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4 Novembre, 2022 - All'Italia Mentale

4 Novembre, 2022 - All'Italia Mentale
Il 4 Novembre ricorre una festa nazionale, il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del paese italiano. Oggi è quindi una giornata di orgoglio, o è solo folklore?

Realismo Patriottico

Io (Anonimo Milanese) non ho nessun rispetto delle forze armate. Io semmai lodo il gesto valoroso di chi si è lanciato oltre la trincea, con una linea di febbre eroica, verso una causa impossibile e sicuro che il suo gesto avrebbe fatto la storia.

Suona la carica, suona il fischietto, il soldato esce dalla trincea, sapendo che morirà. Un gesto assurdo. Un gesto unicamente di sfregio: i suoi superiori bevono insieme ai savoiardi nella loro lussuosa reggia, aspettandosi di vincere, o perdere, poco cambia. I suoi commilitoni sono lì perché sanno che dietro di loro, l’austriaco, il francese, il tedesco, l’arabo, l’americano avrebbe preso la sua terra, quella dei padri suoi e della sua famiglia.

Sfregio. Perché dimostra che senza il soldato semplice, volontario, non ci sarebbe il grasso superiore dietro la prima, seconda, terza linea. Dimostra il suo parassitismo, il suo inutile scopo e come inutile sia il concetto di vittoria, di perdita. Tutto si decide con un fucile in mano, un coltello tra i denti. Non esiste nessuna geopolitica, nessuna psicologia riesce a stargli addietro, lui corre, tra il suono del fuoco di soppressione, sa benissimo che arriverà la sua ora, e l’accetta.

La morte è democratica.

Eppure un giorno presero la sua terra, in un modo o nell’altro, senza forza, senza nessuna diatriba, senza nessuna lotta. Sua moglie beve micro-plastica nemica, gode di film dove i nemici e i suoi servi sono belli, sono loro coloro che l’hanno liberata. Non esiste più una patria, semmai, esiste unicamente un assoggettamento silenzioso. Quando torna a casa, il fiero partigiano, il garibaldino, il legionario fiumano, il soldato con la picca, trova solo un ennesimo potente a giocare a dadi col nemico, scommettendo famiglie, suolo e sangue per un ritorno economico.

Sua figlia non parla la sua lingua, quella dei nonni. Suo figlio si fa grasso, depresso e debole tra i beni del nemico, e cadono via via le regole dei suoi padri, dietro una vittoria mutilata.

Il peso della comodità, il peso di vendere la pelle al miglior offerente.

E quando anche il più straniero di tutti, il più alieno, il più forestiero beve, mangia e prega gli idoli del nemico, con uno slancio vuole tornare a quella Madre Trincea.

E torna da Monna Guerra, schierato a combattere guerre per il nemico. Interessi economici, grandi investimenti, golpe democratici, li ha collezionati tutti sulle nostre spalle, e su quelle dei soldati. E non vi è nulla, non vi è gioia, solo servilismo verso quello che fino un secolo fa accoglievamo con la canna del fucile.

Io(Anonimo Milanese) non ho rispetto delle forze armate, io non rispetto un servo.

Alalà

Oggi, 4 Novembre 2022, l’Italia non difende nessun interesse a schierarsi in una guerra, difende semmai i suoi padroni. Non vi è orgoglio in una guerra economica, non vi è eroismo in un soldato in Iraq o in Afghanistan, non vi è tanto meno eroismo nell’annoiato soldatuccio in piazza Duomo a Milano, a Firenze, a Napoli, a sorvegliare piazze, a non sfregiarsi il volto, a non subire ferite, solo a sorvegliare.

La vera guerra è spirituale, il soldato è un atleta dello Spirito. La velocità, il dinamismo e la violenza morirono quando entrammo in quella o quell’altra alleanza internazionale. Intesa, Asse, Nato, Unione Europea. Hanno nomi e cognomi che oggi si elogiano, hanno nomi e cognomi che oggi vengono insegnati ai nostri fratelli, ai nostri figli. A italiani e stranieri. A lavoratori e disoccupati. A bianchi e neri. A destra e sinistra.

Oggi l’Italia non mi appartiene, non mi rappresentano le sue forze e come non alzo il braccio teso, come non serro il pugno alla fronte, come non mi segno davanti alla loro tomba, così loro sono morti, illusi di cambiare qualcosa, illusi di fare il volere della Sacra Italia.

Mi mette tristezza sapere quanti volontari abbiamo sacrificato difendendo un sistema malato, una società decadente e lenta, a sapere che a Nassyria un convoglio di miei fratelli è morto difendendo un americano, a sapere che ad E Alamein per difendere interessi di un baffo buffo sono morti i miei fratelli, a sapere che sul Carso hanno dato sangue e sudore i miei fratelli, difendendo un savoiardo.

Dov’è il Risorgimento, dov’è la Vittoria Mutilata, dov’è l’Italia?

Sepolta, sotto il culo di un padrone, sotto il grasso del nemico e sotto dieci, cento, metri di terriccio in un camposanto.

Viva l’Italia.

4 Novembre

Postilla (di Neuromemer)

L’articolo è davvero una bomba, assemblata con dinamite, disprezzo e tristezza. Cosa più triste, è un articolo vero, è così. Solo che io penso che giornate come quella delle forze armate devono essere giornate di orgoglio, orgoglio per chi è morto in guerra in un modo e nell’altro. Gente che si è sacrificata perché credeva in qualcosa o per difendere chi aveva a cuore.

Sono loro le forze armate.

Oggi sicuramente il patriottismo non è di casa, non sono i giorni della Repubblica Romana però feste come queste sono utili occasioni per ricordare, non a me, non a te, che le forze armate non sono quelle dei presidi alle stazioni ma quelle che hanno dato la vita per l’Italia. Per questo io penso che le forze armate non siano servi, perchè tra i tanti qualcuno si salva, qualcuno che ama il paese autenticamente e non una sua rappresentazione irreale e in vendita.

Quelle sono le forze armate, gli altri sono porci.

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