Mi Ami 2026 - Il Grande Piano

Mi Ami 2026 - Il Grande Piano
Lettura boomer
Il Mi Ami ha un piano, scopriamolo insieme!

MI AMI 2026 – IL GRANDE PIANO

Niente nuvole all’Idroscalo, niente pioggia, niente diluvio universale, perché al Mi Ami 2026 non c’è nulla di biblico. Dal giorno 0, la serata dal biglietto economico, per intenderci, abbiamo capito qual è il vero piano di Mi Ami 2026. Ma prima di svelarlo, ripercorriamo insieme quanto è accaduto.


GIORNO 0

Anto’ fa’ caldo. Ma non ci si può dissetare senza ricaricare il braccialetto. Ma noi quel braccialetto non riusciremo a caricarlo, perché l’APPLICAZIONE non ce l’ha concesso. I contanti sono banditi dal festival, eccezion fatta per caricare il magico bracciale alle casse.

Lo sappiamo, è un’operazione di allineamento ai grandi festival internazionali, a loro volta allineati alle politiche anti-contante del World Economic Forum.

Allora niente contanti, va bene, ma date al popolo almeno la possibilità di pagare con la carta. Mi Ami, pensaci, il braccialetto potrebbe far desistere la clientela a consumare per la fatica di utilizzare l’APPLICAZIONE non sempre performante, o per evitare le code ai bunker del credito. Date dei POS agli amici baristi e vedrete strisciare migliaia di carte.

Al palco sponsorizzato dalle vacanze di gruppo millennial ci sono i Brucherò nei Pascoli, alla quarta volta di fila, più delle Champions League consecutive vinte dal Real Madrid nel triennio 2016-17-18.

Dall’altra parte, al palco compra casa a Milano per indebitarti per sempre con le banche, vediamo i Les Votives. I ragazzi suonano bene, nulla da dire, se la credono altrettanto. Tra una canzone e l’altra parlano come i doppiatori italiani dei film americani. A un certo punto suonano Falafel, la canzone per la Palestina.

Se i Les Votives avessero vissuto in un altro decennio probabilmente avrebbero scritto Arrosticini per il terremoto dell’Aquila.

E mentre i braccialetti fanno beeep, spunta un individuo dall’oscurità. Chiede ai baristi

-Quanti fusti abbiamo fatto?
-Circa 12.
-Bene, bene… (con la voce del Padrino)

Capiamo essere qualcuno di importante, qualcuno che tira le fila dalle retrovie del Mi Ami.

Torniamo al palco turismo, perché ricordiamo che al giorno 0 alcune aree del festival non sono sbloccate. Sul led compare una M. In un primo momento pensiamo a Il Figlio del Secolo, ma poi salgono sul palco i Ministri vestiti da pirati.

Bravi Ministri, siete Blast senza saperlo.

A un certo punto il Ministro al centro (Divi), ringrazia il Mi Ami perché è l’unico festival che resiste. Ci sale un po’ di tenerezza. Capiamo che i nostri amici corsari sono rimasti fermi al 2006, e che non hanno preso il libretto del festival all’entrata in cui svariate rassegne sono pubblicizzate, ma sono comunque dei bravi guaglioni. Poi una sbandierata e del sano stage diving: è una serata più che piacevole.

GIORNO 1

Il sole splende sull’Idroscalo e guai a chi si lamenta.

Le porte aprono alle 16 e noi subito le varchiamo. In mano ho un casco, e mi rendo conto di aver mandato in allerta l’intero staff della sicurezza. Almeno in quattro addetti tra volontari e guardie mi avvertono che dovrò lasciare il casco al guardaroba. Non avevo neanche sfiorato l’idea di portarmelo appresso per 8 ore. Non mollano, e mi scortano fino al bunker-deposito e per un attimo mi sono sentito il Presidente Andreotti. Pago i 3 € col bracciale magico.

Da qualche parte ci aspetta un agente della legione straniera, abbiamo appuntamento con i Dov’è Liana. Mi dice che non è ancora il momento, perché i backstage sono inespugnabili. Ci facciamo un giro, rendendoci conto del motivo per cui la SIAE ha tenuto una piccola conferenza al Palco Pepsi.

La colonna sonora di Mi Ami 2026 non si trova nella line-up o nella playlist ufficiale di Spotify, assolutamente no.

La colonna sonora di Mi Ami 2026 è composta da due canzoni: Non Finirà de I Cani e Mi e Ti di Krano. Durante ogni cambio palco queste due canzoni partono in loop, entrando nella testa dell’inerme pubblico, che può solo subire le due tracce a ripetizione. Contessa e Krano, sfregatevi le manine perché questa è tutta SIAE. Non può che esserci lo zampino della lobby dei fonici romani oppure dell’ex governatore del Veneto Luca Zaia, che ci aspettiamo di vedere a questo punto non al Vinitaly ma a Mi Ami 2027.

Ogni tanto tra una Non Finirà e Mi e Ti suonano anche altri artisti, tra cui Volpi e Lea Gavino. Ecco che all’improvviso il nostro contatto ci chiama

– Vi porto fuori i Dov’è Liana.

Ci diamo appuntamento vicino alla panda del Mago del Gelato che è in divieto di sosta. Eccoli coi foulard, sono bellissimi. Chiediamo loro qual è il loro kebabbaro fiducia. Li vedremo più tardi sul palco principale, quello della banca.

Al palco degli agenti immobiliari suona quello con la faccia blu. Salutiamo il suo batterista Gumo da Conegliano, che flexa un pantalone acetato, fisico potente e tatuaggioni, un chad. Poi partono i nomi grossi, arriva la folla, arrivano i Patagarri. Comprendiamo la scelta artistica.

In una line-up (furba) che si rispetti la band oratorio-friendly va piazzata.

Sì, lo sappiamo. Suonano bene, sono bravi, non rompete i coglioni. Anche il Mi Ami sa quello che fa, di più, lo sa benissimo. Lo sa talmente che a seguire sullo stesso palco c’è LVI, Tutti Fenomeni. Del suo ultimo disco ne abbiamo parlato qui, ma ci duole dire che Giorgio Guarascio e Blast non si sono incontrati al Mi Ami Festival. Tutto il resto è una conferma di ciò che già sapevamo. Dopo un monologo iniziale sull’accelerazionismo, partono le hit, e il pubblico canta a squarciagola. Tutti Fenomeni sorride con il suo oufit TUTTO NERO. Giorgio Poi se lo aspettavano tutti.

Love is not enough

E prima che arrivi la Niña a scatenare il movimento partenopeo sottopalco, ci dirigiamo dagli amici de Lamakkina. In 5 sul palco con un microfono a fare bordello. Sono i post-fuckyourclique? A un certo punto un ragazzo del pubblico salta sul palco, la sicurezza lo segue. Uno di loro si arrampica su una colonna del palco gridando

– Oh, e guardie se so prese er nostro amico, se se mettemo tutti assieme e meniamo e guardiee ohh.

Spettacolo

Faccianuvola congestiona le boulevard, forse meritava il palco grosso. Come la Niña è un artista che è difficile non apprezzare, l’abbiamo perciò osservato come arcieri dalle collinette del boschetto. Troviamo poi Hachiko, la Myss Keta gen z fiorentina, a cui abbiamo fatto qualche domanda prima della sua esibizione al Palco Quanto, che abbiamo capito essere il palco dove mettono quelli matti. Dice al microfono cose che i Patagarri è meglio che non sentano.

Infine i Dov’è Liana, che dopo un inizio live discutibile si riprendono sprigionando testosterone e tanta locura tra la folla dell’Idroscalo. E via con amanti, amore, love, bailando, eccetera eccetera. A un certo punto li spengono, assieme al coro da Parigi che si sono portati appresso. Dobbiamo ammettere però che ci dispiace non aver potuto seguire i due live in contemporanea di Emma e Maximillian, altri blastidi.

Il vento di love era troppo forte, la denatalità in questo paese è uno dei primi problemi da risolvere e i Dov’è Liana vanno spinti perché propongo la soluzione dell’amore.

GIORNO 2

Ci ripetiamo. Sole, sicurezza, casco, 3 €, beep, varchiamo nuovamente i confini del Mi Ami festival. È il giorno del grande afflusso, che non tarda ad arrivare. Ci dirigiamo subito verso il nostro primo obiettivo, Gioia Lucia.

Niente da dire: la guagliona è in gamba.

Dal palco il buon Yoisho che imbraccia il basso alza la birra in nostra direzione per un saluto. Più tardi lo troveremo al bar a ordinarsi un Paloma. Ha un’aria felice, sorride, sembra davvero contento. D’altronde, il debutto al Mi Ami non si scorda mai: è come la prima partita in Serie A o come il ripescaggio a Roland Garros… noi sappiamo 👀. Ci becchiamo poi in successione Sara Gioielli e Birthh, la prima sul palco grande (o Palco Sanremo), la seconda, sul palco gruppo vacanze Piemonte. Della performance di Sara Gioielli segnaliamo un momento archeofuturista: da dietro le quinte compare una figura umanoide con una tecnologia aliena sul braccio. Gliel’avrà procurata Tony 2Milli, ospite – se proprio vogliamo a sorpresa – durante il giorno 1. A tal proposito, possiamo dire che giustizia è stata fatta.

Avevamo chiesto dopo la scorsa edizione VERITÀ PER TONY 2MILLI, dato che l’artista calabromeneghino non aveva partecipato al festival, ma non per sua volontà.

Un’altra vittoria per il Serpente Antico Italiano e una delle prime per i ragazzi glaciali che giocano a hockey con lui, teneteli d’occhio.

Abbiamo detto Palco Sanremo, sì, e lo ribadiamo. Perciò è giunto il momento di svelare quello che è il Grande Piano di Mi Ami 2026.

Chiunque sia stato almeno una volta al festival sa bene che è facile veder gironzolare tra il pubblico cantanti, personaggi semi famosi, gli stessi artisti e musicisti che ovviamente prendono parte della line-up, e i vari ospiti, su tutti, potete giocarvelo facile da Sisal, Vasco Prezzemolino Brondi. Ma quest’anno, tra i super vip di cui segnaliamo anche Elodie con la scorta, c’era proprio lui. Colui che è membro del nuovo CdA del Music Business italiano: Stefano De Martino. Oltre a invadere le nostre televisioni, a scoparsi tutte le donne più belle della penisola, a vendere shampoo in tv, il buon Dema è stato spottato con il nostro amico, nonché boss dei boss del Mi Ami, Carlo Pastore. Fare 2+2 è un’operazione semplice, vedrete che chi si è fatto il palco grande quest’anno con buona probabilità lo vedremo partecipare a Sanremo 2027.

Supporta il tuo kebabbaro di quartiere

Mi Ami non è più il festival della musica indipendente, non è il festival che resiste, come dicono i Ministri. No, Mi Ami è diventato il pre-festival (di Sanremo).

Attenzione, ci rendiamo conto che la nostra non è una grande intuizione. Infatti, non è qui che vogliamo arrivare. Quello che chiediamo a gran voce agli amici che contano del Music Business è

fate partecipare Joaquim Merdavic a Sanremo 2027

Alla fine le cose più fighe al Mi Ami si vedono sempre lì, al palco degli artisti matti (Palco Quanto). La tutela della sottocultura musicale di cui il festival si è sempre fatto garante andrebbe sancita come principio costituzionale, chissene frega dell’indipendenza dei giudici o delle regioni a statuto speciale. Ci riconduciamo qui anche all’altro punto, ovvero l’ingerenza veneta. Se al Palco Sanremo abbiamo visto la Niña portare con furore il napoletanesimo, elemento che sarà preferenziale nel processo di selezione del Dema, non manca un vento caldo che soffia dal nord est, in primis con Joaquim Merdavic. Siamo pienamente convinti che a Mi Ami 2027 vedremo gironzolare Luca Zaia tra la folla per dar man forte agli artisti della sua amata regione. A corroborare questa tesi, segnaliamo una delegazione veneta presente al festival con la divisa ufficiale della U.S. Venezia.

Ah, giocatevi su Polymarket Tutti Fenomeni a Sanremo 2027, poi ringraziateci.

Non ci siamo cagati i Nu Genea, ma abbiamo visto l’amico Castello con un live che sembrava infinito, sarà stato il caldo o la scaletta alla Castello che dopo un po’ rompe i coglioni. Il ragazzo ha comunque coraggio, e a una certa scherzando sullo sponsor del Palco Sanremo tira una frecciatina alle compagnie bancarie che finanziano i conflitti.

Ma intanto il buon Marco si è preso il cachet gentilmente offerto dallo sponsor, forse lo avremmo fatto anche noi.

Venerus a parte che sarà già stato citato con enfasi da altre decine di testate, ci ascoltiamo un po’ di Motta. Lui è un boomer che sa di esserlo, e abbiamo apprezzato. A una certa, un fan cade a terra per il tipico calo di zuccheri, ma Motta nonostante i segnali di fumo ha continuato a suonare imperterrito. Dall’altra parte del festival si è combattuta una guerra, il vero pogo di Mi Ami 2026, così narra chi c’era. Sono passati i Cavalli Mongoli, ma incontriamo i reduci del campo di battaglia che si chiedono dove sia l’after. Ma l’after al Magnolia pare non ci sia.


E qui andiamo al

GIORNO 3

Amici del Mi Ami, però se non ci organizzate l’after, e assecondate il buon Marco Jacopo Bianchi per la messa domenicale, ok i possessori del biglietto dell’ultimo giorno, ma come fanno gli impavidi/danarosi che si sono fatti i 3 giorni prima?

L’evento inizia alle 8 e finisce alle 13, almeno così dice l’annuncio ufficiale.

La realtà è che alle 11:30 si ferma tutto perché fa troppo caldo, e il primo a mollare è proprio Cosmo, l’artefice di questo bello scherzetto. Ci dirigiamo all’area cibo, hanno sbloccato i POS, si può pagare senza braccialetto. Si narra di un torneo di burraco, noi vediamo qualche ombrellone e tanti tavoli sotto il sole, e ci immaginiamo le consuete notizie che segnano l’inizio dell’estate, con i numeri di decessi di persone anziani a causa del caldo.

Finisce così il nostro Mi Ami 2026.

Vogliamo aggiungere qualcosa. Al di là della storia di Sanremo, mai come quest’anno ci siamo resi conto che la rassegna è diventata davvero qualcosa di molto molto grosso. Personalità eminenti, una promozione pesante, per un mese il monopolio dei contenuti sui social: tutti parlano del Mi Ami. D’altronde, le foto delle rispettive serate erano già fuori ancora prima che tornassimo alla base. Mi Ami 2026 non è diventato soltanto il festival dei festival italiani, o il pre-festival di quello (ancora per poco) più famoso che fanno in Liguria.

Il Mi Ami è diventato un’istituzione, anzi, una colonna sempre più portante che il Music Business prova a controllare.

Ma per essere colonna portante del Music Business, bisogna sapere fare i conti, come l’uomo dei fusti delle birre del giorno 0. Allo stesso tempo essere parte integrante di un sistema può rivelarsi una grande opportunità, perché chi fa parte del sistema detiene i mezzi del sistema, e quindi può colpirlo. È quello che ti chiediamo Mi Ami.

Vogliamo vedere buggare il Music Business.

Come? Piazzate gli artisti più matti sul palco grande e lasciateli compiere il loro destino storico. Ricordiamoci che viviamo tempi folli, e chi non è folle non può sopravvivere a lungo.

Già ce lo immaginiamo: Nu Genea in apertura a Joaquim Merdavic al Mi Ami 2027.

Noi di Blast lo diciamo da tempo, accelerare. Per sconfiggere il capitalismo serve ancora più capitalismo.

E forse l’ha capito anche il Mi Ami.

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