Arabian: Memorie al MAME

Arabian: Memorie al MAME
Articolo recensione di Arabian, il nostro ManMachine vi mostrerà Mille e una BLAST.
Ricordi d'ibisco tra le vie di Damasco

Anemoia – حنين للماضي

Nostalgia di un passato mai vissuto 

E anche nostalgia di un passato vissuto.

Un passato fatto di retrogaming, giochi vecchi, gli arcades! Capite?

Avevo dodici anni quando per la prima volta, partendo da un semplice CD, ficcai il vecchissimo MAME32 0.36 dentro a un vecchio Pentium 4.

Ora un Pentium 4 fa ridere in fatto di potenza, e fa ridere anche questa versione del MAME in fatto di quantità di giochi emulati. 2048 contro chissà quanti dell’ultima versione, la 0.248, ma ehi!

Erano altri tempi, tempi più semplici, tempi più felici.

Qualsiasi tempo è felice se si parla dell’infanzia, a meno che tu non fossi figlio di operai nell’epoca vittoriana o nato in qualche quartiere ghetto in tempi odierni.

In più non avevo la connessione all’epoca, quindi dovevo accontentarmi dei giochi già presenti, caricati da mio zio nel disco.

Eppure bastavano e da lì in poi cominciai una discesa verso la storia, l’8 bit, la tecnologia del periodo…

Grazie zio per l’anemoia. 

Credere in un passato mai esistito, mai vissuto, utopistico, dove il mondo sembrava più felice:

Gli anni ottanta

Un periodo magico. 

New wave, Electro, Glam metal, NWOBHM… La musica sembrava aver raggiunto il suo apice, la sua epoca d’oro che non sembrava dovesse mai finire. (poi è arrivato il Grunge, ma questa è un’altra storia)

Come on, feel the noise!
Girls, rock your boys!

Il videogioco e le sale arcade, dopo i fumosi anni settanta, spopolavano e diventavano sempre più sgargianti.

I neon invogliavano certo più delle lampadine a incandescenza da locali malfamati. 

La tecnologia faceva passi da gigante, si aveva fiducia in essa a tal punto da credere che nel duemila avremmo avuto le macchine volanti o i robot tuttofare. 

Ci si sperava davvero nella piena automazione!

E socialmente? 

Il razzismo non sembrava esistere, tutto era bello, FRESH! RADICAL! Come cantavano gli afroamericani più famosi in certe canzoni pop del periodo, vestiti di tutto punto.

Tutti sembravano stare bene. Tutto era bello e sgargiante.

Everybody have fun tonight
(Everybody have fun tonight)
Everybody Wang Chung tonight

Già...

Ancora non sapevo di Ronald Reagan, del liberismo che avanzava anche in Europa e si mangiava tutto, mentre la gente era felice e godeva dei privilegi acquisiti dai nonni e dai padri. Anni di lotta continua.

Ancora non sapevo, parlando sempre di USA, dell’escalation di disagio nei quartieri afroamericani legata alla violenza della polizia, e di certo non sapevo di come la classe operaia stesse venendo mangiata da un sistema che stava prendendo sempre più forza grazie anche al ritorno di un maccartismo più blando, ma presente e invogliato da films jingoisti come Rambo II.

E parlando d’Italia, ancora non sapevo degli yuppies e dei loro miasmi che inquinarono gli anni ‘90 e poi il nuovo millennio.

Non sapevo nemmeno della Milano da bere, dei borghesi morti di eroina nelle discoteche mentre lo stato praticava l’operazione Blue Moon su altre classi sociali, ma mi fermo qui, non vado oltre in questo pippone di sociologia su un’epoca di cui conosco poco se non qualche lettura e appunto i videogiochi.

Sun Electronics. 

Sunsoft!… Vi dice niente il nome?

Ma che parlo a fare, zostili? Siete zostili di Monster che bevono Monster (la mezza citazione è voluta) cosa ne volete sapere di certi nomi?, esclamo a me stesso dall’alto del mio elitismo retrocratico.

La retrocrazia a pixel 

che gioca a Midnight Resistance al posto di Battlefield V

Ma torniamo a parlare di ciò che è importante in questo articolo.

Arabian (1983)
Come una fiaba, come una poesia.

L’epica fiaba a pixellose tinte arabesche

Tinte di un pixel vetusto già per il periodo, ma piacevoli, come un vecchio tomo di fiabe trovato in soffitta. È vecchio, con uno stile di scrittura ormai superato, ma ti trascina verso atmosfere fantastiche che mai ti saresti sognato di trovare in qualche libro più moderno.

Atmosfere da fiaba mediorientale, atmosfere di Damasco, tesori d’oriente!

Oriente…

Oriente…

Oriente…

المشرق

Vuoto di senso, crolla l’occidente…

C’erano una volta un principe e una principessa, legati da un amore così forte da essere al di fuori della semplice visione d’amore vista dall’uomo comune.

Si amavano perdutamente, e un bel giorno decisero di unirsi nel nikah.

Un giorno felice, che però divenne tragedia.

Un malvagio djinn rapì la principessa dal palazzo reale, la portò in un’isola sperduta e la segregò nel minareto più alto di un vecchio castello ormai diroccato.

Il principe non poteva lasciarla così, e decise quindi d’imbarcarsi su un grande veliero per raggiungere l’isola.

Un duro viaggio lo attendeva, ma lui non poteva saperlo.

Il djinn infatti non era sprovveduto e decise di lanciare una maledizione sul giovine per metterlo alla prova.

Se fosse riuscito a raccogliere tutte le anfore evocate nel veliero, allora avrebbe potuto proseguire verso una nuova meta.

Non contento del sortilegio, il djnn evocò anche delle bizzarre, ma aggressive creature per ostacolarlo e cercare di ucciderlo.

Se queste non ci fossero riuscite, allora anche il mistico spettro avrebbe fatto la sua parte.

Il principe però non era certo uno sprovveduto.

Certo, lo spettro era immortale, ma gli agili calci del giovine potevano benissimo spazzare via le creature come se niente fosse, e allora…

PAM!
PUM!
PEM!

Fece piazza pulita come se niente fosse.

Salito su un pennone raccolse un’anfora, ma ecco che altre creature stavano apparendo dal nulla.

Si preannunciava una dura battaglia.

Una battaglia scandita dal ritmo a tinte 8 bit della Ouverture di Gugliemo Tell. Un’inusuale mix arabesco-europeo, fiabesco nella sua semplicità.

Zai zai zai saman

Ialla nuzur al ahel

Fiabe orientali

a sonorità europee.

Al suono del chip AY8910, il principe recuperò tutte le anfore.

نصر!

Vittoria alle note di Thine is thy glory, e il veliero toccò d’improvviso la terraferma.

Il sortilegio era spezzato, per il momento, ma ora le caverne attendevano.

L’unica via per raggiungere l’isola. Un sortilegio l’aveva però colpita.

I nemici pullulavano in quel tetro luogo invaso da liane e intonato al suon di un Can Can a onde quadre, ma il giovine non si scoraggiò e superò la dura impresa senza alcun problema, arrivando infine al castello.

Il djinn era fuori di sé, doveva fermare il principe a tutti i costi. Aveva già superato due prove, non poteva lasciarlo andare oltre!

Per prima cosa bloccò tutte le porte d’ingresso tramite un sortilegio e decise di mettere il giovine davanti a una prova che nemmeno il più bravo sarebbe riuscito a superare.

Nessuno sarebbe stato in grado di saltare così facilmente da un tappeto volante all’altro senza rischiare di cadere giù o finire colpito da un nemico piovuto dal cielo.

Il principe fu inizialmente sorpreso di tale sfida davanti a sé, ma con grande audacia, con l’aiuto di Allah e la forza data dal pensiero verso la sua amata, come un novello Principe di Persia balzò da un tappeto all’altro con leggiadria e maestria, raccogliendo tutte le anfore e balzando infine oltre le mura.

Ora restava soltanto la stanza del minareto, dove la principessa era segregata in attesa del suo amore.

L’unica speranza di sfuggire dalle grinfie del djinn.

Pieno di nemici, non sarebbe stato certo facile superare il sortilegio in quel minareto e salvare la dolce principessa dai biondi capelli.

Il genio era adesso più adirato che mai e le sue apparizioni per attaccare erano sempre più frequenti.

Il rischio era alto, ma il principe non si scoraggiò.

La leggiadria dei salti fu propizia, l’agilità e la forza furon salvifiche.

Con un ultimo gesto raccolse l’ultima anfora. 

Un rombo scosse il minareto e di colpo il sortilegio si spezzò.

La principessa poteva finalmente essere liberata.

Il genio aveva fallito, la sua rabbia per il principe e per se stesso era talmente grande che volò via, sparendo per sempre dalla faccia dell’umanità.

La battaglia era finita, e così il principe prese la ragazza tra le braccia. 

Insieme salirono su un tappeto e volarono verso l’orizzonte, destinazione: il palazzo reale, dove proprio quella stessa notte, dopo tante peripezie, i due s’unirono nella nikah tra mille festeggiamenti.

E vissero per sempre felici e contenti.

E la storia ricomincia!

Come in molti classici arcade, tutto ricomincia, più difficile di prima.

È come raccontare una fiaba più di una volta, ma aggiungere ulteriori dettagli che rendono più complesso lo sbrogliare tutta la matassa che è…

Arabian

Questo è il gioco: Un classico arcade dell’epoca.

Una splendida fiaba, vecchia di stile, ma scorrevole, piacevole.

Una fiaba avvincente che trasporta in atmosfere da Le mille e una notte a sonorità europee, bella da vedere anche nelle illustrazioni.

Una fiaba che ti porta ad avere nostalgia per un passato mai, eppur, vissuto.

Un passato arabesco, leggendario, utopistico. Uno scenario di minareti e tappeti volanti mai esistito, in cui un sultano illuminato governava con sapienza e clemenza.

Uno scenario che per secoli ha affascinato l’uomo europeo, qualcosa che ha sempre attratto il mondo occidentale prima che quelle terre diventassero teatro d’instabilità, terrorismo e stragi nei tempi odierni.

Anemoia storica e digitale insieme.

La seconda vissuta eccome se siete retrocratici, se siete giocatori di vecchia data cresciuti con i cabinati. 

Un anemoia per un passato nostalgico, vissuto.

Un infanzia che ormai non c’è più; un infanzia fatta di fiabe, cabinati arcade nei vecchi oratori e varie granite alla coca-cola.

Un infanzia che rigiocando ad Arabian ho rivissuto in parte, e che forse rivivrete anche voi.

Mi verrebbe da dire ma che ne sanno i 2000, ma con un po’ d’interesse verso certe cose anche loro possono conoscere il passato.

Non è una questione di generazioni.

È una questione d’interessi, di conoscenza, di voglia di scoprire che spetta a pochi individui di qualsiasi periodo storico.

Da ManMachine-6581 è tutto, cari miei kafir della tecnologia.

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