CONNESSIONI CON FEDERICO DEZZANI - DOVE FINISCE LA FINANZA E INIZIA IL TERRORISMO

CONNESSIONI CON FEDERICO DEZZANI - DOVE FINISCE LA FINANZA E INIZIA IL TERRORISMO
Lettura zostile
Non sappiamo se Dezzani sia un genio o un folle, magari è entrambe le cose.

I sonar del Blast hanno captato una frequenza che la superficie ignora. C’è un rumore di fondo che sale da un server dimenticato di Altervista, a metà strada tra un grimorio di esoterismo e un codice gnostico-massonico. Da anni, la nostra stazione di ascolto registra questa trasmissione isolata e algida. Pensavamo fosse la solita schizoteoria sbraitata per il gusto dello shock, ma invece è una lingua colta, geometrica e macroeconomica. Il segnale trasmette la voce di un’entità che ha studiato Economia a Torino, ha masticato la finanza e poi ha deciso di decodificare il grande teatro del mondo dove finisce la finanza e inizia il terrorismo.

L’entità che trasmette questo codice si chiama Federico Dezzani, e la sua è la grammatica per cui tutto accade sempre, ma niente accade per caso. La finanza non è mai solo finanza, il terrorismo non è mai solo terrorismo e la politica non è mai solo politica. Per Dezzani l’Italia non è un paese sfortunato, ma un corpo forzatamente addomesticato ai cicli di Londra, dall’omicidio Moro allo smantellamento dell’IRI. Persino le mafie diventano contropoteri esoterici speculari alle logge massoniche costruiti dai Borbone, la lotta di potere intestina dell’Italia tra guelfi e ghibellini non è mai finita.

L’ordine continentale post-bellico sta per saltare in aria, la gabbia costruita a Jalta si sta arrugginendo e l’Europa è stretta in una morsa mortale, orchestrato dall’asse speculare e odiato dei due veri imperi alleati: i russo-americani, guardiani storici di questa spartizione dal 1945. Per sopravvivere alla liquidazione finale e spezzare le catene di Washington e Mosca, gli europei avrebbero un’unica via d’uscita, ovvero agganciarsi alla locomotiva asiatica dei cinesi.

A noi del Blast, frega poco se Dezzani sia un profeta costantemente vendicato dalla geopolitica, o un matto che – guarda caso – ci azzecca quasi sempre. Fare i controllori del fatto è una cosa così low test che lo avremmo pubblicato anche se avesse detto tutt’altro. A noi interessa la tenuta delle schizoteorie, la loro forza di collegare i punti e interpretare il reale anche quando fondamentalmente indimostrabili. Non sappiamo, per questo, se Dezzani sia un genio o un folle, magari è entrambe le cose. In ogni caso, accendiamo i trasmettitori e apriamo il canale, prima che il Grande Ciclo arrivi alla sua resa dei conti.

1. Come ha iniziato ad appassionarsi di geopolitica? Quando e perché ha deciso di aprire il suo blog?

L’ho aperto un decennio fa, quando la geopolitica stava prendendo il sopravvento sulla globalizzazione e sull’economia. Ora il sorpasso è completato.

2. Ci sono dei libri che ha sentito particolarmente formativi nel suo percorso? Sono gli stessi che consiglierebbe a un giovane o pensa di dover aggiungere qualche altro titolo?

Pochi autori classici: Fairgrieve, Mackinder, Spykman. Tra i più moderni: Kupchan, Kaplan, Parag e ovviamente le riflessioni di Kissinger. Ma la geopolitica è una scienza esoterica. Vale più il non detto del detto. L’Italia è la terra del pensiero politico realista. Terra di Machiavelli e Pareto. Dovrebbe eccellere nella geopolitica, ma fatico davvero a trovare autori italiani che mi abbiano entusiasmato: probabilmente tutti uccisi dal clima culturale provinciale, imperante in Italia, e dalla varie camarille mediatico-finanziarie. Tra i pochi, Emilio Canevari, che si occupava di guerra e politica internazionale durante il ventennio fascista.

3. Cosa intende con l’espressione “dove finisce la finanza e inizia il terrorismo”, che ha messo nell’intestazione del suo blog? È in quell’interstizio che si ricava lo spazio per capire la geopolitica?

Assolutamente sì. Geopolitica è dominio del mondo e quindi, molto sangue. Molto. Forse si potrebbe aggiungere: e dopo il terrorismo, fai una pausa caffè.

4. Perché ha deciso di autopubblicare i suoi libri? Noi siamo sicuri che troverebbe facilmente un editore: la sua è di certo una scelta precisa. Ce la vuole spiegare?

Non si affidano i figli, curati con cura, alla prima scuola che si trova.

5. Di lei è difficile reperire informazioni e, a quanto ci risulta, esiste solo una sua foto online. Si sente minacciato? Oppure la privacy è solo uno strumento utile allo studioso per ritagliarsi una propria autonomia e indipendenza?

C’è gente che paga per mantenere l’anonimato e non sono certo che esista una mia foto in rete. Uno degli uomini più potenti d’Italia, Eugenio Cefis, pagava per non comparire sui giornali: si fidava così tanto del sistema italiano, che preferì morire in Svizzera. Pubblico col mio vero nome solo perché credo in quello che scrivo.

6. Le categorie schmittiane di “Terra” e “Mare” innervano tutti i suoi studi. Cosa le rende ancora così attuali? Quali sono le principali evoluzioni concettuali che Behemoth e Leviatano hanno attraversato dalla morte del giurista tedesco?

La dialettica terra-mare affonda le sue radici nella Bibbia. Carl Schmitt è stato uno dei tanti a trattare l’argomento e la sua fortuna “geopolitica” si deve soprattutto al titolo, emblematico, della sua breve opera del 1942. Consiglio la lettura del coevo Ludwig Dehio, Equilibrio o egemonia, meno conosciuto ma forse più valido per chi voglia un approccio sistemico e “operativo”. Tutti tedeschi, perché la filosofia germanica ha metabolizzato lo spirito dialettico dai tempi di Hegel.

7. Il suo volume “Terra contro mare, dalla rivoluzione inglese a quella russa” è un testo denso e ricco di spunti. La centenaria lotta della terra contro il mare è stata sempre consapevole? Se no, a partire da quale momento questi due poli (specie quello marittimo-leviatanico) hanno iniziato ad agire con coscienza di sé?

In epoca moderna, tutto inizia con Venezia, poi tocca allo stato-anfibio olandese, il salto definitivo è con l’Inghilterra di Cromwell. L’industrializzazione sprigiona forze prima compresse e le proietta su scala mondiale. Più aumenta l’industrializzazione, più aumentano gli spazi coinvolti.

8. Per predire il futuro (compito mai esplicitato ma sempre sotteso ad ogni teoria geopolitica) serve un po’ di arte, di estro, per non dire di follia. D’altronde, “pazzia è aristocrazia”, oggi più che mai. O no? Nelle sue analisi quanto spazio lascia a questa pazzia?

La geopolitica si prefigge di predire il futuro, senza alcun dubbio. I geopolitici nazionalsocialisti erano chiari su quest’aspetto. Serve tanto studio. Bisogna fare proprie alcune idee base e poi occorre immaginazione e intuito per calarle nella situazione quotidiana. Come diceva il duca di Wellington, vince chi vede meglio oltre la collina. Senza umorismo, è impossibile essere buoni geopolitici.

9. Qual è il ruolo degli stati nazionali nell’epoca dei “grandi spazi” e delle “panregioni”? E qual è, nello specifico, il compito di questa Italia alla deriva, senza una classe dirigente degna di questo nome e alle prese con una denatalità devastante?

Dalla prima guerra mondiale, le guerre totali si combattono ormai su scala regionale. La prossima non farà eccezione. L’Italia è una barca alla deriva, ma non per questo eviterà la tempesta. La geopolitica deciderà per lei, ma chi subisce gli eventi è sempre più debole di chi li prevede e quindi si organizza.

10. Cosa accadrà nei prossimi 10 anni in Italia e in Europa? C’è modo di salvarsi dal collasso totale, di sfuggire alla morsa, di cui lei parla spesso nel blog, che i russi e gli americani stanno stringendo attorno all’Europa? È forse la Cina la soluzione?

Bisogna aspettare la pubblicazione del mio prossimo libro: Terra contro Mare, studio di un ciclo, 1949-2049.

11. Elon Musk ha detto che chi controlla i meme controlla l’universo, secondo lei sono controllati da qualcuno? Quanto sono potenti, a suo parere, i meme di internet come armi geopolitiche?

I meme sono forme di magia nera. Era uscito un libro, La Stella Nera, magia e potere nell’era di Trump, sull’argomento.

12. Quando è prevista l’uscita del libro al quale sta lavorando?

Tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Sono convinto che sarà un’opera rivoluzionaria nel suo genere.

1
Schizoanalisi del capitalismo mentale
2
LA STORIA INSEGNA CHE LA STORIA NON INSEGNA MAI NULLA
3
Il ritorno di Pippo Sowlo
4
ORA KEBLAST IO
5
SEI IN FORMA(TO) PER L'ESTATE?

Gruppo MAGOG

Intervista a Tempio Industriale
Connessioni

Intervista a Tempio Industriale

Intervista a Valerio Perino: Arte, Sacro e Contemporaneità
2 anni
Ghostwriter - Puttanell* della Letteratura
Monografie

Ghostwriter - Puttanell* della Letteratura

Di recente mi son sentito un podcast di Libroza, fatto da una ghostwriter. Tra le mie risate alle sue cazzate sul tutti possono scrivere e la sua voce robotica, salmodica, mi è venuto uno spunto. Puttanell* i copy/ghostwriter e chi insegna ciò.
3 anni
Fabrizio Corona è un fed?
Mattualità

Fabrizio Corona è un fed?

Esatto, pare proprio che Fabrizio Corona sia un agente federale e vi spieghiamo perché...
6 mesi
Monna Lisa: A lezione di contestazione
Monografie

Monna Lisa: A lezione di contestazione

Sì, voglio essere così! Come le latrine di Duchamp! Sì voglio essere così! E ogni volta che ti metto in crisi, con i miei schizzi, puoi chiamarmi: Puttanell*
4 anni
IL DISERBO È BELLO
Psicopolitica

IL DISERBO È BELLO

Il diserbo e gli OGM contro le politiche green europee, riqualifichiamo e diamo da mangiare (forse) a 8 miliardi di persone.
2 anni