RYAN GOSLING È LETTERALMENTE TE? - LA VERITÀ SUL CINEMA D’ALIENAZIONE

RYAN GOSLING È LETTERALMENTE TE? - LA VERITÀ SUL CINEMA D’ALIENAZIONE
Lui è letteralmente me.

Un’altra bella estate dimmerda sta finalmente volgendo al termine. Non vedo l’ora che finisca. L’ho buttata nel cesso studiando come un pazzo per un test di ammissione che probabilmente non ho neanche passato.

Per non parlare di quella puttanata del viaggio di maturità: una cosa che si può ricordare col sorriso solo da ubriachi. Certo, la maturità in sé non mi è dispiaciuta: una ladrata per la quale non provo alcun rimorso, un 91/100 finale più rubato del risultato di Juve-Salernitana, ringrazio il mio professore di fisica che mi ha rivelato la traccia dell’orale due giorni prima.

Tutto questo però l’ho metabolizzato.

L’unica cosa che non riesco a scrollarmi di dosso è stata la bocciatura al pratico di guida, l’esaminatore potrà anche essere stato uno stronzo, è vero, ma è stata colpa mia, prima dell’esame avrei dovuto ricordarglielo: ho passato gli ultimi quattro anni a cercare di diventare il Ryan Gosling di Drive(letteralmente me), non ho bisogno che lo Stato certifichi la mia idoneità alla guida, essa fa ormai parte del mio essere. 

Entriamo nel dettaglio e poniamoci delle domande, domande cui ho finalmente trovato una risposta quest’estate, troppo tardivamente.

  1. È possibile, per un ragazzo, essere colpito a tal punto dalla visione di un film da passare anni a cercare di assomigliare fisicamente e, soprattutto, caratterialmente a uno dei personaggi di quel film e di riuscire nel suo intento? Sì.
  2. Trasformarsi caratterialmente e fisicamente nel suddetto personaggio può rendere felici? Può aiutarvi a raggiungere i vostri obiettivi, può far sì che finalmente le altre persone vi vedano come voi vi siete sempre visti? In particolare: questo processo di immedesimazione psicofisica vi farà scopare? Può.
  3. È un processo esistenziale consigliabile quello di diventare quanto più possibile simile al personaggio di un film, negli atteggiamenti e nell’aspetto, per migliorare la vostra vita? Fidatevi, detto da uno che ha passato quattro anni della sua vita liceale a cercare di diventare il Ryan Gosling di Drive(letteralmente me) e ci è riuscito, tralasciando il discorso della patente, la risposta è no.

Faccio ora un’importante premessa: quando nel paragrafo precedente ho detto un film non intendevo un mezzo-film qualsiasi, bensì quelli appartenenti ad un determinato filone cinematografico, quello più memato in assoluto negli ultimi anni: la categoria chiamata Cinema d’Alienazione o semplicemente Sigma Cinema.

Questa categoria di film è nata recentemente ma essa non è composta solo da pellicole uscite nell’ultima decade. Le suddette pellicole sono più o meno legate tutte dallo stesso filo conduttore: raccontano la storia di un uomo che vive ai margini della società, alcune volte la premessa per gli eventi del film è proprio l’improvvisa presa di coscienza da parte del protagonista della sua alienazione rispetto al mondo circostante (Fight Club), altre volte il protagonista è affetto da un qualche disturbo mentale preesistente che determina il suo modo di interagire con l’esterno.

Insomma tutti questi personaggi nel corso del film si trasformano in dei sociopatici, se non lo sono già.

Facciamo qualche esempio.

In American Psycho Patrick Bateman dovrebbe rappresentare una satira degli yuppies degli anni ’80: narcisista, pompato, pippato, ricco perché figlio di papà e inguaribile puttaniere. Vive in una società materialista e superficiale ed egli stesso è un materialista: giudica i luoghi che frequenta dalla loro esclusività, la musica che ascolta dalle recensioni, le persone dal loro benessere e dal loro aspetto estetico.

Bateman si comporta per molti versi allo stesso modo dei suoi colleghi broker, tutti conformisti, superficiali, uguali e vuoti. La personale risposta personale di Bateman alla società che lo rende vuoto si manifesta col suo sadico desiderio di morte e distruzione dal quale è portato a commettere diverse azioni violente (o tutto si svolge solo nella sua testa?)

Ciò che è certo è che Patrick Bateman vuole adeguarsi quanto più possibile ad un mondo che egli stesso non sopporta, ad una società che dà importanza solo ai vantaggi del conformismo e della moda (It’s hip to be square)

Ovviamente Bateman piace perché, per quanto possa essere psicopatico, misogino e violento, fa anche molto ridere. E nonostante sia un personaggio molto sofferente, ha stile. 

Personaggi come Travis Bickle di Taxi Driver o D-Fens di Un giorno di ordinaria follia hanno un approccio diverso nei confronti della società rispetto a quello di Bateman. Entrambi agiscono non per distruggere la società che disprezzano, ma per cambiarla, sia pure con metodi arbitrari.

Il primo è un reduce del Vietnam che a causa della solitudine dimostra, oltre all’inadeguatezza per i rapporti sociali causata dalla depressione, l’incapacità di capire il punto di vista altrui, nonostante ciò comprende che deve essere fatto qualcosa per ristabilire l’ordine e il decoro nel mondo in cui vive. Questo lo porta a trovare uno scopo nel ripulire la società dai criminali, trasformandosi in un violentissimo vigilante. Per una serie di coincidenze Bickle riesce nell’attuazione solo della più socialmente accettabile delle sue azioni da giustiziere. Nel finale del film, però, come affermato dallo stesso regista, Bickle non si dimostra per nulla cambiato rispetto all’inizio del film, non c’è stata alcuna catarsi e la sua epopea di squallore e sangue potrebbe tranquillamente ricominciare da capo.

D-Fens è invece il più reazionario di tutto il pool dei letteralmente me. Anche se distante dal poter essere considerato un fascista, il personaggio di Douglas, dopo aver perso il controllo a causa dell’afa e del traffico, comincia la sua scia di violenza attraverso la degenerata Los Angeles, utilizzando un’arma via via più grossa ad ogni azione rieducativa, pur di assistere al compleanno della figlia che vive insieme alla madre.

Personaggio che rappresenta l’americano medio degli anni ’50 catapultato nel contesto degli anni ’90, D-Fens combatte contro tutto ciò che il suo paese è diventato nel tempo e per ristabilire l’ ordine che appartiene ad un’ altra epoca, inconsapevole che il ’900 è (purtroppo?) finito.

È interessante vedere come questo soggetto e Bickle lavorassero entrambi nel settore militare e una volta terminata la loro carriera (un altro fattore che causa della perdita di controllo di D-Fens è il suo licenziamento dalla Difesa che ne ha provocato il divorzio) collidono contro la società che li ha rigettati grazie all’aiuto delle armi che invece li avevano aiutati ad inserirsi in essa. 

C’è poi il recente caso di Joker, per cui si temeva che il messaggio anarchico del film avrebbe provocato dei tumulti da parte del pubblico, non troppo diverso da Taxi Driver, forse addirittura più deprimente ed eclatante nel finale. Entrambi i film mostrano come la depressione sia il miglior filtro per osservare la verità e dunque la decadenza del mondo.

Sono tutti personaggi maschili e problematici che devono convivere con un trauma o un disturbo mentale e vivono ai margini di una società che li isola e con la quale essi hanno un rapporto di amore-odio o solo odio, anche se utilizzano modi diversi per ottenere ciò che vogliono, ma spesso violenti per ottenerlo.

Sono il prodotto dell’alienazione e della sociopatia. Proprio come me. Più o meno.

Sono sempre stato un sociopatico silenzioso ma dopo aver visto Drive(letteralmente me) mi è sembrato tutto più nitido e ho capito chi volevo essere da grande. Come tutti i cinefili credevo che per trovare la strada per la felicità bastasse vedere il film giusto. Come tutti i cinefili, mi sbagliavo.

Nella performance di Gosling ho visto tutto quello che sarei voluto diventare e tutto ciò che di me avrei voluto eliminare, a cominciare dalle interazioni sociali superflue: meglio non parlare piuttosto che parlare a vanvera. Colpito dalla bellezza visiva di quel film non ho saputo resistere al fascino delle luci al neon, del sintetizzatore usato per la musica elettronica e dell’estetica degli anni ’80. La famosa scena dell’ascensore mi ingannò, facendomi credere che non avrei amato abbastanza una donna a meno che non fossi stato disposto a sfondare la faccia di qualcuno a calci pur di difenderla. Ero già un sociopatico poco loquace, mi sono trasformato in un sociopatico dall’atteggiamento autisticoide. Sono stato aiutato dal lockdown. Convinto che il mio fascino da solitario avrebbe attratto il gentil sesso mi sono comportato così per anni, ridendo dei meme che mi inviavano ma incapace di capirne il significato, ero finalmente diventato qualcuno, ero lui, ero Drive(letteralmente me), avevo permesso ad un film di plasmare la mia personalità. Ma in questi ultimi mesi di illusioni e fallimenti mi sono chiesto:

Ne è valsa davvero la pena?

È vero, ci sono dei lati positivi come la pazienza e la freddezza che in questi anni mi hanno anche aiutato, il mio silenzio spesso trasmette più saggezza che insicurezza e per il compleanno mi hanno regalato anche il giubbotto del film.

Ma quando perdo il controllo delle situazioni emergono parecchi problemi (a differenza del film non posso rilasciare alcuna furia omicida per ovvie questioni di praticità), l’incapacità di comunicare se non con poche parole rende i dialoghi con le persone normodotate sterili e alla fine di questa storia mi sembra di non aver ottenuto davvero ciò che volevo.

Di donne neanche l’ombra.

Più che come un Real Hero o un Real Human Being gli altri mi vedono come un Real Human Bean

Di tutti i film in cui Gosling ha recitato forse ho scelto il peggiore su cui basare la mia personalità: in Come un tuono e Crazy Stupid Love è il Ciarru o Chad che dir si voglia, in Nice Guys e Lars e una ragazza tutta sua recita la parte del Simp e dell’Incel, è vero, però almeno fanno ridere, in Blade Runner 2049 è un Doomer come in Drive, ma almeno c’è una bella morale.

Che poi alla fine tutto ’sto discorso del (letteralmente me) ha rotto il cazzo, il poter essere accostato contemporaneamente ad una miriade di personaggi tutti diversi eppure tutti caratterizzati dalla solitudine, dalla sociopatia e dalla depressione è squallido, nonostante esse aiutino a vedere la realtà per quello che è.

È pesante non essere felici, pensare almeno di essere virtuosi ma troppo spesso vedere gli altri ridere di te e trattarti come l’ultimo dei fessi.

Detto questo c’è sempre la persona giusta che guarda il film d’alienazione giusto e riesce a modellare su di esso una personalità che lo aiuta nella vita. Infatti faccio i complimenti a tutti quelli che, avendo adottato la personalità di Tyler Durden sono riusciti a fidanzarsi con una tipa con cui ora condividono la passione per il tabagismo e il disturbo bipolare.

Gli auguro caldamente di picchiarsi da soli come nel film.

Rinnego il mio passato ma la verità è che ormai ho commesso qualcosa di irreversibile, o quasi. 

Ragazzi non fate come me, non permettete ad un film che parla di un disadattato di plasmare la vostra personalità, ho perso la corsa della vita per colpa di quella robaccia. Come ho detto gli effetti variano di persona in persona, ma il rischio di illudersi per nulla è troppo alto. La via per la felicità non può essere racchiusa in un film, o almeno non in quelli d’alienazione.

Spizzatevi i meme piuttosto.

Quando lessi la sceneggiatura di Drive, provai ad immaginare chi agirebbe in quel modo e l’unica giustificazione per il comportamento di quel personaggio che riuscii a trovare è che egli stesso è un tipo che ha visto troppi film e ha iniziato a confondere la sua vita con essi - Ryan Gosling
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