Studio Murena – I ladri del jazz

Studio Murena – I ladri del jazz
Lettura boomer
Intervistiamo Studio Murena, veri pirati del jazz tra metropoli di cemento e immaginari onirici

Usciamo con la nostra navicella dal pianeta liminale dei Sanlevigo, per dirigerci di nuovo verso Milano, ma senza Ranpo, che si ferma a Napoli per risolvere QUESTIONI DI MASSIMA SEGRETEZZA delle quali non ci è dato sapere. Siamo io (Bardo di Piave) e F!X!T, armata di fotocamera.

Torniamo a casa, torniamo al Bar Doria, la tana Blast.

I nostri bersagli oggi sono gli Studio Murena, rappresentati da Lorenzo (cantante), Maurizio
(bassista) e Marco (batterista).

Ci chiedono subito se il Bomba Fragola esiste davvero o se è soltanto una leggenda metropolitana.
Noi rispondiamo di ordinarlo per credere.

Iniziamo l’intervista agli Studio Murena.

Bardo:Aprendo la pagina Spotify di Studio Murena, un dettaglio ha attirato subito la nostra attenzione, ovvero la vostra bio. C’è scritto JAZZCORE 3025, seguito da una bandiera dei pirati.
Ecco, noi di Blast ci definiamo tecnopirati, voi vi definireste pirati del jazz? Tra l’altro nel vostro brano si intitola Long John Silver, che è un personaggio piratesco.

Lorenzo: C’è esattamente questo gioco. Abbiamo coniato questa cosa del jazzcore perché ci siamo accorti che la nostra musica viene categorizzata, ma secondo noi non è categorizzabile. Non ci sentiamo rappresentati dalle etichette che ci affibbiano. Noi abbiamo un’attitudine alla scrittura jazz, quindi improvvisativa. Abbiamo un approccio corale e orizzontale.

Nel mentre il titolarissimo cameriere del Doria sistema accuratamente le salviette sul tavolo, una ad una e con calma glaciale, di chi fa quel mestiere da una vita.

Lorenzo: Rimane l’aspetto core/hardcore di chi fa una musica di un certo tipo in Italia, dove è molto più complesso trovare un pubblico che abbia una certa educazione a livello di ascolto. Eh boh raga, avrei altre cose da dire ma mi sono perso.

Bardo: Ma quindi vi sentite i pirati del jazz?

Lorenzo: Sì, la citazione è alle Avventure di John Long Silver, di Larson, autore svedese preso malissimo e morto suicida.

Arrivano i Bomba Fragola, per Lorenzo uno alcolico forte, per Maurizio e Marco quelli analcolici.

Lorenzo: Long John Silver è un pirata stra-infame, un antieroe.

Maurizio: Secondo me il concetto di pirateria è interessante, sia dal punto di vista dell’underground perché ci muoviamo tra gli anfratti dei vari generi, ma anche per il fatto che siamo un po’ ladri, rubiamo idee dagli altri facendole però nostre. Ognuno di noi arriva da background differenti, e mettendoli insieme nasce il sound degli Studio Murena.

Marco: Long John Silver è anche un pezzo infame da suonare, è tutto storto. Per i nerd musicali è un pezzo polimetrico, perché ci sono tempi irregolari dentro. Siamo pirati anche perché vogliamo navigare in acque pericolose, e sta qui la chiave jazz. Non pensiamo a quanto sia difficile da suonare un brano, seguiamo il flusso dall’inizio alla fine, ed è questa la cosa bella.

Bardo: Ma cos’è Studio Murena? È una tana? Un rifugio? Un luogo segreto? O è il nascondiglio
della Murena
?

Lorenzo: Noi scriviamo e suoniamo la nostra musica in un anfratto, ci troviamo in una cantina a San Donato. Mio fratello ci ha messo una batteria circa 11 anni fa, e da lì hanno iniziato a passare musicisti. Quando ci siamo conosciuti non avevamo grandi mezzi economici, perciò abbiamo scelto la cantina.

Maurizio: E tutt’ora…

Parte la risata.

Lorenzo: Lo Studio Murena è una tana in un anfratto urbano. È un posto che devi cercare, ma all’interno di questo rifugio ci sono un sacco di colori, è cangiante, come una murena.

Bardo: Sapevate che una delle roccaforti dei Gormiti (quelli di tipo acqua ndr) è proprio la Tana della Murena? Volevamo perciò chiedervi qual è il vostro gormita preferito, ma in particolare come l’infanzia, il gioco, influenzi i gusti artistici di una persona quando diventa adulta?

Maurizio: Forse per i Gormiti siamo un filo troppo grandi.

Lorenzo: Pensavo si dicesse Gormito.

Maurizio: Io andavo in contro tendenza rispetto ai miei amici perché guardavo le W.i.t.c.h.

F!X!T si gasa.

Maurizio: A quei tempi il patriarcato si faceva sentire, tutti guardavano Dragon Ball. Ok, Dragon Ball è bello, ma anche le W.i.t.c.h. Flora è la mia preferita.

Per sbaglio confonde le W.i.t.c.h con le Winx.
Partono i buu.

Lorenzo: Ma a cosa giocavi?

Maurizio: Ero figlio unico e perciò ero molto fantasioso. Mi facevo tutti i vestiti, avevo le spade, combattevo i personaggi immaginari.

Marco: Io avevo tanti giocattoli ma li smontavo, perché mi piaceva capire cosa c’era dentro. Volevo fare anche il chirurgo, poi ho visto Real Time e ho cambiato idea. Ovviamente giocavo tanto ai Lego, mi piaceva tantissimo costruire, mi piacevano gli incastri.

Bardo: Incastri che porti anche nella batteria, giusto?

Marco: Beh, sì. Però suonare la batteria è un tutto un gioco di incastri mentali.

Lorenzo: Io in realtà giocavo un botto a calcio. Il mio giocattolo preferito era il pallone. Gioco comunque più adesso che ho sviluppato una ludopatia per gli scacchi.

Bardo: Ti guardi anche i video?

Lorenzo: Di brutto.

Bardo: Consiglia un canale youtube per chi legge Blast.

Lorenzo: Agadmator, è un tipo croato che commenta le partite.

Bardo: Passiamo alla musica. Avete fatto un percorso musicale o avete studiato altro?

Lorenzo: Io ho studiato altro, ovvero scienze dell’educazione in Bicocca. (Lorenzo tiene anche corsi di scrittura creativa nelle carceri.)Comunque ho sempre fatto il rapper nei centri sociali come al Leoncavallo, al Cantiere, a Zam. Poi andavo anche in un centro nella mia zona (San Donato) che si chiama Eterotopia e esiste da 30 anni.

Maurizio: Io fin da quanto sono piccolo ho avuto a che fare con la musica. I miei mi avevano messo già a 6/7 anni in una classe di tastiera, ma non seguivo tanto la maestra e mi mettevo a suonare i pezzi che mi piacevano. La maestra aveva detto a mia madre “Suo figlio è un mostro”, ma in senso buono. Poi mi hanno iscritto al conservatorio, ma l’ambito accademico mi è sempre stato abbastanza stretto, sono sempre stato un pessimo studente. Ho fatto pure il liceo musicale, uno dei primi. Poi ho scoperto la musica elettronica e ho trovato quella cosa che cercavo, ovvero la possibilità di esprimermi con la musica ma con meno regole e dettami possibili. Mi sono trasferito a Milano e mi sono iscritto al corso di musica elettronica, dove ho conosciuto Matteo e Amedeo, altri due membri degli Studio Murena.

Marco: Io ho avuto la fortuna di avere avuto due genitori che mi hanno supportato sempre nel mio percorso musicale. Ho iniziato con la chitarra, sono passato poi al basso, al pianoforte, e infine alla batteria. Sono arrivato alla batteria perché a scuola c’era bisogno di coprire un batterista per un saggio. Da lì mi sono innamorato dello strumento. Mi sono iscritto al conservatorio di musica classica a Lima, in Perù, poi ho continuato a Milano, dove ho conosciuto Matteo Castiglioni che mi ha proposto di entrare negli Studio Murena. L’ho conosciuto tra l’altro a uno spettacolo di opera lirica dove suonavo, quel tipo di opera dove ti vesti in smoking e in 3 ore suoni un colpo di triangolo. Ho poi fatto jazz e un master in produzione alla Berkeley.

Bardo: E ti è mai capitato di sbagliare a suonare il triangolo?

Marco: Certo. Devi battere un colpo in 80 battute e fino a quel momento sei in tensione totale. Una volta mi è capitato di sbagliare un colpo.

Ci spiegano poi che tutti gli altri membri hanno fatto dei percorsi musicali.

Bardo: Parliamo ora di una vostra canzone, Vienna. Lì dite “Siamo cresciuti nell’acciaio, cercavamo
un baricentro, un pianta che fiorisce in una scala di emergenza.”
Ci potete spiegare il significato?

Lorenzo: Quando l’ho scritta avevo questa immagine del bello che nasce dal cemento, ossia dai paesaggi in cui siamo immersi, che sono il più delle volte molto brutti. È raro vedere nella propria città degli scorci di bellezza non contaminati da noi. Spesso penso che l’uomo sporca quello che tocca, per quello che ho pensato alla scala d’emergenza e il fiore.

Bardo: In effetti la scala d’emergenza è brutta.

Lorenzo: Non è che sia brutta, è artificiale. Mi piaceva l’immagine di una pianta spontanea che nasce da qualcosa di artificioso, per scala di emergenza penso a quella classica delle scuole.

Bardo: Quella che si usava solo nelle esercitazioni di evacuazione.

F!X!T: E non solo!

Ecco che Lorenzo e F!X!T ricordano i bei tempi andati, quelli in cui ci si fumava le canne sulle scale
di emergenza dove germogliano i fiori.

Bardo: Secondo noi c’è una sorta di malinconia longobarda nei vostri pezzi. Vogliamo chiedervi
quanto il contesto geografico, il territorio che vi circonda hanno influenzato le vostre canzoni?

Lorenzo: L’importante è che non si usi la parola “padana”, tutto il resto va benissimo. Ognuno di noi proviene da posti differenti.

Maurizio: Io vengo da un paesino in collina vicino a Cuneo.

Marco: Io invece di Lima, quella del Perù, non Corso Buenos Aires (Milano). Sono nato in una città di 10 milioni di abitanti, dove tutto è molto denso, grigio.

Lorenzo: È la prima volta che ci fanno una domanda del genere, ma ha stra-senso. Alcuni tipi di suoni si sviluppano soltanto nelle città, nelle ambienti metropolitani. La metropoli genera cose. La noia della perifericità porta a creare cose.

Bardo: E tu Marco che sei nato a Lima, una vera metropoli, cosa pensi al riguardo?


Marco: A parte l’aspetto demografico, chi vive in una città grande ha tantissimi stimoli. Questo influenza anche il modo di suonare, il ritmo. Tutto era frenetico. Quando sono arrivato a Milano mi sono detto “questo sì che è un relax, sono ai Caraibi”.

Milano è la Santo Domingo d’Europa.

Marco: Poi mi sono trasferito a Valencia per un periodo, mi sono abituato a ritmi più lenti, e ora che sono di nuovo a Milano mi sembra di essere ritornato a Lima.

Maurizio: Ci tengo però a sottolineare che il disco (Notturno) è stato scritto sulle colline piemontesi. Ci è servito un ambiente tranquillo per metterci a scrivere.

Marco: Aggiungo che il bello delle città grandi è la commistione di culture diverse. Per esempio, a Lima il peruviano che è nato in città è diverso dal peruviano che viene dalla foresta. Vivere in una città grande ti insegna a costruire cose con persone che sono diverse da te. Negli Studio Murena siamo tutti diversi.È una cosa bella.

Bardo: Parliamo di Notturno visto che è stato citato. Lo definireste un concept-album? Esistono ancora i concept-album secondo voi?

Lorenzo: Io trovo mega stimolante che veniamo associati a determinate immagini quando semplicemente scriviamo quello che viviamo. Per quanto riguarda Notturno è stato tutto molto spontaneo, non abbiamo pensato a un concetto preciso prima di scriverlo.

Maurizio: È stato il nostro produttore, Tommaso Colliva, a dirci che in ogni brano stavamo parlando del mondo della notte, da lì è nato Notturno. Credo invece che un concept-album sia qualcosa di cercato, pensato prima.

Lorenzo: Nel nostro caso prima di incidere il disco avevamo una cosa come 28 demo (ora nel disco ci sono circa 15 brani). Spesso ti rendi conto a posteriori che le cose che scrivi hanno una sintonia tra di loro. In realtà non so se gli altri artisti lavorino a un concetto fin dall’inizio o ci arrivino come ci siamo arrivati noi. Noi ci siamo semplicemente raccontati dal 2023 a oggi.

Maurizio: Stavo pensando a un esempio. CHROMAKOPIA di Tyler, The Creator è un concept-album, perché lì c’è una narrazione che collega tutti i brani. Se penso a un concept-album storico penso a The Dark Side of the Moon. Forse oggi fare un concept-album è un po’ anacronistico.

Marco: Secondo me dipende dall’esigenza del singolo artista. Per esempio mentre venivo qui al Doria ascoltavo Hania Rani, una compositrice polacca che ha scritto un concept-album che si chiama Non-Fiction. Però in questo caso parliamo di musica classica contemporanea, dove ancora c’è lo spazio per farlo. Nel pop invece è diverso.

Lorenzo: Credo che nell’hip-hop ci sia ancora la tendenza a fare album che abbiano una narrazione, penso a Murubutu.

Bardo: Ma qual è stata la vostra urgenza nello scrivere Notturno. Cosa avete voluto raccontare?

Lorenzo: Abbiamo voluto raccontare la nostra vita e farla vedere. Penso che come sei singoli elementi abbiamo avuto il bisogno di far vedere il modo in cui noi viviamo ogni roba. Alcuni brani parlano di come viviamo una giornata, altri di come noi viviamo l’amore o il nostro modo di essere musicisti nel mondo. Negli album precedenti volevamo mostrare quello che sapevamo fare, qui abbiamo voluto raccontarci. Ci è capitato ci mettessero su certi piedistalli, alcuni ce li siamo presi, altri ce li siamo trovati senza volerli. Dentro questo progetto ci sono sei persone diverse che portano avanti delle vite. Io cerco di rappresentare tutti gli Studio Murena quando scrivo i testi. Ci serviva una testimonianza.

Maurizio: Ogni brano ha la sua piccola storia. Per esempio, nel primo brano c’è la voce di Francesca, la moglie di Matteo (il tastierista). Sono cose che probabilmente capiamo solo noi, ma sentivamo l’esigenza di farle uscire in questo disco.

Bardo: Crediamo che la vostra musica si presti bene alla cinematografia. C’è un regista per cui scrivereste la colonna sonora?

Maurizio: Lynch, ma non è più possibile. Ma anche Paul Thomas Anderson o Martin McDonagh. Ad esempio, Effetto Notte di Truffaut ritorna in Notturno, fingere un’atmosfera notturna anche in una giornata di sole. A parte questo, la nostra musica si ispira molto alle immagini.

Marco: Abbiamo comunque un approccio cinematografico. Non vogliamo buttare accordi a caso, ma vogliamo regalare emozioni.

Lorenzo: Ci gaserebbe un botto fare una colonna sonora di un film.

Bardo: A che cinema vi piace andare?

Maurizio: Se è un filmone vado all’Arcadia a Melzo. Altrimenti mi piace molto l’Anteo Palazzo del Cinema a Milano.

Lorenzo: A me piace il Beltrade, è una hit.

Bardo: Andiamo verso la fine. Aveto collaborato con jazzisti italiani di grande fama come Fabrizio
Bosso
(Nostalgia) e Paolo Fresu (Illusioni e Astrattismi). Se poteste collaborare con i grandi del
passato, con chi fareste un pezzo?

Marco: Miles Davis. Lui ha avuto un approccio molto ampio dal punto di vista del linguaggio, era molto versatile. Avere Miles Davis a San Donato a fare un intro con noi sarebbe un esperimento molto interessante.

Maurizio: Io avrei fatto una Tre porte di paura con Thelonious Monk.

Lorenzo: Io li ho appena guardati su Spotify, sono sincero ahah. Per alcune ispirazioni direi Chet Baker.

Bardo: Lui ha pure inciso un disco a Milano con il grande Franco Cerri.

Lorenzo: Ma anche Jaco Pastorius.

Maurizio: Nel caso mi tirerei volentieri indietro.

Bardo: Siamo giunti all’ultima domanda. Blast ha fatto una campagna contro il divieto di fumare
dell’amministrazione Sala.
Cosa pensate dei divieti?

Lorenzo: Sul tema di sigarette io non intendo fare alcun tipo pubblicità alla lobby del tabacco, bella lì. Sui divieti in generale, considerate che siamo una band che suona in giro per l’Italia tutto l’anno, perciò su alcune cose abbiamo un concetto tutto nostro. Io sono l’unico tabagista della band, ma ci scegliamo sempre collaboratori che sono dei grandi tabagisti. Il fonico si fuma 6mila sizze, il tour manager uguale. Ma tutti gli altri membri sono straight edge, tranne ogni tanto il chitarrista che si scrocca una siga pre/post live. Sulla questione del divieto mi ricollego alla tua prima domanda. Noi facciamo della pirateria uno slancio romantico. Viviamo in una società che tende a sacrificare la tua libertà per la tua sicurezza. Sta a te scegliere dove vuoi collocarti.

Maurizio: Son d’accordo con il vietato vietare finché venga rispettata la sfera di libertà delle altre persone. Detto questo, spesso dietro queste operazioni di coercizione ci sono mostri propagandistici come il divieto del fumo.

Marco: Io supporto lo slogan vietato vietare. Bisogna andare oltre le Colonne d’Ercole, ovviamente in maniera responsabile.

E con questa l’intervista agli Studio Murena si chiude.

Usciamo dal Bar Doria,F!X!T scatta qualche foto, nel mentre un passante misterioso ruba la canna che Lorenzo si era appena girato e aveva riposto su un tavolino.

I ladri romantici esistono ancora.

Venerdì 28 novembre siamo andati sentire gli Studio Murena dal vivo in Santeria Toscana.

A una certa Lorenzo ha sollevato la bandiera della Palestina dicendo:

Non è questione di destra o sinistra.
È questione di sopra o sotto.
Non rimane che la pirateria come ultima soluzione.

A fine concerto, un gruppo di studenti ha sollevato invece uno striscione, acclamando il suo professore.

Non tutto è perduto.

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Posso scrivere una recensione oppure posso scrivere una non recensione. E visto che siamo tutti un po’ Blast, tutto quello che scriverò in merito potrebbe essere come potrebbe non essere.
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