Il Fantasma Alcolizzato

Il Fantasma Alcolizzato
Periferia. Comunità di emigrati. Cina e Nordafrica. Questo il set, gli avvenimenti sono assolutamente inaspettati.

Come ogni mattina il supermercato del signor Ming era aperto fin dalle otto del mattino. 

Il proprietario si piazzava alla cassa subito dopo aver scoperto le saracinesche e mezz’ora dopo uno dei suoi nipoti gli portava la colazione d’asporto; ogni giorno lui tirava fino alle otto di sera.

Voleva assicurare un futuro agli amatissimi figli e  nipoti e per farlo nutriva a prezzi un po’ sospetti ma convenienti due comunità, quella cinese e quella italiana, nella ridente e leggermente sonnacchiosa cittadina toscana in cui risiedeva.

E anche quella mattina, per continuare a montare i tasselli di quel futuro, si preparava a fare da confidente e bottegaio diviso fra il quartiere cinese, il vecchio quartiere autoctono e varie altre sconclusionate parti sociali:

Ming padroneggiava l’italiano, come l’inglese e lo spagnolo, tanto da far scomparire l’accento.

La fatica di ogni giorno non era solo quella di tenere in ordine la merce, esporre nella giusta misura prodotti per i conoscenti e per gli italiani senza creare una visione squilibrata agli occhi della clientela, né mantenere un po’ di pulizia in mezzo a quel quartiere lurido, ma anche nel saper conversare, comprendere e stabilire un coinvolgimento sincero ma bonariamente cortese con decine di persone, in breve il mestiere di un vero bottegaio.

Quella mattina alle nove e mezzo, il vecchio signor Giangastone passò a fare la spesa, come sempre.ù

Eh, come la va, Ming?

Ah, come al solito, e lei? Mi racconti…

La loro conversazione s’interruppe quando entrambi notarono, con la coda dell’occhio, una sagoma molto alta che dondolava fuori dalla vetrata anteriore del locale, osservando l’interno. 

Era un ascaro allampanato dal volto impallidito e allungato reso sgradevole da un’espressione truffaldina; aveva capelli brizzolati, la pelle stiracchiata sul cranio e occhi marrone chiaro. 

Indossava una giacca consumata e sotto una felpa, pantaloni e calzature egualmente usurati.

 Lo guardarono negli occhi: in risposta, lo sguardo dello straniero aveva una scintilla di pacato scherno.

Poi quello sconosciuto si allontanò.

Guardalo… sono tre settimane ormai che quel tizio bivacca per il quartiere! Dice di chiamarsi Ahmed e di venire dall’Egitto e che sta in un condominio occupato fuori dalla periferia.

Io l’ho visto solo ai bar o nei negozi a comprare alcolici e a chiacchierare

osservò scocciato il signor Giangastone.

Sì, non sembra un tipo molto rassicurante

mormorò Ming, passando una mano di straccio sul bancone.

Sì, è uno di quei tanti che sono arrivati negli ultimi tempi con quelle ondate di rifugiati dal mare… insomma, per lo più rompono le tasche.

Mica come, insomma, voi cinesi o gli albanesi

In che senso, scusi?

Il signor Giangastone tentennò imbarazzato, vittima del suo stesso scivolone discorsivo

Ah scusi, insomma, volevo dire… che voi ci siete già da tanto tempo e ci siamo tutti abituati, e poi voi siete delle brave persone…  devo andare, buona giornata!

Alle 3 del pomeriggio uno dei nipoti di Ming raggiunse il negozio e lo zio gli chiese di rimanere al bancone mentre lui andava a compiere un’ispezione al reparto surgelati; era convinto che da qualche giorno i frigoriferi facessero un rumore strano e quando girò l’angolo di uno scaffale per raggiungere la parete che ospitava i prodotti freddi avvistò il profilo di un’ombra alta ed emaciata, avvolta in abiti logori: lo stesso straniero che era passato davanti al negozio quella mattina, il misterioso Ahmed.

Ming credette che lo sconosciuto stesse osservando con morbosa attenzione gli alcolici.

Scusate, desidera qualcosa?

annunciò il negoziante; lo straniero lo guardò con gli occhi serrati, un sorriso sbilenco che rivelava denti grigiastri.

Oh, non tengo soldi al momento.

Davo solo un’occhiata, lei ha proprio un bel negozietto…

mormorò quello, fissando Ming dritto negli occhi.

Si guardarono in silenzio per almeno venti secondi.

Ciao.

lo straniero levò una mano e camminò via verso l’uscita, con un’andatura dinoccolata

Ming tornò pensieroso alla sua scrivania e riprese il suo posto; mentre riapriva il portatile che teneva sotto una pila di fogli, il nipote lo guardò apprensivo.

Zio, sei preoccupato per quel brutto tipo che è uscito ora?

Non proprio, sono sconcertato…

Ho già visto la sua faccia da qualche parte e se è vero quello che penso, per quanto assurdo…

.mormorò il negoziante mentre digitava frettoloso sulla tastiera-

Erano le una di notte.

Il supermercato di Ming era chiuso, fuori non c’era un’anima e non s’udiva un rumore.

Una figura incappucciata e altissima scivolò verso l’ingresso del negozio; forse si limitò a passare una mano sull’entrata, fatto sta che comunque le porte si spalancarono davanti a lui e lui entrò dentro, per poi scivolare silenzioso fino al reparto surgelati.

Piegando la propria testa su uno dei congelatori, calò le mani sul vetro. 

E le luci si accesero.

L’intruso si voltò verso destra: Ming impugnava una spranga e lo fissava torvo.

Fermo lì.

Paranoico! Ti ho fatto una bruttissima impressione, tanto brutta.

esclamò lo straniero nordafricano che era apparso quella mattinata, scoprendosi il capo col cappuccio.

Invece ho fatto bene a stare in guardia.

Come hai fatto a entrare?

Ho i miei trucchi…

Ming deglutì nervosamente Soprattutto, come fai a essere ancora in piedi? Tu dovresti essere morto!

Lo straniero spense il suo sorriso provocatorio.

Non ho capito?

La seconda volta che ho visto oggi il tuo grugno ho avuto una sensazione di déjà-vu

io leggo molti giornali italiani e guardo parecchi servizi su internet.

continuò Ming, senza staccare gli occhi dallo straniero

Ora vanno di moda le notizie sull’immigrazione e sugli stranieri e un mese fa hanno trasmesso un servizio su un incidente stradale avvenuto in Veneto che ha ucciso tre ragazzi di origine nordafricana.

Un incidente causato dalla guida in stato di ebbrezza.

Hanno mostrato le foto dei tre ragazzi morti per quel servizio e nonostante tu ti sia tagliato i capelli, si riconosce benissimo che sei uno dei tre, anche se ora sei qui con me, in Toscana…a zonzo. 

Cosa diavolo sta succedendo?

Lo straniero sogghignò, sinistro

Sei così cattivo da negare da bere a uno fantasma?-

Non dire scemenze. 

Ming scosse la testa

Gli spiriti non rubano alcolici come te e poi tu hai ancora un corpo. 

Qualcosa mi dice che non sei un morto fuggito dall’obitorio, ma qualcos’altro.

Cosa diamine sei?

sbottò irato il negoziante

Lo straniero incrociò le braccia, assumendo un’espressione accondiscendente.

Dopo aver atteso l’occasione per molti giorni nascosto sotto i tavoli dell’obitorio, ho preso possesso del cadavere di quel terrestre.

Pensavo che nessuno avrebbe sentito la sua mancanza e che avrei potuto ottenere documenti falsi o nascondermi in qualche buco, così la notte stessa sono salito su un treno senza pagare il biglietto e una volta sceso mi sono tagliato i capelli da solo e ho rubato dei vestiti da un cassonetto. 

Con l’alcool posso disinfettare questo corpo e le sostanze nei liquori mi nutrono e uccidono i decompositori.

Io vengo da Urano e non posso muovermi tra di voi, in questa aria, senza travestimento.

Capito, scimmia pazza?

Lo straniero sorrise di nuovo, scoprendo minaccioso ancora i denti bianchi.

Allora, quale storiella è meglio, il fantasma alcolizzato, o questa? Tanto non ti crederà mai nessuno, vecchio e ora non ci credi neanche tu, ah ah ah...

La risata dello straniero s’interruppe e il sorriso sparì dal volto olivastro per lasciar spazio al terrore quando, in un secondo, gli occhi piccoli del negoziante si deformarono, divenendo due enormi fanali dalle pupille verde smeraldo; anche la pelle mutò, divenendo marroncina e estremamente rugosa e ruvida.

Hai fatto male a venire qui, in questa città.

Noi Marziani abbiamo stabilito una comunità qui trent’anni fa e siamo riusciti a integrarci perfettamente, grazie alle nostre capacità mimetiche.

Gli umani ci considerano parte della loro società e alcuni sanno anche della nostra esistenza. 

Stiamo sia tra i nativi di questa zona che tra gli immigrati.

Non abbiamo bisogno di gente disonesta o stupida che ci rovini la piazza attirando attenzioni indesiderate, quindi stammi a sentire: ti offro volentieri un lavoro da fattorino che ti permetterà di pagarti una vita dignitosa ma riprova un’altra volta a rubare o a commettere un altro guaio che attiri attenzioni di troppo e mi assicurerò che tu finisca fritto sulla tavola di qualche umano.

Ci siamo intesi?

L’Uraniano incominciò a tremare, le ginocchia incrociate.

-Ok, posso essere sincero…? I liquori terrestri mi servono anche perché li adoro e mi fanno dimenticare in parte la mia situazione schifosa!

Vi prego, proteggetemi dagli umani: loro non sono mica come voi Marziani… voi sì che siete brave persone!-

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