Nick Fuentes è, senza dubbio, il commentatore politico del momento.
Il ragazzo di Chicago riempie sempre di più i feed di instagram e, ultimamente, la sua voce è sempre più forte nel dibattito pubblico. Sicuramente avete presente le clip memetiche più famose:
Le sue dirette in una settimana senza grandi notizie, come quella passata, hanno totalizzato 50k di spettatori live e un milione di visualizzazioni ad episodio su Rumble, una piattaforma non mainstream che Nick usa dato che è bannato da Youtube, Instagram e Twitch.
La corsa generazionale, iniziata questa primavera, procede a velocità sempre più sostenuta.
Nelle collaborazioni con altri podcast nel corso di quest’anno, tra i vari ricordiamo quella con Candace Owens, Patrick Bet-David, e l’ultima clamorosa con Tucker Carlson, il nostro inizia sempre raccontando la sua storia, di come sia diventato l’uomo più bannato del mondo.
Francamente ci siamo un po’ stancati di ascoltarla (anche nella puntata dell’altro giorno da Jack Neel), perché a questo punto la conosciamo bene.
Ma sappiamo che in Italia, purtroppo, questi sono contenuti passano sempre in sordina (anche per motivi linguistici e, più generalmente, culturali).
Quindi, per evitarvi l’ascolto di ore e ore di podcast in una lingua che non conoscete (altrimenti non avete giustificazioni per non ascoltarvelo, anche solo perché fa molto ridere) abbiamo deciso di tracciare per voi un piccolo profilo biografico.
Nicholas Joseph Fuentes (NJF) nasce nel 1998 a La Grange Park, periferia bianca di Chicago: formalmente è un millennial ma vive, comunica e pensa come un autentico zoomer, anzi come un vero zòstile. Il giovane Nick si interessa presto alla politica e, nel 2016, passa dall’essere un sostenitore di Ted Cruz ad appoggiare pienamente Donald Trump grazie a (((Mark Levin))) – oggi, ironia della sorte, uno dei suoi bersagli preferiti – che nel suo podcast parlava del cosidetto browning of America (il loro piano Kalergi).
Da matricola alla Boston University, viene intercettato da Kassy Dillon (oggi Kassy (((Akiva))) ), allora corrispondente del Daily Wire, durante un dibattito studentesco in cui difende Donald.
Dopo poco, viene allontanato da quegli ambienti. Il motivo? Le domande scomode che aveva fatto su un tema tabù nel mondo cuckservatore: Israele.
La vera accelerazione arriva dopo Charlottesville, nel 2017, quando partecipa al corteo Unite the Right e inizia a diventare una figura pubblica all’interno degli ambienti più radicalizzati: in quel frangente, il suo podcast America First, iniziato qualche mese prima, ottiene notorietà e nasce la Groyper Army.
Groyper è il nome che prende l’evoluzione di Pepe, la rana più famosa di internet e già simbolo di Trump 2016, e che i fan di Fuentes hanno usato per autodefinirsi. Tra il 2018 e il 2019 si inaugura la prima groyper war, una vera e propria campagna di trollerismo: i suoi fan si presentano agli eventi fisici di Turning Point USA – l’associazione di Charlie Kirk – per attaccarla. Fuentes diventa una presenza tossica, radioattiva, realmente scomoda nel panorama conservatore digitale.
Una battaglia completa.
Nel 2020 fonda l’AFPAC (America First Political Action Conference), la conferenza alternativa al CPAC (Conservative Political Action Conference), più estrema di quest’ultima, che mira alla costruzione di un proprio spazio nel panorama politico. L’AFPAC riesce ad organizzare tre edizioni consecutive, mentre una quarta, tra il 2023 e il 2024, viene bloccata all’ultimo momento dal venue prescelto, che costringe Fuentes a tenere un comizio improvvisato all’aperto, istantaneamente diventato materiale mitico (e memetico):
La settimana scorsa la America First Foundation è stata riattivata, con l’obiettivo di strutturare seriamente una macchina politica capace di influenzare il GOP dall’interno, in vista delle Midterm nel 2026.
Il Villain Arc di Fuentes entra nel vivo nel biennio 2020–2021 con l’ombra delle proteste del 6 gennaio, al quale era presente ma non coinvolto direttamente nell’assalto: tanto è bastato a congelargli i conti correnti e ad essere inserito per un anno nella no-fly list degli Stati Uniti. La sua sopravvivenza economica è stata a lungo garantita solo dalle superchat, le donazioni in live: se mandi soldi a Nick durante una live, leggerà il tuo messaggio o la tua domanda e probabilmente ti metterà alla berlina (le clip con le sue reaction alle chat sono esilaranti e hanno contribuito sicuramente al suo successo di streamer). Oltre a ciò, Fuentes ricavava qualche introito dalla vendita di cappellini e merchandise fino a pochi giorni fa solo con pagamento in cripto sul fuentes.store, ma che ha riaperto ora anche ai pagamenti tradizionali.
La sua visibilità aumenta ulteriormente nel periodo tra 2022 e 2023, con la collaborazione con Ye. In questa occasione, Fuentes recita il ruolo di consigliere informale, partecipa all’episodio di InfoWars in cui Ye pronuncia le celebri frasi in favore di Hitler e accompagna il rapper alla cena con Trump, nella residenza del tycoon di Mar-a-Lago, generando critiche feroci anche nel mondo repubblicano. Con l’avvicinarsi della campagna 2024 lancia la seconda Groyper War contro coloro che stanno rendendo moderato il trumpismo. Da questo momento, molti nuovi osservatori iniziano a seguirlo con attenzione (tra cui anche chi scrive).
La notte del 6 novembre 2024, NJF pubblica il tweet più virale dell’intero periodo elettorale, talmente dominante da costringere persino Mr Totalitarismo a un commento:
Solo un mese più tardi, il 18 dicembre, un uomo armato si presenta sotto casa sua, per motivi mai del tutto chiariti, con pistole balestra e ordigni artigianali, finendo ucciso nello scontro con la polizia.
Nel 2025 la sua notorietà cresce ulteriormente grazie alla presenza nell’orbita creativa di Kanye al momento del rilascio di Donda 2 e delle controversie di WW3/Cuck e per la posizione apertamente contraria alla guerra in Iran, un successo alimentato dalla distanza crescente tra le promesse della seconda amministrazione Trump (per cui Fuentes, come abbiamo segnalato anche noi al tempo, non ha votato) e la realtà politica.
— DIGITAL NAS (@DIGITALNAS) May 8, 2025
Il grande salto Fuentes lo fa dopo l’omicidio di Charlie Kirk, il 10 settembre di quest’anno. Il vuoto lasciato da Kirk viene riempito facilmente da NJF: l’intervista che rilascia a Tucker Carlson, pubblicata il 28 ottobre su YouTube, infrange definitivamente il cordone sanitario attorno alla sua figura. Nel giro di poco più di un mese e mezzo dalla morte di Kirk, il groyperismo entra finalmente nel mainstream politico statunitense.
Negli ultimi mesi la sfiducia per il movimento trumpiano è ai massimi storici: MAGA IS DEAD. Le fratture sono tante, a partire dal sionismo (insopportabile, soprattutto per i giovani) e il controllo di Israele, più o meno diretto, sulle politiche americane in Medioriente (e non solo). Avevamo scritto un articolo a luglio, ancora attuale, che metteva in fila le ragioni di questo collasso e presentava gli schieramenti:

Ma adesso, la diga è definitivamente crollata. Ripeto, la diga è crollata.
Come ama dire Nick, “America First is inevitable”. E stiamo assistendo al tentativo di uno scoglio di fermare lo tsunami che sta arrivando. E dagli Stati Uniti si sta estendendo per tutto il globo.
Dall’altra parte dell’Oceano gli articoli contro la sua figura si sono sprecati, in particolare quelli del New York Times. Rod Dreher, noto intellettuale conservatore, riporta alcune fonti interne che riferiscono come circa il 30 o il 40 percento dei giovani repubblicani sia groyper, quindi è probabile siano anche molti di più. Secondo un altro sondaggio, risalente ad Agosto, fra la totalità degli americani (340 milioni) il 6% avrebbe un’opinione favorevole di NJF.
In Italia sarà solo nelle prossime settimane che sentiremo parlare di Nick con maggior frequenza, nonostante già oggi abbia già fatto la sua comparsa su testate più o meno mainstream. Ricordiamo l’articolo de Il Giornale, dopo l’intervista di Carlson, e il Foglio di qualche giorno fa, che lo ha definito “piccolo nazi”.
Nessuna delle due testate sembra voler approfondire le ragioni che hanno portato all’ascesa della sua figura, che sicuramente hanno a che fare con la società americana, ma che coinvolgono tutto l’Occidente, e si concentrano sulla condanna sui toni antisemiti di NJF.
Bisogna averlo fisso nella capoccia: il mondo sta cambiando, è necessario seguire questi cambiamenti per comprenderli ed elaborare strategie da utilizzare anche da noi, in Europa, perché Nick ha sfondato tutti i limiti imposti dalla politica occidentale. Abbiamo bisogno di real niggas, di veri negri (o negrossi). Per riprendere una frase di Stalin, che Fuentes ammira molto:
“ci vuole un Nick Fuentes per ogni città”.
Allacciate le cinture signori, benvenuti nella Groyper Era:
Quello che succede in America influenza, ovviamente, anche quello che succede qui da noi. Il sentimento che anima Fuentes e i groypers è ben presente anche nel Vecchio Continente, inutile far finta che non sia così.
Un esempio possono essere le superchat, dove non poco frequentemente groyper europei (gli eurogroypers, appunto) scrivono e si complimentano, ma lo si vede anche dai meme (la vera cartina tornasole di tutto il movimento). Chi non si è identificato almeno in una versione Fuentesiana del suo paese? Il successo dell’account @weaverrising lo testimonia: gli edit di Fuentes versione francese, italiana, tedesca, etc. ricevono commenti di ragazzi dei rispettivi paesi che gongolano per il loro Fuentes e di altri paesi, non ancora menzionati, che pretendono la loro versione.
Lo spirito di Fuentes è quello di tutti i ragazzi occidentali: i famosi “disaffected young white male” siamo noi e Fuentes è un real nigga proprio perché anche lui è uno di noi.
Avversato dal giorno zero per essere se stesso, parlare la lingua di internet, quella dello humour più assurdo, forgiato da ore di scrolling sui vari social.
Con problemi economici ed esistenziali (ad esempio la pressione sul trovare una ragazza e sposarsi) che viviamo anche noi quotidianamente.
Nick Fuentes è pericoloso per il sistema e non è un’esagerazione: la scorsa settimana il leader dei Democratici nel Senato Americano, (((Chuck Schumer))), ha presentato una risoluzione che condanni Nick Fuentes per essere “antisemita e suprematista bianco”.
Nella storia degli USA non si è mai vista una cosa simile contro un privato cittadino.
Condannare Fuentes vuol dire condannare una generazione di ragazzi, americani ed europei, la nostra generazione. Evidentemente ad essere pericoloso non è solo lui, ma anche i milioni di suoi giovanissimi seguaci. Ma una volta che ci siamo svegliati, che abbiamo notato il pattern, de-notarlo è impossibile.
La corsa generazionale iniziata da Nick è tale (generazionale) perché non riguarda solo lui, non è un ragazzo che sta diventando famoso, un ennesimo influencer politico, un fenomeno del web.
La sua storia personale fa da testimone, ripetiamo.
La corsa è di tutta la nostra generazione verso la salvezza da un mondo che ci odia, costruito dai boomer e assecondato dai millenial, non nelle nostre mani.
Un sistema che sta diventando insostenibile, soprattutto in America, ma che si ritrova anche qua. Fuentes parla la nostra lingua, la lingua dei meme, e finché le sue istanze non saranno accolte, continuerà a combattere usando proprio questi come le armi più efficaci a sua disposizione.
Qualcuno potrebbe storcere il naso, pensando che essere così edgy, come Nick, oggi sia un problema, “che cosa diranno i moderati?”.
Dichiariamolo una volta per tutte: i normies sono ufficialmente morti.
Sotto i trent’anni soprattutto, i normaloni non ci sono più, sono una specie in via di estinzione.
Il tempo di una politica a misura di WASP è finito, far finta che non sia così è solo un rimandare la sepoltura di un cadavere.
La classe media si è impoverita e radicalizzata, le nuove generazioni hanno sogni e speranze diversi da quelli dei loro padri e dei loro fratelli maggiori. La presa del potere definitiva è solo una questione di tempo. L’orologio fa già tic-tac e, come dice il meme, “tutte le strade portano a Roma”.

Ora è il momento dei WANGHAF, White Asses Nigga Going Hard As Fuck. Sì, esatto, i Culi Bianchi Negri Vanno Forte Come Scopare.
Bisogna correre e accelerare sempre di più questa marcia, con i rischi che comporta: l’unico problema di correre più veloce della luce è trovarsi al buio.

Ma il buio sta finendo e il sole fra la nebbia brilla già, Fuentes lo dimostra non venendo rinnegato da Trump.
La vita è una corsa. E il momento di correre è ora.
“Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!” 1Cor 9, 24