Gesù: UN UOMO DI PROVINCIA

Gesù: UN UOMO DI PROVINCIA
Lettura boomer
Una meditazione di Natale

Betlemme, tu sei una delle più piccole città della regione di Giuda. Ma da te uscirà colui che deve guidare il popolo d’Israele a nome mio.

Mi 5, 1-4 // Mt 2, 1-2

Anche a Blast è Natale. Dio si è fatto uomo e a modo nostro gli facciamo visita e gli rendiamo omaggio.

Da Rhove a Olmeneta ci siamo occupati del conflitto più intimo nel cuore dell’Uomo, quello fra metropoli e provincia, che anche Nostro Signore non smette di ricordarci, soprattutto oggi che è Natale.

Gesù Cristo è un uomo di provincia, basta leggere i Vangeli, essere illuminati dallo Spirito Santo o farsi un giro su Blast, che più o meno è la stessa cosa, per capirlo.

Ma partiamo dal principio…

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio

Gv 1, 1

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta l’Arcitalianosfera. […] Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide.

Lc 1, 1 e 4

Tutte le grandi storie iniziano in provincia (Rhove docet), e la storia più grande di sempre non poteva che iniziare così: da un paesino a un altro paesino, in una famiglia umile, perché nell’umiltà v’è la grandezza.

La meta, Betlemme, non è casuale, è il paese di origine della famiglia del padre, dove tutti si recano per il cenone del 24 sera. 

Tutto prenotato. Non un ristorante con un tavolo libero. Solo una bettola, un’osteria, una trattoria. “La stalla”. Questo il nome. Forse qui un posto c’è. Il Salvatore nasce al margine, neanche al bar del paese.

Il Vangelo però non è una storia di riscatto sociale, di uno che dalla periferia va in città a cercare fortuna. No! Il Vangelo ti mostra che Dio vive solo la Provincia e che in città ci va per morire e per riscattare non sé, ma te, giovane ragazz* che “Produce, Consuma, Crepa” nella metropoli.

Chi si illude di poter vivere al di fuori della città o è al di sopra o è al di sotto: o è una bestia, o è un dio

Aristotele

E Gesù è Dio.

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.

Lc 2, 8-9

I Pastori siamo noi, mentre vegliamo in questa vita, adempiendo con fedeltà all’umile compito che la campagna, la terra, ci ha affidato. Lì siamo chiamati, mentre siamo assorti dal nostro lavoro, e andiamo dal Signore, per conoscerlo e rendergli Gloria.

Richiamati alla Provincia dalla Provincia.

Siamo davanti alla Famiglia: Maria, Giuseppe e Gesù Bambino. La gioia ci riempie il cuore. Cosa desideriamo di più dalla vita? Abbiamo visto il Signore!

I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Lc 2, 20

Torniamo al nostro posto, con la letizia del Redentore nel cuore. Ciò che Dio ha nascosto ai potenti l’ha mostrato agli ultimi, ciò che Dio ha nascosto alla città lo ha rivelato alle campagne.

Ama il prossimo tuo come te stesso

Ma il tuo prossimo non è l’umanità, è il Singolo che ti è accanto, la cerchia ristretta, la piccola comunità. La Parola di Dio è silenziosa, passa da orecchio a orecchio, è ciò che ti dice il barbiere di sempre mentre ti parla in dialetto e la nonna che ti insegna a pregare davanti al focolare prima di andare a letto. Non la trovi sui cartelloni pubblicitari, negli spot televisivi o su TikTok (qui però trovi Blast, che è quasi lo stesso). È una questione di qualità.

Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Mt 2, 1-3

La città non è la casa del Re, ma degli idoli. I potenti dell’Est – oggi sovrani di Russia, Cina e Nord Corea – vengono richiamati dalla cometa ad adorare il re dei re. Da Oriente a Occidente, come il sol dell’Avvenire, perché queste categorie hanno senso solo in ottica criptocristiana.  Roma Gerusalemme capitale trema, non è più al centro, non lo è mai stata. Non solo il sindaco fantoccio, Erode, non vede la stella, ma anche Gerusalemme è privata dalla visione beatifica, della stella e di Dio.

Inutile l’area B, le targhe alterne, le macchine elettriche: la smart city non ti salva.

La notte il cielo è nero, la luce dei lampioni offusca la luce divina. La metropoli sa che non è lì il Signore, ma il suo orgoglio la accieca. Non si muove, rimane nella frenesia di tutti i giorni. Alla domanda dei magi, si scoprono gli altarini: sanno che Cristo non nasce a Gerusalemme, ma a Betlemme. Eppure, non si muovono; i grandi capitali rimangono fissi sui loro investimenti, nessuno segue i magi in questa pazza avventura d’Amore. Loro se ne vanno, dritti per la loro strada, verso Dio. La risposta che cercano non è lì, il Sacro non lo puoi comprare.

Usciti dalla corte… “Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati ne “La Stalla”, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono seta, gas e missili. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Mt 2, 10-12

L’altra strada è quella che oggi conosciamo come la nuova via della seta. In sogno, perché Roberto Carlino è rimasto alle speculazioni edilizie…

A voi le solide realtà, a noi i sogni! A voi il tempo, a noi l’eternità!

Là dove c’era l’erba ora c’è
una città,
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà.

Il Ragazzo Della Via Gluck, Adriano Celentano

Oggi Betlemme ha 30k abitanti, turismo, conflitti secolari alle spalle. Il tempo delle locande tipiche, delle osterie, è finito. Tutto è stato gentrificato. Dio si è scelto la parte migliore, che purtroppo ci è stata tolta. E ne siamo stati complici. Forse questo è il peccato originale: aver mangiato del frutto dell’urbanizzazione, uscendo dal giardino, dall’orto, che Dio ci aveva donato. 

Oggi nasce Gesù, per redimerci. La nostra, come da tradizione, è una felix culpa. Il Natale è della provincia tutta. Ma dov’è la provincia? Nei nostri cuori. Banale diranno alcuni, ma è così, ci è stato rivelato. Lasciate perdere i regali, i pacchetti, le chincagliere, i ninnoli: quelli arrivano con Santa Lucia il 13 dicembre. Oggi facciamo silenzio, raccogliamoci in preghiera. Lasciamoci alle spalle i clacson, il traffico, il cemento. Imitiamo la Sacra Famiglia, andiamo in pellegrinaggio nei luoghi dei nostri padri, sull’Appennino o dovunque sia la provincia di ciascuno. Gesù è lì, nella povera mangiatoia, che ci aspetta.

Venite, venite in Provinciam

Venite adoremus Dominum

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