3 giorni

GIOVENTÙ PLAGIATA

GIOVENTÙ PLAGIATA
Lettura boomer
Analisi Padana di un voto Boomer-Reazionario.

Una riforma di buonsenso, assolutamente non controversa (la separazione delle carriere è attestata più o meno dai tempi dei Sumeri), è stata affossata in nome dell’ideologia, della fallacia logica e della propaganda.
Questo perché la Cattedrale si è mossa gattopardianamente in difesa dei privilegi della classe dei magistrati e una gioventù troppo immatura per ragionare con la propria testa si è lasciata fregare dal principio ab auctoritate e dall’invito boomer a difendere la Costituzione.
Il voto certifica definitivamente quel che Marco Tullio Giordana fece dire a un professore di medicina nel suo film La meglio gioventù: «l’Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire». Ma, guardando alla distribuzione del voto, emerge anche un altro dato: c’è un Nord produttivo desideroso di riforme accelerazioniste che è ostaggio dei soliti reazionari partenopei, e forse il Senatùr non aveva poi tutti i torti…

Lo ammetto, non me l’aspettavo. Anch’io, come Italo Bocchino, avevo previsto una vittoria con ampio margine del . Questo perché mi aspettavo che una riforma sostenuta da praticamente tutto l’arco parlamentare eccetto Pd, M5S e Avs (ma per ragioni puramente ideologiche), potesse passare senza problemi.
Infatti, e per una volta mi tocca concordare con Rick DuFer, non c’era un singolo argomento del fronte del No che non risultasse, a un’analisi più attenta, una mistificazione e/o una fallacia logica.
Il Partito (Demo)Cratico si trovava nell’imbarazzante condizione di dover rinnegare una riforma che faceva parte del suo programma del 2022, con una minoranza riformista apertamente a favore (cito soltanto Paola Concia e Pina Picierno) e con diversi esponenti che ammettevano candidamente che, pur essendo in linea di principio a favore della riforma, avrebbero votato No solo per fare un dispetto al governo (e qui cito Goffredo Bettini, Stefano Bonaccini e Mimmo Lucano).
Quest’ultimo avrebbe beneficiato in prima persona della riforma, visto che la politicizzazione della magistratura è un problema che non riguarda solo le cosiddette toghe rosse: il Csm è abbastanza equamente diviso tra Magistratura democratica e Magistratura indipendente.
Non chiedetemi di spiegarvi che cos’è Magistratura democratica perché altrimenti mi trasformo in Arianna di Boris.
Tralasciamo pure Fratojanni & Bonelli perché i due Gianni & Pinotto della politica italiana sono da sempre il Nulla assoluto.
Più sfumata la posizione del Movimento 5 Strenne, da sempre forcaiolo giustizialista e pronto a fare propaganda becera su temi populisti come «il doppio Csm ci costerà tsə tsə cento mijoni in più all’anno», cosa che a quanto pare deve rappresentare un certo problema per i suoi elettori incapaci di rinunciare a un caffè all’anno che, proprio per questa ragione, dissero alla riforma più inutile della Storia, il taglio dei parlamentari, o meglio della democrazia, il solo referendum costituzionale che potesse passare in questo Paese clinicamente morto.

Almeno, a un personaggio come Travaglio va riconosciuta la coerenza di essersi sempre espresso a favore del sorteggio ma contro la riforma Cartabia e la separazione delle carriere, anche se c’è chi, come Toninelli, ritiene che questa riforma sia stata osteggiata più per via della retorica berlusconiana adottata dal governo che di una reale opposizione, e in effetti l’11% degli elettori del Movimento ha votato , che è comunque di più rispetto agli altri partiti di opposizione.

Che le cose sarebbero andate così l’avrei forse dovuto dedurre dal perenne immobilismo gattopardiano che da sempre caratterizza il nostro Paese e da un episodio che mi era capitato qualche giorno prima. Ero tornato in Padania apposta per votare e un mio amico marocchino mi aveva detto che non sarebbe andato a votare o avrebbe votato No.

Mentre gli esponevo le ragioni per le quali avrei votato convintamente , il dito medio della sua mano destra si appoggiava dolcemente lungo la sua linea mandibolare, quasi a dipingere un vaffanculo soffocato, espresso nella gestualità ma non a parole.

Vaffanculo. Così, de botto, senza senso.

La politica del vaffanculo aveva già messo a tacere l’argomentazione, gli anticorpi dell’antifascismo isterico si erano già attivati. Espellere, rimuovere, non ascoltare chi la pensa diversamente.

In ogni caso, il risultato è chiaro ed è inutile girarci intorno: la vittoria del No ci porta dritti nel 3000. Sì, avete capito bene, e ve lo dice un filologo venuto dal XXXI secolo: il fatto che la riforma non sia passata ci porta dritti nel 3000. Nel 3000 a. C. O meglio, tra il 2700 e il 2600 a. C. E sì, amici di Lercio, vi sto blastando. Voi dite: Vittoria del NO, si torna al Codice di Hammurabi e io vi dico di no, vi dico che si torna ancora più indietro dei Babilonesi.

Mesopotamia, Protodinastico II (ma solo perché i testi giuridici del PD I, ovvero del periodo che va dal 2900 al 2700 a. C. sono ancora incompresi).

Lì, nella lontana terra di Sumer, esisteva già la separazione delle carriere. Il giudice supremo era il LUGAL (𒈗), il sovrano, letteralmente ‘grande uomo’, il quale però, montesquieuianamente, acconsentiva alla divisione dei poteri e cedeva volentieri l’incarico a un giudice terzo nominato dalle due parti in contesa, una persona di cui entrambi si fidavano. Quest’ultimo poteva a sua volta chiamare in suo soccorso altre persone, a patto che il numero totale dei giudici fosse sempre dispari (uno, tre o cinque).

A condurre le indagini, però, non era il giudice, bensì il MAŠKIM (𒇽𒉺𒁽), una specie di gendarme, il pm mesopotamico. E no, non un superpoliziotto come sarebbe diventato il pm nostrano secondo le profezie apocalittiche dei sostenitori del No, da cui sto ancora aspettando le prove come un Corona qualunque. In Mesopotamia le prove le portavano appunto il MAŠKIM e i testimoni, a cui il giudice poteva chiedere il giuramento. Poteva chiederlo anche alle due parti in causa, e chi non avesse giurato sarebbe stato dichiarato colpevole. In caso d’incertezza, c’era l’oggettività dell’acqua: l’ordalia, il giudizio del fiume.

Comunque, torniamo a noi: non voglio tediarvi ulteriormente col sistema giuridico mesopotamico. So già che cosa direte: «Gne gne gne c’è già la separazione delle carriere!». No, c’è la separazione delle funzioni, ma giudici e pm vengono dallo stesso identico percorso accademico, fatto di dottorato e/o tirocinio. Non era così nell’antica terra di Sumer.

Arrivando all’analisi dei dati, secondo l’instant poll di YouTrend, il 61% ha votato No per difendere la Costituzione; il 39% per contrastare il sorteggio dei componenti del Csm; il 31% contro Giorgia; il 27% per contrastare la divisione del Csm; il 17% per contrastare l’istituzione dell’Alta corte disciplinare; il 7% per cieca fedeltà alle direttive di partito e il 4% per contrastare la separazione delle carriere.

Al 39% vorrei dire che il sorteggio nelle commissioni accademiche è già perfettamente operativo per evitare nepotismo e clientelismi vari, ma il vero dato che emerge è che il 69% dei giovani sotto i 34 anni ha votato No, e cioè i giovani hanno votato come gli ultrasessantacinquenni, i giovani hanno votato come i vecchi.

Tra un ad hominem e l’altro (la riforma è stata scritta dai fascisti, quindi è fascista); tra un non sequitur e l’altro («i componenti del Csm saranno scelti dall’esecutivo» et similia); tra un ab auctoritate e l’altro («giù le mani dalla Costituzione!», è parola del Signore), non si sono resi conto, i compagni di Potere al Popolo, che stavano combattendo una battaglia profondamente reazionaria in difesa dei privilegi di una casta?

Non si sono resi conto che ogni loro azione era dettata da un conservatorismo idiota, nonché dalla convinzione che se una cosa è stata detta da un barone non può che essere vera? Perché, in ultima analisi, fino a febbraio il era dato intorno al 70% e il fronte del No è esploso solo in seguito alla poco lungimirante censura del video virale di Barbero. A quel punto, si è mobilitato tutto il mondo dello spettacolo, tutta quella che il buon Mencius Moldbug chiamerebbe la Cattedrale, contro la quale persino il più potente dei regimi è inerme.

Insomma, cari fottutissimi coetanei che mi vorreste mettere a tacere perché ho votato , non vi siete accorti di aver espresso un voto profondamente boomer? Solo perché l’ha detto Barbero, o magari «perché ho visto un video di Grattieri (sic)», come mi disse uno [Grattieri mi piace, è il nome degno di uno che si gratta il capo come un Azzeccagarbugli].

Gratteri, il solo che può permettersi di parlare in terza persona oltre a Cesare, Maradona e Fabrizio Corona.

Se c’è un dato che emerge da questo voto è che il nostro è un Paese irriformabile, in mano ai dinosauri, come giustamente Marco Tullio Giordana fece dire a un professore di medicina nel suo film La meglio gioventù: «l’Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire».

Tuttavia, guardando alla distribuzione del voto, emerge anche un altro dato: in Padania – ove per Padania s’intende il Nord produttivo, l’area geografica a nord della linea Massa-Senigallia, e quindi esclusa la rossa Toscana – il avrebbe vinto con circa il 50,8%. Altro dato interessante il 5,4% ottenuto da Paccagnella, candidato di Forchielli & Boldrin alle suppletive in Veneto, notizia immediatamente seguita dalla candidatura futurista di Boldrin a Venezia, marinettianamente contro ogni passatismo.

Insomma, mentre l’Italia intera è ostaggio del voto clientelare dei soliti reazionari partenopei (a Napoli 70% di contrari alla separazione del reddito di cittadinanza delle carriere, fa già ridere così), la Padania sogna riforme accelerazioniste, reazionarie (vedi anche il 5% ottenuto dal buon Marione Adinolfi) o anche, perché no, accelereazionarie, e questo è il miglior modo per ricordare il Senatùr a pochi giorni dalla sua dipartita.

Naturamente, la redazione del Blast guarda con sospetto a queste nuove creature politiche. Se Forchielli vuole essere il nostro DVCE ACCELEREAZIONARIO, fondi il Pci (Partito Cinese Italiano) e ci guidi verso l’efficienza, il mandarinato, i cassonetti per le persone e la fantasia intergalattica. Noi siamo pronti.

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