Sulla Situazione del Cinema Padano

Sulla Situazione del Cinema Padano
Il cinema padano non esiste, o meglio, esiste nella sua parodia. Ma forse è il momento di ripensarlo.

In un vecchio articolo di Blast, si citava Fabrizio Spagiari, anche in relazione al film Cockfighter di Monte Hellman… Inutile dire che sia poi degenerato in ponfate accelerazionarie deliranti riguardo la Bassa Padana.

Bene, siccome non ci sono molti bei film ambientati in quest’area (come in tutto il Nord Italia) e capaci di coglierne lo spirito – gli unici e vaghi ricordi che ho in questo momento sono Solamente nero (1978) di Antonio Bido e La casa dalle finestre che ridono (1979) di Pupi Avati, oltre a gran parte dei film dell’autore bolognese, come di quello di Bernardo Bertolucci.

Locandina: La casa dalle finestre che ridono Padania cinema
Il Bollalmanacco di Cinema: Solamente nero (1978) Padania cinema

È arrivata l’ora di tracciare alcune considerazioni sul cinema padano.

Preciso che per Padano e Padania, termini abbastanza inconsistenti per alcuni lettori, intendo il territorio pianeggiante che, seguendo il Po, parte dal Piemonte arrivando fino al Veneto.

Per chi se lo stesse chiedendo, sì, la Padania esiste sia materialmente e la si può osservare ad occhio nudo nei territori sopracitati, come esiste anche nei viaggi lisergici, McKenna docet.

A voi la scelta.

Padania cinema
frate se guardi bene è lì, nascosta sotto la nebbia e le polveri sottili. Non dire che non te l’avevamo detto

Un primo problema che affligge la cinematografia padana è geografico e riguarda il romanocentrismo.

Il cinema in Italia, lo sappiamo, si fa a Roma. Milano è la città dei videoclip e delle pubblicità. In molti si lamentano di questo problema, ma è arrivata l’ora di dire basta al complottismo, solo in questo caso mi raccomando, perché qui al Nord manca coraggio.

“Roma ladrona!” è già stato urlato abbastanza e non ha portato a nulla, se non alle folkloristiche e inconcludenti feste di Pontida.

Giusto per citare qualche esempio di questo romanocentrismo: i fratelli D’Innocenzo, i registi (romani) di La Terra dell’Abbastanza (2018), Favolacce (2020) e America Latina (2021), che per fare cinema mangiavano solo cracker, mentre scaricavano film di Paul Thomas Anderson per rimontarli e si spammavano a Chloë Sevigny.

Non si vedono persone con questa fame di cinema nell’Italia Settentrionale.

Paradossalmente, quando si parla di settima arte, i soldi veri stanno a Roma e non nella ricca Padania. Ma potrebbe essere anche un bene, perché a volte l’assenza di denaro fa nascere nuove idee artistiche.

Come disse una volta il regista campano di b-movie Ciro Ippolito:

“Quanto c’hai? Che c’è devi fa’? Le tue amiche quanti anni c’hanno? 
Abbiamo 6mila euro, facciamo un weekend con le fiche e poi si vede. 
I film si fanno col nulla”

Anche se Ippolito parla di un periodo, ovvero gli anni ’70 e ’80, in cui il cinema era completamente diverso e a consigliarlo fuori dal set c’era un vero e proprio maestro come Mario Bava. Un’altra opzione sarebbe quella di scroccare denaro a qualche ricco magnate oppure a qualche fondo statale.

Entrambe le vie, pauperistica e avida dollars, sono egualmente valide. 

Secondo problema è che non ci sono storie realistiche o, almeno, se non sono realistiche non sono abbastanza deliranti, o neorealismo o astrattismo, non devono esserci vie di mezzo.

Ad esempio, stanno spopolando Filippo Champagne e Nevio Lo Stirato e non c’è un film che tratti la ludopatia in maniera veritiera.

Semplicemente pazzesco.

Problematica, quella del gioco d’azzardo, sempre esistita, come quando a 13 anni, appena usciti dalla Santa Messa, si andava in una sala rancida della periferia lombarda a giocarsi la paghetta sul campionato di calcio slovacco.

Altro esempio, la questione maranza.

Ci sono solo servizi di Rete 4 per boomer o reels et similia fatti dai maranza stessi, ma non un prodotto cinematografico che affronti la questione. E qui ci si può ricollegare sia al fatto che chiunque può fare film (nessuno ha più scuse per non parlare di certe cose…) sia al fatto che di film ce ne siano troppi.

Allo stesso tempo c’è più cinema e innovazione in alcuni TikTok o video di YouTube che in molti audiovisivi destinati alla sala. Questi prodotti più recenti sono anche spesso più intrattenenti e coerenti stilisticamente rispetto alle tematiche che trattano. 

Un film che rappresenta una sintesi tra le problematiche espresse nei primi due punti è Il capitale umano, film di Paolo Virzì del 2013, teoricamente pensato come un Rashomon sulla Brianza malattia mentale ma sceneggiato non certo da lombardi, che hanno adattato un romanzo ambientato in Connecticut e non sanno palesemente ciò che stanno scrivendo. Il risultato è un mezzofilm: chi vuol capire la Brianza e l’etica del lavoro lombarda guarda piuttosto Il posto (che pur datato 1961 ne è più rappresentativo) di Olmi e non questo film.

No. Ovviamente no.

Non è mia intenzione sostenere che solo gli abitanti originari di una determinata zona debbano produrre opere artistiche su di essa, perché sarebbe l’apoteosi del politicamente corretto. Tuttavia, mi piacerebbe vedere più film che raccontano la realtà e la cultura padana, infatti ne vengono fatti pochi ultimamente. 

Ulteriore punto è che il cinema padano non dovrebbe voler dire leghista.

Nel 2009, La Lega aveva già provato a mettere le mani sulla cinepresa con Barbarossa, il Braveheart Padano, ma aveva combinato solo un costoso disastro da 12 milioni di euro. Il film non è girato ovviamente da Mel Gibson, bensì da Renzo Martinelli (una sorta di Oliver Stone brianzolo), con uno stile più videoclipparo. Martinelli ha provato a diventare il primo grande regista padano di blockbuster conservatori e ha fallito totalmente. La politica italiana, almeno recentemente, ha usato poco il cinema e quasi sempre per scopi didattici e cringe. Più in generale, i politici o le persone che si impegnano troppo nel sociale, a prescindere dal partito al quale appartengono, sminuiscono la complessità.

A proposito, fare film sulla Padania non vuol dire essere acritici nei suoi confronti.

Parlando del cinema americano, due registi come Steven Soderbergh di Atlanta e Harmony Korine di Nashville sono riusciti, tramite il cinema, a descrivere il loro territorio e i suoi abitanti, con un immaginario white trash, in maniera consapevole. Basta guardare le loro opere, nel caso di Soderbergh la Baton Rouge di Sesso, Bugie e Videotape (Sex, Lies and Videotape, 1989), gli strambi personaggi di Bubble (2005) e i redneck di Lynchburg in La truffa dei Logan (Logan Lucky, 2017); parlando di Korine gli adolescenti di Xenia in Gummo (1997) o i concittadini protagonisti di Trash Humpers (2009)

Bubble (2005) - IMDb

Trash Humpers Poster Movie UK 11 x 17 Inches - 28cm x 44cm Paul Booker Dave  Cloud Chris Crofton Charles Ezell Chris Gantry Kevin Guthrie Harmony Korine  : Amazon.co.uk: Home & Kitchen

Perché nel Deep South sì e nella Bassa no?

Что делать? – Lenin (sì, a caso)

E ora che fare? 

L’unica soluzione che mi viene in mente al momento è creare un movimento di cinema padano surrealista e archeofuturista.

Cosa intendo? Come sostenevano alcuni surrealisti – Dalì in testa – bisognerebbe andare contro la semplicità e a favore della complessità e dell’incomprensibile, schierarsi contro la politica e a favore di una metafisica archangelica.

Per esempio: prendiamo i quadri dello stesso Dalì riguardanti la guerra civile spagnola, come Cannibalismo autunnale.

Riproduzioni D'arte Cannibalismo d'autunno di Salvador Dali (Ispirato da) |  Most-Famous-Paintings.com

Cosa vuole significare? Chi è il buono e chi è il cattivo in questo conflitto civile raffigurato? Prendiamo la realtà padana, osserviamola con i nostri occhi e trasformiamola a nostro piacimento in qualcosa di onirico.

È necessario recuperare un tradizionalismo artistico che sia però intelligente e proiettato verso il futuro. Abbasso la rivoluzione, l’umanità e il Bon sauvage. Viva la tradizione, le macchine e l’individuo, la Padania ipertecnologica. 

P.S. Pietro Castellitto sei l’unico regista che ci considera. Vuoi avere nuove idee? Vuoi rendere la Padania ancora più grande? Dacci un po’ di fresca, di dané, striscia la carta gialla dello zio peppe e vedrai. 

1
“Siete insetti”
2
Ultimi Romantici
3
Figli della Stessa Rabbia- Overanalisi dell'Identità Europea
4
Italia 2050 parte 2: il Maovimento con Di Maio
5
COME VEDI LA TERRA?

Gruppo MAGOG