Schizoanalisi del capitalismo mentale

Schizoanalisi del capitalismo mentale
Lettura zostile
Diventeremo tutti token?

Tutti noi siamo entrati in un circo almeno una volta nella vita. Gli animali entrano nei cerchi, fanno cose che non sono tipiche degli animali e tutto grazie ai premietti e alla sofferenza. Durante il covid c’è stata una situazione circense simile: per molti è stato un periodo d’oro, molti si sono sentiti a proprio agio a far cose che non sono tipiche degli esseri umani, chiudendosi in gabbia e fuggendo dai propri simili. Chi è stato il nostro domatore? Siamo stati addestrati a rispondere agli input della rete neurale, tramite tanta sofferenza e qualche scarica di dopamina, così da sopportare la lenta atrofizzazione del nostro cervello.

Ma la mente deve pur avere un corpo, che è, diciamolo finalmente, il corpo capitalista, l’hardware, in fin dei conti un data center. Lo stato infantile o adolescenziale di consumatori di algoritmi in cui siamo finiti è coincidente con la forma tribale e animistica del cervello comune. Dice Mark Fisher

“sotto il capitalismo, l’idea che i giocattoli siano privi di una forma di agentività risulta sempre meno sostenibile”.

E parlando del film Disney “Toy Story” ne fa notare la natura di iperfinzione: i giocattoli protagonisti del film, sono veri giocattoli da acquistare. Il desiderato, anche se ancora non esistente, è realizzabile e realizzato. Si potrà affermare facilmente che siamo di fronte alla mente del capitalismo, o meglio il capitalismo della mente, ossia il capitalismo che viene reso reale da quello che la mente desidera.

In un sistema del genere, comune, tribale, la politica, al nostro livello, svanisce.

Certamente non scompare, ma diventa meno rilevante: non essendoci decisione e conflitto, in quanto il potere è accentrato, il suo ruolo viene meno. La Polis infatti è scomparsa, esiste il villaggio globale. Ma chi è allora che lo gestisce, chi muove i fili? E in base a quale tipo di idee si prendono le decisioni? O meglio, in base a quali idee questo cervello comune prende le decisioni? Tutti noi interroghiamo continuamente la sfinge digitale, e questa ci fornisce risposte, non più misteriose e da interpretare ma precise, specifiche, tecniche. Ma soprattutto, fornisce a tutti le stesse identiche risposte. È coerente nella sua infinità di sfumature.

Che tipo di società sta modellando tramite le nostre reazioni alle sue risposte?

Questione ampia che ben altri sapranno indagare, ma qualche appunto possiamo tentarlo.

Ogni giorno tutti noi siamo mossi dai nostri dubbi: sebbene per interrogare questa mente comune, PER ORA, bisogna scrivere o chiedere da qualche parte, è ormai un processo chimico automatico, non possiamo già vivere senza Claude e ChatGPT o qualsiasi altra maschera della mente globale.

Ma cosa gli chiediamo? Di tutto. Consigli su come vestire, mangiare, investire, curarci, comportarci, svolgere compiti, acquistare. E il sistema ci fornisce a tutti le stesse risposte, in effetti è così diverso da quello che il capitalismo ha sempre cercato di fare?

Se tutti quelli che investono chiedono consigli, e fra poco, demanderanno completamente i propri investimenti cosa succede?

Quella mente comune, in quanto mente razionale consiglia a tutti le stesse identiche cose: le situazioni statisticamente più probabili, meno emotive, prudenti: crea una normalizzazione cognitiva, uguale per tutti. Benissimo, diremo, meno panico più conoscenza.

Ma se milioni di persone, in realtà milioni di portafogli, cominciano a confluire nello stesso posto, che succede? Più denaro sugli stessi titoli, enorme concentrazione sotto il cappello USA, perché di questo si tratta, polarizzazione, rischio sistemico vincolante. Comincia ad essere chiaro perché c’è la caccia al risparmiatore italiano, considerato un lurido traditore della propria specie?

Sorge la classe media cognitiva planetaria. Vivi nel caos, persevera e non fare il pazzo.

Ogni cosa relativa questa mente è socialmente sicuro, storicamente robusto e statisticamente difendibile. Una gestione della vita che sembra scaturita dagli uffici di Ernst & Young o KPMG, i grandi golem della consulenza.

È evidente che in questo modo c’è una regia, che pare razionale e tecnica, che plasma il futuro. La decisione c’è ancora, ma dove? Non è di certo in mano all’uomo. Se il centro del nostro pensiero è di proprietà statunitense, è creato su testi Usa, basato su standard legali e morali statunitensi, forse da qualche parte possiamo scorgere l’anima di questa rete. Un centrismo sistemico basato sulla statistica non fa che accellerare questo tipo di processo. Ma cos’è la razionalità statistica industriale su cui poggia? Ernst Junger e molti altri hanno indagato benissimo il ruolo della tecnica. E questa teleologia tecnica, questo scopo che la mente affibbia alla tecnica non fa che portarci, trascinarci, legarci ad un sistema di vita ben preciso.

Il conflitto come essenza del potere è sostituito dalle ovvietà tecniche. Ma è come smettere di mangiare per dimagrire:

alla lunga si muore.

E non c’è solo il comportamento economico, sebbene sia in questo che è più facile scorgere le scelte della rete, ma in ogni tipo di comportamento la mente comune ci fornisce risposte uguali per tutti.

  • Gli individui sono tutti uguali in qualsiasi parte del mondo.
  • Non esistono differenze di alcun tipo, eppure ognuno di noi è speciale.
  • Meglio non acquistare casa, a meno che non sei estremamente ricco.
  • Fai famiglia se ti va, altrimenti no.
  • Mangia sano, vivi meglio.

Questi sono solo alcuni esempi, ma penso sia chiaro. Ci troveremo tutti a vivere una vita simile, poco tempo, usato in maniera incomprensibile. Eppure, alla fine, come dice l’attaccante inglese James Vardy, il segreto sarebbe semplice: quando torni a casa e trovi qualcuno che ti vuole bene allora è lì che hai voglia di essere migliore.

È chiaro il motivo per cui le uniche prese di posizione davvero politiche sulla mente globale fatte dai suoi proprietari siano quelle sul ruolo della AGI, l’intelligenza generativa.

Il pericolo è che altri attori possano controllarla, per esempio la Cina. Non ci si può permettere che ci sia un’altra mente, con diverse idee, a dare risposte, a quel punto dalla schizofrenia finiremmo in un bipolarismo, ma non politico, nei comportamenti quotidiani. Ma fermiamoci qui. L’autore di questo pezzo, pur essendo colpevolmente calvo non ha la stoffa di Mussolini o Lenin, quello che si suggerisce, sulla scorta di McLuhan, è di acquisire consapevolezza di questi meccanismi. Perché se si vuole governarli, e far tornare in campo la politica, il primo passo è chiedersi cosa sta succedendo e come, questo è sempre più urgente e pericoloso.

Non si illuda chi pensa che il capitalismo abbia bisogno di noi e del nostro consumo. Decide la nostra sorte, ci guida in ogni comportamento a tal punto che arriverà a non aver affatto bisogno del nostro lavoro. Il fine del capitalismo è la disinstallazione della razza umana e con lei del conflitto, come insegna anche Nick Land. Quando ci capita di sentire quello scoramento che ci fa augurare che un meteorite colpisca la terra, quando sentiamo la collega auspicare l’estinzione della malefica razza umana, non stiamo ascoltando davvero nostre idee, pensieri umani. Sono le idee del capitale, le idee del capitalista, del proprietario della AI.

Quello che si vuole dall’uomo è la sua tokenizzazione: una trasformazione in atto affinché diventi un nodo della rete, più economico di un chip ultra avanzato, utile a conteggiare statistiche, computare informazioni, tradurre in input e valore gli avvenimenti quotidiani o teorici. E i token, si badi bene, hanno tutti un padrone.

In definitiva, invece di leggere tutto il pezzo si poteva arrivare direttamente qui: chiusura in cui per affermare la nostra postura, le intenzioni, il “Che fare?” ma che dico il “Che famo? Ando’ annamo?” citiamo il nostro, nostrissimo, nosterrimo Bardamu/Celine e per ora basti:

“Il padrone è peggio della merda. Tutto qui.”

1
LILLI GRUBER È UNA LOOKSMAXXER
2
IO SONO PROTESI
3
LA STORIA INSEGNA CHE LA STORIA NON INSEGNA MAI NULLA
4
ORA KEBLAST IO
5
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