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Virginia Woolf non è servita a niente

8 Marzo 2025

Virginia Woolf non è servita a niente
Lettura boomer
Cent’anni dopo "A room on her own" di Virginia Woolf, le donne non hanno ancora combinato un cazzo

Nel 1929 Virginia Woolf usciva con “A room on her own”. “Una stanza tutta per sé”.

È una semplice raccolta di suoi interventi pubblici, che per primi cominciavano a ruggire il cambiamento di rotta che si profilava all’orizzonte. La tesi fondamentale è semplice: sta lì, accovacciata nel titolo (per quanto possa essere semplice la tesi di un inconscio che anche al bagno pisciava complessità).

A una donna manca una sola cosa per scrivere, scrivere davvero: le manca una fottutissima stanza dove nessuno possa sbirciare pudicamente, e pudicamente redarguire, la sua fantasia.

E l’orizzonte è prospero di ventura: Virginia Woolf è orgogliosa delle ragazze che l’ascoltano, di quelle che vede pioniere di terre già esplorate, ma che a nuove conquiste attendono.

Finalmente potremo godere non di scialbe cime tempestose, non di orfanelle Jane Eyre, ma dell’intensità della follia di Medea senza intermediari, senza il filtro di Giasone.

Di quel che resta ad Andromaca quando Ettore và, la lascia schiava di altri per il suo senso virile. “Gelasasa dakruon”, “ridendo tra le lacrime”, scrive di lei Omero, per raccontare il suo riso di madre e i suoi occhi di moglie, densi di morte, rivolti ad Astianatte e al marito.

Ma Virginia Woolf, lei chiede e pretende di più. La bellezza sì, ma che si cristallizzi sulla penna di una donna e non di nuovo sulle sue labbra. Una donna piena, viva, sola e finalmente protagonista. E io mi accodo. Anzi, vi aggiungo:

Vogliamo accelerare?

Siano le donne a chiudere gli occhi e pigiare il pedale.

Accetterò di fiondarmi nel nuovo mondo sul sedile del passeggero. Il sesso misterioso, pallido, voluttuoso, maniacale della donna ci salverà. Oppure con lei e in lei moriremo, nelle torbide acque del suo grembo, esplose sul parabrezza.

Il problema fondamentale è che però, cent’anni dopo, mi annoio. Le donne, per Dio, mi annoiano.

Se pure ammetto che per scriverlo ho rinunciato a una certa parte di verità (quanto meno nel privato) il tema rimane: dove è scivolato, in quale anfratto del nuovo millennio, il genio del gentil sesso?

Proprio quando di voi avevamo più bisogno, quando la letteratura è diventata puerile nostalgia, l’arte una porcaia e la politica una pescheria.

E voi, voi, mentre il mondo umano appassiva, avete ottenuto la vostra stanza singola. Poi, sistemate secondo il vostro gusto, avete spostato appena la tenda, per spiare giù in strada. E in strada avete visto tutta la mediocrità di quegli eunuchi degli uomini d’Occidente del ventunesimo secolo.

Allora vi siete sedute alla scrivania.

E per trent’anni non avete scritto un cazzo. Non avete dipinto un cazzo. Non avete ideato un cazzo.

E questo io non l’ho mica capito. Perché non lo avete ribaltato, questo noioso mondo borioso?

Avete l’occasione, l’intelligenza e l’originalità per regalare un nuovo tramonto o una nuova alba a questo tempo di mezzogiorno costante.

Ma state barattando il vostro futuro, potenziale, protagonismo per la traduzione più insignificante delle parole della Woolf: rimanere a frignare sul salario, sognando Pocahontas, mentre vi mangiate le patatine sul letto con il libro di psicologia applicata sul comodino.

Siate quello che gli uomini di questo secolo non sono più in grado di essere.

Restituite una struttura al mio e al vostro mondo che implode del suo non senso. Ma soprattutto ridateci prospettive, lotte, odio e amore.

La mia è un’esortazione e un insulto. Non vi tratto con indulgenza, come il sesso disabile di un’umanità lacerata, ma non vi tratto nemmeno come fossimo la stessa cosa:

Se il sesso è una piega soltanto della complessità dell’uomo, se l’uomo da trent’anni è immerso nella merda inodore della mediocrità, e se è chiaro che il bagno lo fa con tutte le sue sfaccettature, sesso compreso, mi si permetta però di chiedere a mia volta:

Davvero vi accontentate di questo?

Vi è sufficiente che (più o meno) non sia colpa vostra e che poi comunque tutto il resto è sommerso tanto quanto?

La vostra dignità ha il pregio fondamentale di non essere storica. È nuova, vibrante anche se vituperata e insieme è un senso immortale, ancestrale e radicale. A voi spetta l’accelerazionismo vero, scevro dalle banalità archeologiche dei modelli “nuovi” rivoluzionari.

A voi spetta l’hyper-tech sensibile, la densità dell’attimo, la scorrettezza non idiota, la violenza e la carezza. Eppure oggi non siete niente di tutto ciò.

Fate la politica, la storia, la letteratura, la guerra come la facciamo noi. Male. Anzi, peggio.

Quello che avete conquistato sono i presupposti, abbiate fame di tutto il resto. E non prestate fede a quegli imbecilli che vi direbbero che insomma, nel mondo singolarista in cui viviamo la donna è un individuo prima che una rappresentante. Nessuno è simbolo di niente al giorno d’oggi.

E quindi prendermela con voi, amiche mie, sarebbe soltanto un’idiozia, perché non c’è identità, non c’è un fondamentale. Io capisco davvero il ripudio per quella posticcia coscienza di classe che prova ad essere il femminismo contemporaneo.

Ma vi prego, non rifuggite il femmineo per sfuggire al femminismo. Vi appartenga il senso di essere donne.

In sintesi, perché le parole servono se poche e ben dette, quello che vi chiedo è un favore:

Con un bacio in bocca a questo mondo idiota restituitegli in bellezza quella stanza singola che da Saffo alla buonanima di mia nonna avete conquistato.

Salvatemi da politici mediocri, da studiose allineate e da quote rosa fittizie. Salvatemi, in nome di Dio, da altri decenni di Marina Abramović, Donna Tartt, Han Kang.

Voi guidate, che io sparo.

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