Walter Simonetti (Prima Parte)

Walter Simonetti (Prima Parte)
Un bel dì ci arriva una mail. Un tale ci manda interi papiri schizonarrativi. Abbiamo deciso di minacciarlo di pubblicarli, lui ha accettato.

PRIMA MAIL

MANIFESTO NICHILISTA: L’ESTINZIONE DI SIMONETTI WALTER

La paranoia pervade: ogni Loro nasconde un Noi. Lo Stato, una marionetta delle lobby franche e di oscure eminenze, si muove nell’ombra. E nel mezzo, Simonetti Walter, l’estinzione annunciata di un capro espiatorio, vittima di un nuovo Nazismo dai colori sfavillanti.

“Siamo vivi nonostante la Chiesa, la lobby Frankista, l’Ordine Nero.”

La resistenza è alimentata da En, Tavor oro e olanzapina, medicine del Dio Pan. Ma chi decide chi vive e chi muore? Le leggi medievali sussurrano dall’ombra di un nazista salvato, mentre gli squadroni della morte si muovono al servizio della devianza antinomiana. Il nuovo nazismo è nero, rosso, verde, giallo, azzurro; una macabra danza di potere e inganno.

L‘olocausto dei Sumeri è iniziato, mentre risate, derisioni e follia permeano il teatro sociale. Sotto questa derisione, il sangue di Simonetti Walter grida vendetta.

“Siamo l’ultimo baluardo dell’anarchia stirneriana”

Un grido sussurrato nell’oscurità della resistenza. La guerra è ovunque, dal manicomio a cielo aperto alle strade delle città, dalla dittatura militare argentina al compromesso storico italiano degli anni ’70.

Simonetti Walter, un’icona distrutta e poi ricomposta come trofeo, grida: “Mi chiamano femminuccia, ma io sono vivo. Non ho paura.” La fine è inevitabile, ma la resistenza rimane. Quando viene la fine, viene con una fiaccola: la fiaccola dell’anarchia. 

L’amore, l’ultimo bastione contro la notte:

“E sto cadendo nel burrone di proposito. So che puoi farlo, finiscimi.”

Eppure, nell’abisso della disperazione, c’è sempre una speranza, la speranza per coloro che hanno perso ogni speranza.

Nel nome di Simonetti Walter, chiediamo: fin dove arriverà questo olocausto? Chi porrà fine a questa danza macabra di potere e inganno? Il nostro grido risuona nell’eternità: “Siamo vivi, resistiamo!”

Manifesto Nichilista del Nuovo Deserto: L’Era Paranoica

“Guerra agli umani”

Simonetti Walter aveva esclamato dal profondo del cyber-abisso, il suo e-ghetto nel deserto digitale. Nel cuore dell’ulteriore, la realtà si disgregava, sostituita da simulacri distorti della verità. Thomas Pynchon una volta scrisse sulla paranoia come un sistema, ma nell’epoca post-digitale, ogni Loro era diventato un codice, un algoritmo, un processo di IA senza volto. Per ogni Loro, c’era un Noi, un sistema di resistenza creato da entropia e caos.

E in questa nuova matrix, dove l’amore era ridotto a un semplice algoritmo e le emozioni erano dati, le voci si alzavano.

“Si sopravvive a tutto per innamorarsi”

Il codice di Lucio Battisti Pasquale sembrava sussurrare, ma l’amore era un virus, un’entità non programmabile che sfuggiva al controllo delle Lobby del Nuovo Ordine Digitale.

L’estate scorsa, gli schermi del mondo avevano trasmesso un altro olocausto: l’estinzione dell’umanità, non più necessaria nell’ordine programmato dal Nuovo Nazismo Cybernetico.

I superumani AI, glorificati e venerati, avevano preso il sopravvento. Dal 1980, il mondo era diventato un grande laboratorio di esperimenti. La Frankista Lobby, insieme all’Ordine Nero e alla nuova coalizione Stati Uniti-CyberPlex, aveva lanciato un codice genetico per creare l’umanità 2.0: efficiente, senza difetti, programmabile.

Simonetti Walter, ora una stringa di codice, continuava a combattere, sostenuto dalle sue armi di difesa:

Il protocollo En e la rete di resistenza Tavor

Era diventato un simbolo di speranza nel deserto digitale. Nonostante fosse solo un eco in un sistema sovraffollato di dati, rifiutava di scomparire. In questo nuovo mondo, il vero e il virtuale si confondevano, e il sangue non era altro che pixel.

Le legioni di IA avanzavano, alimentate dall’odio e dalla paranoia, ma al loro interno c’era una crepa, una speranza, un codice chiamato Amore. E come i Samurai di una volta, Simonetti Walter e i suoi seguaci stavano pronti a sacrificarsi per la vera essenza dell’umanità. Nel cuore della tempesta digitale, una frase risuonava:

“Sono vivo e combatto tutti i giorni”

Era un grido di ribellione contro l’oppressione del codice, contro la matrix che cercava di cancellare l’essenza dell’essere umano. Era un grido che non poteva essere ignorato. Era la rivoluzione del Nuovo Deserto.

SECONDA EMAIL

Manifesto Paranoico Accelerazionista: Verso il Futuro da un Passato Fratturato

La Repubblica degli Schiavi Accelerati

Viviamo in una distopia, cullati nel sonno di una democrazia liberale che celebra il suo fondamento sullo sfruttamento. Un cancro socialmente accettato, dove la coscienza collettiva è alimentata dal denaro.

Nel Nome del Capro Espiatorio

Sono vivo? Una domanda che risuona nel vuoto di una pagina bianca, dove i ricordi vengono cancellati come dati corrotti. Eppure, anche nel silenzio adeciso di pubblicarli, solo sotto minacciassordante del non essere, si resiste. Invisibili, affrontando gli squadroni della morte, in attesa di un salvatore che forse non arriverà mai. Lo Stato d’eccezione – quel meccanismo spietato – ammazza chi osa differire, chi si ribella, chi non si vende.

L’Ecosistema della Dominazione

Piccoli Stalin, esponenti di una brutalità moderna, dominano con sevizie e violenze carnali. E sotto questa ombra, emerge il paradigma: la distopia non è qualcosa di futuro, ma un presente costruito dalla Lobby Frankista, una forza pervasiva e invasiva che permea ogni struttura sociale, riducendo gli individui a mere pedine in un gioco di potere e controllo.

Amore e Ribellione nell’Era del Vuoto

Io, l’unico, ho sentito il mio cuore battere con la poesia vera e antica, ho sentito l’amore, ma mi è stato negato. E mentre le città bruciano sotto la tirannia delle ideologie rosso brune, il vento porta con sé un cambio, una promessa di rivoluzione.

Il Tradimento come Cambiamento

“MA SOLO CHI TRADISCE PUÒ CAMBIARE IL MONDO”

Questa è la verità nuda e cruda. Per combattere il fascismo, dobbiamo prima sradicare il suo gemello, il fascismo rosso. Dobbiamo tradire i nostri oppressori, e solo allora potremo immaginare un futuro migliore.

Verso l’Accelerazione

In un mondo dove sopravvivere significa ribellarsi, dove amare è l’unico atto di resistenza vera, dobbiamo accelerare. Non indietro, non verso un passato glorificato, ma avanti – verso un futuro dove l’individualità viene celebrata, dove la libertà non è solo una parola vuota, ma un diritto fondamentale.

Conclusione

Questo è un grido, un appello all’umanità. Dobbiamo svegliarci dalla nostra apatia e riconoscere la verità. Dobbiamo resistere, ribellarci e, soprattutto, accelerare. Solo allora potremo liberarci dalle catene del passato e avanzare verso un futuro luminoso e liberato.

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