di cose. Chi scrive ha un vero e proprio culto per Jean Thiriart, il campione della geopolitica dell’Europa. Leggendo Thiriart ci si rende conto che il culto della tecnologia non è propriamente una particolarità dei tecno-ottimisti odierni. Thiriart disprezza tutto ciò che non sia avvenire tecnologico. Quindi quale sarebbe la particolarità degli odierni prometeici? Quale è il valore aggiunto di questa posizione?
La compatibilità geopolitica con la visione occidentalista di Washington.
L’idea, per assurdo in comune agli autori del manifesto di Ventotene, che l’Europa possa sorgere solo “contro” Usa e Russia (per gli uni in termini razziali per gli altri in termini politici, ma è la stessa idea elettrica). Mentre un Thiriart è graniticamente chiuso al liberalismo yankee.
Ma di nuovo, si può pensare di usare i burattinai che invece ci vogliono muovere? Se si scambia il neo-tribalismo anglofono per una idea sovrana si sta prendendo una cantonata, e se si vuole sfruttare l’hype del sistema si rischia molto di essere giocati.
D’altronde, visto che parliamo di etnia, non sono le donne bianche e occidentali ad essere oggi il gruppo più ferocemente antieuropeo?
Quando Peter Thiel, una delle CPU del sistema, viene a parlarci di Anticristo, ci rendiamo conto che per lui il Katechon sono letteralmente gli Stati Uniti d'America? E che dire delle altre CPU, Curtis Yarvin, Balaji Srinivasan, Praxis: dietro molti dei megafoni del tecno-ottimismo c’è semplicemente l’elettricità di questi circuiti tutti interni al capitalismo occidentalizzato. Il tribalismo che oggi ci presentano gli anglofoni è tutto interno alle nuove tecnologie, dove il monopolio economico e culturale è asfissiante.
C’è troppa coerenza per non vedere come dietro alcune posture si celi lo spirito dei tempi. Siamo convinti che i migliori europei stiano cercando instancabilmente e in buona fede una strada per il futuro dell'Europa. Ma siamo anche certi che non c’è nessun futuro dell’Europa che possa scaturire dagli Stati Uniti d’America e dalle sue schede elettroniche cerebrali.
Britney National Party