Lettera d’amore alla Réclame

Lettera d’amore alla Réclame
Lettura zostile
La Réclame è mobile, qual piuma al vento Muta di forma, e di pensiero Sempre un amabile, leggiadra musa In IA o in riso, è menzognera

Cara Réclame,

Ti scrivo questa missiva per dirti che sono una tua grandissima ammiratrice.

Sono certa che te lo dicano in molti ma nel mio caso non è un’esagerazione: da piccola mangiavo solo se c’eri tu in televisione. Non con Bonolis, non con Gerry Scotti o Striscia la Notizia con il Gabibbo, ma solo con te. Mia madre si disperava a cambiare continuamente canale perché avevo assolutamente bisogno di vederti.

Quanto sei cambiata negli anni Réclame!

Non si dice mai l’età di una signora ovviamente, ma gli anni che hai li porti benissimo. Ne hai viste e vissute di cose tu e probabilmente ne vedrai ancora finché non arriveremo al collasso della società capitalistica moderna e, durante l’apocalisse punk-nucleare, dovremo tornare al baratto. Ma sono convinta che sarai presente anche lì, sotto forma di pin-up americana somigliate una certa bionda con ottimi jeans, disegnata su un cartello arrugginito.

Sei così longeva ed importante che ti studiano persino nelle università di tutto il mondo, pensa un po’. Esistono persone che dichiarano di conoscerti a menadito addirittura, esperti in tutto ciò che sei.

Secondo me mentono, nessuno può davvero apprendere appieno ogni tua versione e declinazione.

Da semplice inserto sui giornali cartacei a fenomeno mondiale capace di creare meme e controversie… Non tutti possono vantare una così ampia gamma di sfaccettature come te. Sei di fatto un pilastro portante della convenzione dei consumi della nostra società per quanto tu sia al tempo stesso una cosa così mutevole ed effimera.

Come tutte le grandi star, sei partita da umili natali: le tavolette d’argilla, le prime scritte sui muri dei centri abitati, il sempre eterno passaparola… Già molto prima di quanto non si pensi tu eri qui tra noi, a muovere le opinioni e ad influenzare i desideri e le necessità degli esseri umani di tutto il mondo.

È strana la vita, non trovi? Ormai sei così diversa e allo stesso tempo così simile alle tue origini.

Dopo l’avvento della stampa hai iniziato a comparire in una nuova forma. Piccoli inserti sui giornali con incisioni, pamphlet, poster e piano piano hai cominciato a diventare qualcosa di più di un semplice mezzo pratico usato da chiunque volesse incrementare le vendite.

Sei diventata bella.

I poster pubblicitari nati nel periodo che ora chiamiamo Art Nouveau sono, secondo me, la tua forma più bella. Donne eleganti, colorate, dai tratti delicati che paiono principesse o fate uscite da un libro di fiabe e che invece sono la réclame di una marca di assenzio, biscotti o biciclette o anche di cosmetici e profumi. Così semplice eppure così elaborata, hai segnato gli anni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.

Alphonse Mucha, Manifesto pubblicitario per le Bieres de la Muse, 1900 ca. Bella e alcolizzata.

Ancora adesso moltissimi adorano la tua forma Art Nouveau, al punto che alcune tue rappresentazioni in tale stile vengono usate come decorazioni nelle case dei millenial o di sedicenti esperti interior creators quando un cliente vuole la “vibe vintage” e studiate durante le ore di storia dell’arte.

Poi sei sbarcata in radio e lì, nonostante nessuno potesse vederti, ti ascoltavano tutti. Ti hanno dato voce speaker ormai ridotti in polvere e signorine con cori allegri e motivetti che possono ora essere considerati tra i primi tormentoni della storia.

Oh, che colpaccio che hai fatto quando sei arrivata in TV!

Certo all’inizio eri un po’ spenta e hai dovuto aspettare parecchio prima che finalmente di facessero la tinta del colore che volevi tu, ma versatile come sei eri già a casa fin dalla prima trasmissione. Anzi, eri in casa! In Italia ti hanno addirittura dedicato un programma serale tutto solo per te e piaceva tantissimo al pubblico. Piaceva così tanto che ora si trova anche su YouTube in compilation da vedere una dopo l’altra.

Come ogni artista, più passavano gli anni e più hai spaziato tra generi e varietà di performance. Alcune più riuscite di altre, certe ancora ricordate con molto affetto. Sei così adattabile ma al tempo stesso così costante che sei diventata paradossalmente universale in tutto il mondo. Certo ti sei dovuta adattare alle diverse culture globali, ma hai sempre mantenuto il tuo obbiettivo e la tua natura. Figurati che ora la gente paga tantissimo per metterti durante le pause del Super Bowl e certe volte sei diventata più memorabile della partita stessa, perché corteggiata da grandi artisti come Kanye West.

Ovviamente anche tu hai avuto i tuoi momenti bassi, succede anche ai migliori. Hai fatto cose che per la sensibilità odierna sono… beh, non molto politically correct diciamo. Non che fosse colpa tua eh, erano i tempi che correvano ovviamente. Tutti commettono sbagli. Però… ecco tu ne hai fatti un po’. Un pochino. Un po’ tanti a volte, ma era colpa dei team creativi, errore umano non tuo di certo.

Certo, a pensarci bene forse avresti dovuto accostare un po’ di meno i neri col pollo fritto nelle pubblicità di KFC o lo sporco in quelle di detersivi o bagnoschiuma.

Altre volte sei stata proprio cringe. Come per la pubblicità del Buondì Motta. Il meteorite era divertente la prima volta, fai anche la seconda. Ma bisogna sapere quando dire basta e tu a volte non ne sei capace. O la pubblicità del “Mago dell’Esselunga”, che è stata addirittura distribuita ai clienti in formato DVD per poterla vedere comodamente a casa in director’s cut integrale. Ovviamente l’avevo anche io. La scena del pesce mi ha sempre fatto cringiare, questo sfortunatamente lo devo ammettere, mi dispiace.

Ma hai fatto anche tante cose belle! Il tuo lavoro con Michael Jackson è tuttora iconico e ha rappresentato una generazione ed una cultura ormai passate, ma ancora apprezzate. In terra italica hai portato scene e personaggi iconici. 892-892, con scenografie e protagonisti da porno anni ’80. Con Ponti hai fatto mangiare a dei ricconi un’intera zolla d’erba. Con la brava Giovanna (brava) di Saratoga hai portato il concetto di threesome ricconi-domestica figa nelle case di tutti gli italiani creando i primi fetish per i maid dress in un pubblico inconsapevole. Prima delle horsegirl di Uma Musume c’era il cavallo goloso di caramelle (lui sì che non avrebbe perso una corsa a differenza di quella pazza in culo di Gold Ship), e tutti volevano usare il bagno di casa di Paolo.

Per non parlare dei tuoi lavori sui profumi: fotografia da premio Oscar, testimonial famosi e bellissimi, location e inquadrature che Sorrentino se le sogna la notte… per poi capire solo alla fine che era la pubblicità di una eau de toilette di Giorgio Armani. Cosa ne sappia uno stilista di profumi nessuno l’ha mai capito.

Erano altri tempi. Non che ora tu sia cambiata molto eh, sia chiaro. Sei ancora tu. Solo che ti hanno resa più odiosa a tratti. Impicciata ovunque sempre, vista a ripetizione troppe volte, ormai un po’ banale…

Mi dispiace dirtelo réclame, ma a volte ormai non ti riconosco più.

Soprattutto ora che per lavorare stai ricorrendo all’IA.

Stanno passando i tempi in cui valeva la regola d’oro di Boris:

“Nella fiction la fotografia non deve essere più bella di quella della pubblicità, se no la gente cambia canale: hanno pensato a tutto!”Duccio.

Cosa ti è successo?

Eri così creativa, entusiasmante, a tratti cringe, sì, ma davi lavoro a moltissime persone. E ora sei solo un’entità digitale nata dal prompt “generic white man wearing a t-shirt, 6’5” blue eyes” che parla di come creare un sito web sempre con IA. O peggio ancora, una canzone vuota e senza rime su come la procrastinazione (perché l’algoritmo non permette di dire “depressione”) non è pigrizia, ma deriva dal trauma per spingere la gente a scaricare una sedicente app di aiuto psicologico che a ben guardare è un period tracker, ma camuffato per gli uomini.

O peggio ancora, quella schifezza (perdonami ma devo dirlo), quella spazzatura immonda dello spot per Sanremo Giovani.

Dio, lì hai toccato il fondo del cringe e hai raschiato il fondo del barile e tutta la terra sotto per trovare Agartha e costringere Yakub a pagare anche lui il canone Rai.

Non hai più set stupidamente elaborati come il paradiso con una moka Lavazza gigante. Non hai più canzoni o motivetti senza senso. Ormai stai diventando una fredda sequenza d’immagini totalmente artificiali senz’anima, un AI slop legalizzato dalle logiche fallaci di un mercato che punta solo al guadagno e ha deciso di abbandonare la produzione dell’undicesima arte che eri tu (solo i reel di Proiettili si salvano).

Sei cambiata. Stai cambiando. Cambierai ancora. Chissà se tra cento anni avrai ancora dei legami, dei rimandi a ciò che sei adesso, o se sarai più artificiale di una housewife di Jersey Shore.

Però, nonostante tutto, io ancora ti amo.

Forse ormai è un amore tossico, forse la nostra è solo una storia yuri doomed by the capitalistic narrative. Forse non sei tu, forse sono io. Io, che abbagliata da una versione idealizzata che ho di te nella mia testa non riesco ad accettare che tu possa cambiare così. Forse.

Nonostante tutto, tu ci sarai sempre nella mia vita. E io in qualche modo sarò nella tua, un unskippable adv di Deliveroo su Netflix alla volta.

XOXO,

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