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Perché i meme non devono scioperare

Perché i meme non devono scioperare
Lettura zostile
Diciamo NO allo sciopero. I nostri meme sono più forti

Sono passati quasi tre anni (Novembre 2023) da quando Cavallo Pazzo ha fatto la sua comparsa a Memissima Festival per rivelare che fosse tutto una farsa. Credevamo che il peggio fosse passato, che dopo aver addirittura inscenato un finto attentato trolleristico nello stesso stile lo scorso anno quest’anno avessero superato il trauma, dato che hanno usato uno scatto inedito di Cavallo Pazzo per sponsorizzare un panel.

Ci sbagliavamo. Lo sciopero dei meme odierno ci dimostra che, purtroppo, Memissima non abbia capito niente. Non solo non hanno mai risposto alle nostre accuse (potete leggere il nostro comunicato qui e recuperare il video qui), ma si sono rivelati anche sempre più colpevoli: l’utilizzo strumentale della foto di Cavallo Pazzo, senza una singola citazione alla vicenda, dimostra la loro malafede.

Lo sciopero dei meme perché “la realtà supera il meme” è la cringiata dell’anno.

Se la realtà supera i meme dobbiamo gioire, perché significa che la nostra immaginazione trova riscontro, che la storia è ricominciata e che, finalmente, potremo anche noi realizzare i nostri sogni!

Invece no, Memissima intende scioperare CONTRO la realtà, vuole che la realtà sia “normale”, normie e, in definitiva controllabile, così che il mematore possa agire su di essa in uno spazio “protetto”: ancora una volta riemerge la tendenza al controllo di Memissima, che avevamo già sperimentato sulla nostra pelle.

Questo dimostra solo una cosa: la loro mancanza di immaginazione.

Memissima non potrà mai rappresentare la comunità memetica

per due motivi: uno strutturale e uno contingente.

Il motivo strutturale deriva dal fatto che, come più volte abbiamo spiegato, il meme non ha padroni.

“Chi controlla i meme, controlla l’universo”.

E i meme li controllano i politici? Gli algoritmi? Forse ne controllano la distribuzione, ma a controllare i meme, la loro produzione, sono le nostre capocce. E finché saremo padroni delle nostre menti, allora saremo padroni dei meme e, dunque, padroni dell’universo.

Finché i veri mematori saranno dissidenti, liberi, fuori dagli schemi, allora nessun festival e nessuna struttura istituzionale potrà mai davvero rappresentare lo status quo dei meme, perché quello status quo non è altro che la creatività dei singoli, irriducibile a una struttura controllabile dal potere.

L’altro motivo è la postura che Memissima ha deciso di difendere, implicitamente o esplicitamente.

Cosa vuol dire scioperare contro una realtà che “nasce già memata”?
Vuol dire preferire una realtà normale, dove non succede mai nulla.

Vuol dire lasciare il divertimento di fare la storia ad altri e restare rinchiusi in una torre d’avorio lasciando ogni battaglia reale (che passa prima, sempre e inevitabilmente, da una battaglia di immaginario) ad altri. Smettere di immaginare il futuro, di memare, vuol dire delegare quel futuro che si pretende.

Boris aveva ragione, questa è l’Italia: un paese di canzonette mentre fuori c’è la morte. La soluzione non è lo sciopero, ma la locura.

Bisogna essere pazzi, ficcarsi un coltello in mezzo ai denti e lanciarsi all’arrembaggio, senza paura dello scontro.

Il compito che la storia ha affidato al mematore è questo. Il mondo è di quei matti in culo che memano così forte da piegare la tempolinea alla loro volontà, nel bene e nel male.

È frignando che si fa la rivoluzione? Bisogna assaltare la fabbrica del potere e conquistarla, impadronirsi dei mezzi di produzione (culturale), scardinare i vincoli che limitano la nostra libertà. Ma il meme è già nelle nostre mani!

E allora cosa manca? Anche qui, due anni fa proponevano un Sindacato dei Memer (Memissima si dimostra per l’ennesima volta un passo indietro) per unirsi contro il vero nemico:

le linee guida della community.

Sono i dispositivi di controllo, di chi vuole imbrigliare le nostre menti e la nostra creatività, che dobbiamo sfidare. Allora, che fare? (Incredibile come debba essere ilBlast.it a spiegarvi come fare i comunisti).

Uno sciopero non spaventa di certo i nostri avversari politici, né tantomeno impedisce loro di continuare a usare i meme. La soluzione è davanti ai nostri occhi: se il nemico mema,

DOBBIAMO MEMARE PIÙ FORTE.

Sfotteremo coloro che provano a zittirci fino a quando non potranno far altro che ascoltarci e riconoscere che abbiamo ragione, eludere ogni parola proibita con emoji e parole inventate da noi, violare ogni normalità (termine che nasconde una struttura di potere, sia pure quello della maggioranza).

Nel grande gioco dei meme, lo diciamo un’ultima volta, vince chi ha più immaginazione e rinunciare alla sfida vuol dire avere già perso.

Questo sciopero non fa ridere e neanche riflettere. È una triste dimostrazione di resa nei confronti del potere, di mancanza di idee e crisi della classe culturale di questo paese.

Bene così. Vuol dire che chi ha le idee chiare su cosa fare ha più spazio di manovra e che, inevitabilmente, alla fine sarà proprio lui a vincere la guerriglia culturale.

Memate più forte che potete e vedrete che la realtà supererà i vostri meme.

Il meme – non il silenzio – è l’arma più forte che abbiamo e non dobbiamo aver paura di usarla.

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