Elegie dall'orlo del collasso

Elegie dall'orlo del collasso
Lettura boomer
Ritornano le schizopoesie...

Ci sono arrivate per email, senza preavviso, senza firma, come un sibilo in una notte troppo lunga. Due poesie, due elegie che gridano di un cuore straziato, di mani tese verso un senso che sembra sfuggire sempre più. Abbiamo scelto questo titolo perché racchiude il precipizio su cui si muovono: un collasso intimo, perciò universale, in cui il tempo implode e lascia solo frammenti di rime e ombre.

1.

Fanculo ai reazionari

E a chi corre troppo forte

Nel palmo ho una terra morta

In bocca ho una rima non mia:

La seconda è per te, incerto amore mio

La prima è per voi, rotondeggianti porcelli:

Con elezioni e legge di bilancio 

scandite il mio molle cuore adulto,

o, civilmente,

riaccoglietemi divorziato

Nelle pause, poi, per tenermi allegro,

raccontatemi il progresso

Io, per me, troverò un senso:

ho pensato a una morte tra cent’anni

e a una notte senza sogni

per non sentir l'infarto.

Però non voglio tra le labbra 

la lingua di una rosa

non voglio sul mio braccio 

non voglio nel tuo grembo

le loro tempeste d’acciaio;

voglio far sparire la luna

quando mi si infila dentro agli occhi:

mi dà fastidio che nel tuo viso

io possa ancora veder le ombre

2.

Pochi pensieri

Si posano dolci sul letto rifatto

Scavati dal sole

Sopiti dal fuoco

Ricordi?

L’incanto del poco e la vita nel fiato

Scivola il sogno

Avvolge il tramonto

Di tanti ricordi divenuti segreto

Raccontano i sogni ai pochi pensieri

Giorni in cui le mani languivano al seno

Vento di vite che baciate tra gli occhi

Spiravano mute come giovani vecchi

Caro passato

Ideali sconfitti da grigi processi

Sepolti in tombe di carta stampata

Alle intenzioni, gridavano, nuovi modelli

Scordai quanto era bella la tua parte amara

E nell’ultimo sogno di una vita dolce

All’ultima curva di un agognato per sempre

Cadde la mia lacrima di vecchio morente

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