L'unica sigla sindacale dei giornalisti RAI, la Usigrai, lancia un comunicato che viene letto in diretta alla fine del TG 1, 2 e 3. Quando? Non si sa, quello che è andato virale e ha fatto riprendere la notizia è stato il reel di @boicotterai del 12 Aprile. E a quanto pare non sono i TG della mattina di quel venerdì, venerdì di polemica, ma dell’ora di pranzo del giorno prima, giovedì 11. Il comunicato è stato scritto il giorno ancora prima dei TG, quindi mercoledì 10.
Ci sono volute più di 48 ore perché una notizia così “scandalistica”, che fa gridare al fascismo, al cambio nome di RAI in Istituto Luce e tante altre belle cose sugli ultimi 100 anni, venisse rilanciata dai giornali, persino da quelli più avversi al governo come Repubblica. Come mai? Da dove deriva questo ritardo?
Esattamente, dal ritardo mentale di chi si scandalizza.
Noi di Blast siamo molto delusi. Da tutti. Dal governo “più a destra della storia repubblicana” che non riesce a prendere una misura seriamente fascista, in primis.
Non ci sono più nemmeno i fasci di una volta…
Poi dai giornalisti RAI: ragazzi, ma vi rendete conto che siete letteralmente pagati dal governo? E poi, ziopera, una sola sigla sindacale mi può veramente garantire la “pluralità dell'informazione”? Questo discorso l’abbiamo già fatto, è ovvio che la pluralità di informazione vuol dire diversità dei datori di lavoro dei giornalisti. Ogni giornale ha un padrone, ma almeno se è in chiaro sappiamo chi e cosa stiamo leggendo. Anche per la RAI il discorso è lo stesso, cambiano i governi e restano gli stessi meccanismi.
E infine da te.
Sì, proprio tu, che sei indignato e scandalizzato. Tu che hai aperto Instagram e hai partecipato alla polemica del giorno, magari dicendo “è il momento di scendere in piazza, che ci stiamo facendo ancora qua?”. Sai bene che menti perfino a te stesso. A te, giustamente, non va di fare un cazzo anche perché puoi agitarti quanto vuoi, ma sarai sempre nelle regole del gioco che ti illudi di contestare.
Cambiano i regolamenti della TV? Bene. Con questo episodio ci siamo resi conto dell’evidenza:
la TV non la guarda più nessuno, il TG neanche i giornalisti stessi. Gli scoop, le notizie del giorno, le dà Instagram, l’algoritmo: basta saper usare capcut per un reel ed il gioco è fatto.
Ricondivisioni a stecca, videoselfie di commentatori indignati, invocazioni generiche ad una rivolta (che non avverrà mai) nei commenti… Fratelli in Cristo, spegnete il cellulare e andate a toccare l’erba.
Il problema è inesistente.
La TV non la guarda più nessuno, nemmeno voi, nemmeno noi. E questo è un bene.
La TV se la guardano i boomer, i millennial si guardano i reel (25-35, voi che vi siete indignati, che vivete nella bolla), gli zoomer Tiktok. Gli zóstili, noi, guardiamo tutto – ovvero non guardiamo niente, ma sentiamo le opinioni di nonni, genitori, zii, cugini, amici e guardiamo le storie su Instagram di Blast e dei nostri amici.
Chi ha paura del CdA della RAI è perché ha già perso, perché se dici una cosa sul piccolo schermo milioni la ascoltano e quindi… e quindi? Chi ha espresso la maggioranza governativa sarà contento (spoiler: il target della tv), chi è contrario si incazzerà (spoiler: non cambia nulla e sono sempre state queste le regole pure in mezzo alla pandemia) e chi è indeciso… mmm… se solo esistessero dei mezzi di informazioni alternativi!
BASTA! È inutile e controproducente credere che la TV sia la cosa più rilevante o che sia ancora rilevante. State dando visibilità a una cosa che non vorreste avesse questa visibilità, state infrangendo la sacra regola di Falcone e Borsellino del “purché se ne parli”. Aumentate la visibilità di una norma che non cambia nessuna regola sulla Par condicio, rendendovi ridicoli e facendo un favore a Gioggia che gongola con chi è più sveglio e approfondisce ☝🏻🤓 (ovvero quelli leggermente più grandi di voi, over35, che usano internet e le fonti come una cosa seria e poi alla fine chissà chi votano).
Qualcuno ha parlato di “Delegittimazione della libertà di stampa” e “giornalisti con le mani legate”.
Purtroppo questa è solo un’utopia, la “libertà di stampa” viene CONSACRATA e i giornalisti possono usare le loro manine per scrivere “gne gne gne non ci fanno parlareee, ueee*”.
*nel senso di Unione Europa fai qualcosa!
Bisogna delegittimare la “libertà di stampa” SEMPRE E COMUNQUE, LA STAMPA NON È LIBERA. PER DEFINIZIONE.
Se non ve ne siete ancora resi conto siete dei poveri illusi. Magari i giornalisti fossero con le mani legate: in carcere. Tutti quanti. Sei iscritto all’albo dei giornalisti? Ma non mi dire, ergastolo per direttissima. Ragazzi che si illudono di fare i giornalisti: mestiere infame che sottostà a logiche di potere, evitate finché siete in tempo. Poi uno si lamenta solo quando chi dà ordini e passa le veline è dalla parte sbagliata (ovvero non la mia). Va bene, qualcuno buono c’è, ma sappiamo tutti qual è la via:
ANARCHIA INFORMATIVA
TV private, solo TV private, nessuna TV di stato che spinge agende di un governo x. Privatizzazione totale dei satelliti, dei canali, niente più fondi statali a giornali e carta da culo. Si baby, questa è l’informazione. Monopolio? Pfff. E di cosa poi? Di come posizioni le notizie al tg me ne sbatto, perché spendo 15 (quindici) minuti la mattina mentre faccio colazione a scrollare e captare cosa è successo nel mondo. Anche l’algoritmo lo si elude facilmente: schizoposting, like tattici random e avrò un quadro unico (e completo) della situazione.
Non mi serve un’AI o un servizio che faccia la rassegna stampa per me, non ho bisogno di una rassegna stampa, perché la rassegna stampa vivente sono io che porto nella mia mente una ragnatela di informazioni, una matassa che solo io posso sbrogliare e che può comporre la teoria più bislacca mai pensata (che comunque sarà di gran lunga più attendibile di qualsiasi fonte cosiddetta mainstream attualmente).
Si dice che la RAI stia diventando TeleMeloni, bene. Almeno è esplicito, come si sapeva che Mediaset fosse di Berlusconi, come esisteva Telepadania e come si sa l’indirizzo di chi controlla Repubblica o altri giornalacci. Ma poi, ad essere sinceri, si è sempre saputo, si sapeva e si sa, che chi è al governo mette i suoi uomini in RAI, punta le luci dei riflettori dove gli fa comodo e segue così la sua linea.
“Ma quanto pensiero mediocre in alta definizione”L'ultimo animale, I Cani Baustelle
Il problema è che oggi siamo abituati troppo male. Non c’è reale opinione pubblica (c’è mai stata?), ma ci sono bolle ed è evidente che queste bolle stiano scoppiando. E questa è la cosa migliore che potesse capitare. Così la RAI si dissolverà, potremo disdire tutti il canone, potremo spaccare le televisioni definitivamente… è ormai da anni che non le guardiamo più, per i film piratati usiamo il PC. Come si dovrebbero bruciare i libri, così si dovrebbero bruciare TV e telefonini. Così elimineremmo il problema della “disinformazione” e della “parità di trattamento” alla radice, perché avremmo raggiunto l’obiettivo finale, lo stesso spazio mediatico per tutti: nessuno.
La dissoluzione dell’infosfera è la vera, l’unica, soluzione possibile all’infodemia che ci attanaglia. Per questo ogni mossa autoritaria non può che essere ben vista, perché scopre quelli che sono i meccanismi che hanno governato i nostri media da quando esistono. Che poi, ripetiamo, magari fossero grandi mosse…
La radicalità passa per la prassi quotidiana. L’alternativa di pensiero la scopri nella sua realizzazione pratica, chiudi la TV e porta tua nonna, che prima stava incollata allo schermo, a fare una passeggiata.
Usa la tv a tubo catodico per guardarti con la famiglia le videocassette di quando eri piccolo, i DVD dei film di Dragonball, perché tanto il resto sono palle. Distruggi ogni smart TV appena la vedi! Lì sì che avrai aiutato la causa contro i fascistoni che anelano al totale controllo sulla sfera privata, che fanno connettere il cell allo schermo per ascoltarti meglio. Chiudi i social, anzi meglio, usali per fare disinformazione, per rispondere al fuoco con il fuoco: per memare.
Perché tutta questa polvere ha una data di scadenza: 25 Aprile. Tempo di catalizzare in una manifestazione nazionale, contro chi ci governa, per poi aspettare, come il cane di Pavlov, che suoni la campanella dello scandalo per abbaiare contro chissà chi è chissà che cosa in un abitudinario ciclo infinito. E nel frattempo, ipnotizzati dal rito catartico collettivo, tutti a fare un applauso ai partigiani…