NO ALLA GUERRA MODERNA

NO ALLA GUERRA MODERNA
Lettura boomer
Non ci fate combattere le guerre? E allora ci droghiamo. Tanto oggi a combattere sono gli algoritmi, e a noi resta solo guardare.

Io, da buon Blastide, vivo costantemente con la voglia di ottenere notizie, belle o brutte che siano.

Del fatto che Vannacci abbia abbandonato quel cucco di Salvini o che il Gabibbo le abbia prese fuori dalla metro mi può interessare, ma la scarica di dopamina dura una frazione di secondo: inizia e finisce immediatamente.

Quello che mi interessa è il sangue.

Non sono un sadico pazzo, sono onesto e accetto il fatto che l’essere umano è anche questo: un continuo conflitto fra morale, sensibilità e morbosa curiosità. Sono un voyeur dell’attualità, fremo costantemente dalla voglia che qualcosa accada mentre me ne sto seduto comodamente a casa mia.

Il 22 febbraio, nella ridente città di Tapalpa, Messico, El Mencho, potente e sanguinario boss del narcotraffico, viene ucciso e ovviamente internet viene invaso da video di guerriglia urbana e speculazioni sul fatto che sia stato tradito da una onlyfanser latina.

Una bella serata insomma; pompe di benzina a fuoco, auto della polizia distrutte, aeroporto evacuato, tutto ok. Avevo il mio macabro intrattenimento, ma è durato davvero poco, il giorno dopo era già tutto finito, o almeno tutto quello che c’era da vedere lo avevo visto.

Nulla è cambiato.

HO BISOGNO DI PIÙ SANGUE.

È arrivata la settimana del Festival di Sanremo, che qualche cagacazzo ignora (o fa finta di ignorare) ma che statisticamente regala perle di intrattenimento e di discussione, mia linfa vitale. A differenza dei conflitti armati, è un tema di discussione nazionalpopolare: ne puoi parlare tranquillamente con chiunque senza essere bollato come uno squilibrato.

-A Cuccolandia si deve parlare della Pausini e di Luchè, mica del cartello di Jalisco Nuova Generazione-

Invece un cazzo. Non è successo assolutamente niente. Nessun cantautore suicida, nessuna rissa fra cantanti, nemmeno una mezza caduta o parolaccia a microfono aperto. Solo un bacetto saffico che ormai non scandalizza nemmeno più. Ma in un normale sabato mattina di fine febbraio, mentre mi arrovellavo il gulliver dalla noia, è successo quello che da settimane aspettavo.

LA GUERRA!

QUANTO AMO LA GUERRA!

Mi fa sentire più vivo che mai. Il momento più atteso di ogni talk show, di ogni editore e giornalista, di ogni anonimo che popola internet. Israele e USA bombardano l’Iran, l’Iran bombarda mezzo Golfo. Tutto sotto i nostri occhi, accessibile in una frazione di secondo: la morte in diretta.

BELLISSIMO.

L’Ayatollah Khamenei raccolto con un cucchiaino, gli iraniani all’estero che esultano, i collettivi che scendono in piazza. Tutto molto bello. Sono sommerso da contenuti, spulcio ogni giornale e social network. Un sabato pomeriggio davvero intrattenente.

Per non essere inglobato dai media e fare la stessa fine del protagonista di Videodrome:

guerra moderna
LONG LIVE THE NEW FLESH

Esco e vado a toccare un po’ di erba, uno svago più che meritato dopo una giornata di morboso consumo mediatico. Finita la serata me ne torno a casa e, invece di aprire Spotify, accendo la radio e mi sintonizzo su Radio Radicale. Voglio sapere tutto quello che mi sono perso in quelle ore e voglio proprio sentirmelo dire da una giornalista con l’erre moscia.

Si parla di Anthropic, software utilizzato dall’esercito americano per pianificare i bombardamenti, droni e missili a lungo raggio. Tecnologia, algoritmi, intelligenza artificiale. Arriva anche la più classica ondata di paranoia.

guerra moderna
Chi cazzo è Bolton? Io conosco il Bolton Wanderers, squadra di bassa lega inglese.

Questo Bolton, col baffo da brigatista in pensione, ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, è stato scongelato appositamente per instillare la paura negli over 50 e un intrinseco antimilitarismo nelle ventenni radical chic, le due categorie che non hanno assolutamente nulla di cui preoccuparsi a riguardo.

Ma a noi, ventenni, fiori della gioventù Tecnopirata, queste farneticazioni ci fanno salire un brivido Blast su per la colonna vertebrale.

Anche questa volta, come era già successo con il conflitto in Ucraina, mi è balenata in mente un’idea soffice come una carezza. E se dovesse toccare a me il compito di impugnare un fucile e andare a combattere? Cosa farei? Ma certo! Ci andrei senza dubbio, sai che libro che ci faccio… O se non mi viene niente in mente, posso improvvisarmi fotografo; o se proprio non c’è nulla da fotografare, scriverò una canzone. Come hanno fatto altri uomini sul fronte.

La mia svolta è finalmente arrivata, il sogno di ogni bambino che giocava coi soldatini o a Medal of Honor: potrò finalmente morire eroicamente sul fronte! Oppure sopravvivere e sbarcare il lunario con tutte le storie che racconterò a riguardo: fuochi incrociati, imboscate, irruzioni mozzafiato… finalmente! Anche perché la guerra mica ha il solo scopo di arricchire l’industria bellica! Perché nessuno pensa mai agli artisti? Il cinema americano è diventato grande grazie alle guerre, i cantautori italiani si sono fatti i villoni e i poeti sono diventati immortali. È arrivato finalmente il momento della nostra generazione! Nella mia mente comincia a suonare una canzone

E la cosa più tremenda della guerra
È che è bella anche se muoiono a milioni
Con i padri sette metri sottoterra
E con i figli che ci fanno le canzoni

Non c’è una sillaba fuori posto, è tutto giusto.

Ma ad un certo punto cambia tutto, ritorno sulla terra. Ero stato inghiottito dalla mia stessa fantasia. La guerra non è bella, cazzo, ovvio che non lo è! LO ERA!

Mi ricominciano a risuonare in mente le frasi scandite dalla giornalista con l’erre moscia:

Palantiv, Anthvopic, dvoni LUCAS, UCAV, LAWS, sciami autonomi, sistemi di tavgeting pvedittivo, viconoscimento facciale applicato ai campi di battaglia, guevva cibevnetica, attacchi alle infvastvuttuve elettrvche tvamite malwave militavi…

guerra moderna

È terribile…

La guerra che milioni di uomini, volente o nolente, hanno sempre romanticizzato non esiste più.

Il problema non è tanto la morte, quella c’è sempre stata.

-E se credevate che qui sul Blast vi avremmo fatto la lezioncina morale del “guerra brutto brutto”, vi siete sbagliati di grosso-

Il problema è che qualcuno ha deciso di toglierci anche la responsabilità di darla. I LAWS, per esempio, sono sistemi che usano algoritmi per decidere chi colpire, senza che nessun essere umano prema un grilletto o firmi un ordine.

La guerra è sempre stata una cosa che si subisce in presenza. Una questione di corpi nello stesso spazio.

La guerra romantica che avevo in testa, quella delle lettere scritte al fronte e degli eroi che tornano con le cicatrici, era almeno una guerra di presenze. Qualcuno c’era sempre. Qualcuno vedeva.

E il peggior effetto collaterale di tutto questo è che non ci sarà nessuna canzone. Non perché manchino i morti, ma perché mancano i testimoni. Non c’è nessun Remarque seduto in trincea, non c’è nessun Hemingway. C’è un operatore in un ufficio col condizionatore impostato sui 18 gradi che torna a casa per cena e magari prima di addormentarsi guarda Netflix e si spara una pippa. La guerra è diventata un 9 to 5.

Niente baionette sporche di fango. Niente lettere piegate nel taschino. Niente trincee fumanti all’alba. Niente gavette condivise sotto la pioggia. Niente fucili a pompa usati come bong per sballarsi tra camerati. Niente duelli corpo a corpo, niente eroismi disperati raccontati davanti al fuoco. Questo sarà il futuro delle guerre.

Il tempo in cui viviamo è così grigio che non ci vogliono nemmeno dare questa consolazione: trasformare la guerra in un profitto artistico, in epica, in narrazione romantica. La guerra non la combattono più gli umani, ci muoiono e basta, ovviamente.

E allora si!
Urliamolo forte:

NO ALLA GUERRA MODERNA!

Non perché sia guerra eh, per carità, ma perché ci toglie anche l’illusione che sia divertente.

I PROIETTILI LI PORTIAMO NOI, ALMENO FATECI PREMERE IL GRILLETTO.

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