Basta con i turisti in infradito, i caffè di merda a 30 euro e i selfie a Piazza San Marco come dei rincoglioniti.
La vera Venezia non è mai stata questa stronzata. In Venetians, Luca Josi e Allegra Scattaglia sganciano una vera e propria blackpill: la Serenissima del Cinquecento è esattamente l’incubo tecnocratico e securitario in cui stiamo affogando oggi.
Tutto ruota attorno al SEGRETO DELL'ARSENALE. Mentre fuori giocavano a fare i rinascimentali illuminati, l’Arsenale era il cuore di tenebra, un military-industrial complex del Cinquecento. Venezia avvolta da paranoia e psicosi, accerchiata da Francia, Papato e Asburgo e non rispondeva con le poesie, ma con il dominio della tecnica, cercando l’arma risolutiva per schiacciare il cranio ai nemici. È la Guerra Fredda traslata nel 1500, fatta di pura deterrenza e spionaggio industriale.
DOMINIO DELL’INFORMAZIONE
Ma la vera apocalisse non si forgiava solo col metallo. Il vero potere, ieri come nell’era della schizofrenia digitale contemporanea, è il DOMINIO DELL'INFORMAZIONE. Si vince sapendo prima i segreti altrui e infangando a morte l’avversario. Psyop, dossieraggio, macchine del fango, paura inoculata a livello di massa per giustificare lo stato d’emergenza, praticamente una Palantir palustre. Le élite giustificavano la tortura e lo Stato di Polizia dicendo che era “per la vostra sicurezza“. Vi ricorda nulla degli ultimi anni?
Il protagonista, il povero cristo Marcantonio Bragadin, precipita negli inferi di questo Leviatano burocratico e subisce una traumatica educazione siberiana. Il DEEP STATE veneziano. I politicanti, i patrizi, i grand’uomini credono di essere in controllo, ma sono solo NPC. Dietro le quinte governano forze non elette, una burocrazia oscura e misterica.
Chi ci rimette la pelle alla fine? Gli “smarriti”. La carne da cannone.
La macro-storia la scrivono i burocrati, seppellendo la verità sotto tonnellate di cinico pragmatismo statale. Venetians è uno specchio nero: vi fa credere di navigare placidi nella laguna del XVI secolo, ma vi fa camminare a piedi nudi sui vetri rotti di un presente fatto di sorveglianza totale e élite impazzite.
Siamo pedine.
E il silenzio della Storia coprirà anche le nostre urla.