Il mondo post-pandemico è figlio di una pausa forzata che ha distorto il tempo. È il mondo in cui noi zoomer stiamo diventando adulti, percepito sempre più come in accelerazione costante verso un caos imprevedibile.
Ci viene chiesto, o imposto, di partecipare e schierarci rispetto alle dinamiche globali con un bombardamento di informazioni senza tregua tramite telegiornali, social media, inserzioni, costruendo interazioni fittizie con bot farm polarizzanti… chi possiede questi mezzi intanto lotta disperatamente per ottenere ogni singolo frammento di attenzione che le nostre sinapsi bruciate siano in grado di concedergli.
Non importa quanto fisicamente lontani siano i fatti, le narrazioni struggenti hanno lo scopo di farli percepire sulla soglia di casa.
L’armata rossa bussa alla porta con carri e droni insieme al deliveroo, mentre gli scienziati iraniani arricchiscono l’uranio nel tuo scantinato.
Il ritorno della guerra di invasione nel mondo occidentale ha spostato l’asticella di cosa sia concesso a leader schizofrenici, soprattutto in vista del crescente interesse dello Zio Sam per lo scenario pacifico e l’apertura delle rotte artiche, ignorando invece l’atmosfera da guerra civile che si respira in casa propria.
Il rinnovato spirito del vecchio continente, ormai ridotto a geriatrico burocrate, rievoca il nazionalismo europeo dopo la doccia fredda della seconda era trumpiana, nel totale distacco dal paese reale che forma l’Unione stessa, disilluso ed euroscettico.
In oriente il dragone cinese mette in mostra il suo arsenale bellico di fronte a Taiwan sempre più spudoratamente, e dopo queste dimostrazioni segue l’inevitabile indignazione dell’inerte mondo democratico mentre Il Partito contesta la supremazia delle tecnologie occidentali come batterie, droni e processori e smantella il mercato automobilistico dell’Unione.
L’evoluzione preoccupante delle capacità dell’intelligenza artificiale apre l’ingresso all’era della post-post-verità, dove rinunciamo definitivamente a credere a ciò che vediamo ed ascoltiamo. Immaginare questo potere in mani private è già terrificante, ma è niente in confronto a ciò che potrebbe farne un governo.
L’apocalisse IA sarà completamente diversa da ciò che la fantascienza ha prodotto: niente Skynet, niente rivolta di macchine ed androidi che marciano su un mondo in rovina. Nessun Matrix dove l’umanità è ridotta in schiavitù con l’unico scopo di diventare batterie viventi.
Sarà un’apocalisse silenziosa, dove chi controlla le macchine pensanti ha in mano il destino del mondo.
Forse è troppo tardi per la Jihad Butleriana, l’IA è inevitabile, imminente e si autogenera direttamente dal futuro come la profezia autoavverante dei primi scritti di Land e, soprattutto, trova l’appoggio degli uomini.
Stiamo assistendo alla fase terminale della democrazia, dove la tecnologia, la propaganda e gli strumenti di controllo mantengono lo status quo con uno squilibrio di potere tra governo e popolo mai visto nel corso della storia.
Le possibili carestie portate dal collasso climatico rallenteranno solamente il progresso fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio, sempre che il mondo non venga reclamato prima dall’appena risvegliato spettro atomico.
Siamo stati molto vicini alla guerra nucleare nel secolo passato, come ad esempio durante la crisi di Cuba o con l’operazione
Able Archer, e possiamo solo chiederci quante volte l’umanità sia in grado di scamparla prima che venga fatto un passo falso, considerando la popolarità della Madman Theory – i leaders odierni hanno sdoganato completamente le minacce di olocausto nucleare.
La società del ventunesimo secolo si trova ad un bivio: distopia o estinzione.
Fin da piccoli ci viene chiesto di pensare a che scuola ci piacerebbe frequentare, quale lavoro ci piacerebbe fare (ovviamente solo per poter arricchire gli azionisti, ma almeno essere felici nel farlo) e di costruire una personalità in funzione della carriera per essere ingranaggi funzionali e ben oliati della società industriale.
Poi eccoci vaporizzati da un ordigno mentre siamo impegnati a studiare per un futuro che è appena stato cancellato.
È proprio questo il punto: non possiamo fare niente, ma solo osservare inermi lo svolgimento della storia.
Non abbiamo alcuna influenza su scenari che avvengono in scala spropositatamente più grande della dimensione umana.
La complessità della struttura sociale e soprattutto tecnologica ha tolto all’individuo moderno la possibilità di essere artefice del proprio destino.
L’unica cosa realmente in nostro possesso è il presente, il quotidiano sotto il nostro controllo, l’azione nel qui ed ora e, forse, i nostri stessi pensieri.
Come semplici individui, ci è concesso solo goderci la cavalcata della tigre.
L’unica risposta e arma che possiamo contrapporre al caos dell’informazione mi è stata rivelata in sogno: i sepolti slogan, dei quali dobbiamo appropriarci in senso anti-politico e antisociale.
IO ME NE FREGO
anzi, me ne strafotto.
Me ne strafotto di ciò che avviene fuori dal mio giardino.
Me ne strafotto di celebrità e cronaca nera.
Me ne strafotto della guerra, me ne strafotto dei dazi e soprattutto me ne strafotto delle elezioni.
E tu? Hai votato alle ultime elezioni? Il moderno superuomo futurista non porta più la mortadella nell’anonimato del seggio, sceglie invece di non alzarsi dal divano. Anzi, non sa nemmeno che ci fossero le elezioni.
In un mondo iperconnesso, dove i tentacoli del leviatano tecno-burocratico arrivano in ogni angolo della vita privata del cittadino, la diserzione civica è l’unica via per la rivoluzione.
Occorre boicottare la partecipazione alla cosa pubblica, serve una disaffezione totale e generazionale ai processi politici e democratici del paese. Come dice Massimo Pericolo, brucia la tessera elettorale. Non per mandare un messaggio, ma per riprendere in mano la tua esistenza, che si trova ora in balia delle testate dei telegiornali e delle homepage dei social che creano interazioni sfruttando la risposta emotiva dell’animale umano, ricompensandolo poi con rabbia, indignazione, ansia e frustrazione.
Ignorare la cronaca-dipendenza, una cornucopia pornografica del dolore dove gli scandali e le inchieste esigono la tua sentenza investendo un comune salotto dell’autorità della Corte d’Assise.
Intanto i giornalisti, quelli bravi, diventano inquisitori e boia e donano la testa delle vittime al popolo che come un tossicomane ha sempre bisogno della notizia più fresca.
Lasciare il dibattito senza seguito mentre le forze politiche urlano sempre più forte, perché nemmeno i futuri slogan, che diventeranno come conseguenza sempre più grotteschi e ridicoli, avranno più presa sulle masse totalmente dissociate che hanno mosso guerra alla guerra per l’attenzione, quella che dovrebbe essere invece una guerra di idee.
Questa è l’apologia della grigliata nel giorno dell’apocalisse, le trombe degli arcangeli che suonano ovattate ed inascoltate mentre il popolo beve e danza sotto la pioggia di fuoco.
Per una reale liberazione, occorre distruggere ogni dispositivo potenziale veicolo di informazioni e rimuovere dalle conversazioni l’attualità e la geopolitica per spogliare del potere gli algoritmi e la propaganda.
Spegnete allora la televisione, stracciate i giornali e, se proprio non riuscite a staccarvi da Instagram, premete non mi interessa quando scrollando incontrate influencer attivisti, così da potervi godere in santa pace il brainrot nonsense.
Una volta fatto ciò, vi accorgerete che tutto quello che ho elencato sopra suonerà così distante e non ha avuto nemmeno un minimo effetto nella vostra vita comune, che rimarrà identica giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Prenderete sempre il treno la mattina per andare nella vostra wage cage, l’aperitivo delle 18 avrà sempre lo stesso sapore e giocherete sempre a calcetto quella volta ogni due settimane finché le ginocchia non vi abbandoneranno.
Questo perché dopotutto, ne siamo ben consci, tutto ciò che vediamo è solo rumore.
In realtà non succede mai davvero nulla,
nothing ever happens.