TERMOPOLITICA ED ENTROPILL 

TERMOPOLITICA ED ENTROPILL 
A che età hai scoperto che la politica è tutta una questione di termodinamica? 

Esatto, hai sentito bene, tutte le ideologie politiche nascondono una base di scientismo nerd che probabilmente farà storcere il naso a qualche idealista. Ma a me poco importa.

La prima cosa da capire è che l’universo cerca di generare entropia il più velocemente possibile. Come lo sappiamo? Grazie alla seconda legge della termodinamica. La prima ci dice che l’energia si conserva e la terza ch… insomma, credo che le abbiate già studiate a scuola.

Cos’è l’entropia? Per spiegarlo in modo semplice: se lanci per un fottio di volte due dadi ti accorgerai che è più probabile che il numero che esca sia il sette piuttosto che il due o il dodici, perché le combinazioni di numeri che corrispondono al sette sono più di quelle che corrispondono al due o al dodici.

Questa è la massima entropia, ovvero la condizione di un sistema a cui corrisponde il maggior numero di stati diversi e di disordine.  

Quindi, partendo dall’osservazione che l’universo cerca di raggiungere il massimo grado di entropia il più rapidamente possibile, il significato della vita è… generare entropia. “Ma questa prospettiva fa schifo!”, beh se vuoi puoi tornare a farti le pippe su quanto sia puro il tuo idealismo fai pure, oppure accetti l’entropill e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. D’altronde non ho deciso io che il ruolo dell’umanità è quello di aiutare il nostro universo a finire nel brodo atomico della morte termica, dato che alla condizione di massima entropia corrisponde quella di minima energia, schematizzabile come lavoro o, appunto, calore. 

In realtà la termodinamica offre alla natura un obiettivo più entusiasmante della morte per calore. Questo obiettivo è noto genericamente come adattamento per dissipazione, il che significa essenzialmente che gruppi casuali di particelle lavorano per organizzarsi in modo da estrarre energia dall’ambiente circostante nel modo più efficiente possibile (per “dissipazione” si intende l'aumento dell'entropia).

Quindi, se un impero coloniale invade un paese del Medio Oriente per fregargli il petrolio, sta solo aderendo alle sacre leggi della termodinamica, pertanto non solo è legittimato, ma fa pure bene.

La negentropia è invece la riduzione locale dell’entropia. Ci sono quindi due impulsi, uno dissipativo che cerca di incasinare tutto e l'altro che cerca di mettere “ordine”, che sono rispettivamente lo spirito dionisiaco e lo spirito apollineo, quelli su cui si segava il nostro romanticone Nietzsche.

Come possiamo conciliare questi due spiriti? La seconda legge della termodinamica ha una risposta: sebbene l’entropia totale debba aumentare, è consentito diminuirla in alcuni luoghi a condizione che aumenti ancora di più altrove. Pertanto, l’obiettivo pratico dell’umanità è quello di essere un ambiente ordinato al suo interno ma che genera caos al suo esterno (come nella Germania Nazista)

Ovviamente se il senso della vita è la produzione di entropia attraverso la dissipazione di energia, allora l’evoluzione favorirà gli organismi più veloci ed efficienti in tal senso; e qui subentra il discorso della selezione naturale darwiniana, che è la sopravvivenza e la moltiplicazione del più adatto.

Tutto ciò si ricollega alla cibernetica, la teoria generalizzata dei flussi che reiterano se stessi. Gli uomini cercano cibo, sesso, potere (inteso come dominare i simili) e comfort, ovvero ciò che attiva la dopamina attraverso un sistema (quello nervoso) schematizzabile come quello di input che programmano output e viceversa, ossia quello alla base di una macchina cibernetica.

Ora sorge la domanda: ma qual è l’ideologia più termopoliticamente basata?

Per stabilire ciò bisogna prima definire il concetto di ordine, un altro tassello fondamentale dell’entropill.

L’ordine è spesso confuso con l’autorità o la gerarchia. La nozione di ordine è in realtà strettamente legata alla nozione di informazione. L'ordine è un modo di ricordare e scambiare informazioni. Per questo la vita mira a ordinare l’informazione poiché un sistema che non può più immagazzinare e scambiare informazioni muore. Ciò che chiamiamo società funzionale riesce a fare questo.

La vera differenza tra la sinistra e la destra è che la sinistra cercherà una maggiore standardizzazione mentre la destra enfatizzerà la differenziazione. La sinistra ritiene che la società sarà più funzionale se tutti potranno partecipare senza discriminazioni. La destra ritiene, al contrario, che ciò che rende funzionale una società si basi sull’istituto della discriminazione. 

Una volta ammesso che una società è come un organismo o più precisamente come una struttura dissipativa, allora capiamo che più che la malleabilità e la stabilità, ciò che costituisce la destra sarà l’aumento del numero delle diversificazioni e ciò che costituisce la sinistra sarà la tendenza opposta: appianare le diversità con una tendenza decisamente neghentropica. Perché lo sto dicendo? Una struttura dissipativa essendo autocatalitica ha una tendenza naturale ad accelerare. L’Autocatalisi può essere vista come una reazione a catena, come osservato ad esempio con una bomba nucleare. Avrà necessariamente bisogno di feedback per controllare questa reazione a catena e mantenere la sua omeostasi. 

Entrambe le culture politiche permetteranno di oscillare attorno a un punto critico in modo sempre più efficiente, imparando strada facendo. Sarà quindi opportuno misurare un fattore chiave che è il motivo di questa oscillazione attorno al punto critico e cioè la produzione di entropia o la dissipazione di energia. 

Quindi credo che la destra sia l’accelerazione che porta alla diversificazione e al caos e la sinistra sia la ricerca di stabilità intorno a un modello omologante.

Possiamo quindi vedere una società umana come un sistema cibernetico basato su circuiti a feedback positivi e di cicli di feedback negativi che cerca di massimizzare il flusso di energia e materia che lo attraversa.

Ora scusatemi ma devo andare a prendere le medicine.

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