Epstein Wide Shut

Cronache dall'after party della democrazia

Epstein Wide Shut
Lettura boomer
L'affaire Epstein ha i connotati grotteschi dell'immobilismo terminale della democrazia. Che sia questo il colpo di grazia?

Quanti abusi su minori servono per far crollare l’attuale gerarchia occidentale?

Ben più di 150 a quanto pare, che è il numero delle vittime citate all’interno dei Epstein files rilasciati recentemente dal Dipartimento di Giustizia. La realtà che emerge da questi documenti è ben più orribile di quanto gli schizofrenici con i cappelli di carta stagnola in testa hanno cercato di raccontarci nell’ultimo decennio

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C’è di tutto.

Sadismo ritualistico su bambini, spinto pare fino al cannibalismo, tortura ed omicidio perpetrati su ragazzine di tredici e quattordici anni dal Principe Andrew, un accentuato suprematismo etnico ebraico che si compiace di come riesce a controllare ed ad estrarre capitale dai ”goyim”, i gentili, i non ebrei, tramite l’uso degli strumenti del mercato finanziario da loro controllato. Immancabile la presenza di Trump, descritto come stupido e disgustoso pure dallo stesso Epstein, le sue vittime infatti raccontano di aste di preadolescenti a cui avrebbe preso parte tastando e penetrando con mano le “qualità” delle partecipanti.


Dalle stagioni precedenti di questa serie horror-thriller che è diventata la nostra realtà ritorna George H.W. Bush, anche lui intento a mutilare, sventrare e stuprare un uomo afroamericano a bordo di un incantevole yacht. 

https://www.justice.gov/epstein/files/DataSet%209/EFTA00147661.pdf

Passando alle note più leggere viene messo in luce il rapporto tra Epstein e i creatori di Reddit e 4Chan, utilizzati entrambi per diffondere e controllare narrative, indiscrezioni sul ruolo delle élite statunitensi nelle rivolte libiche che portarono alla detronizzazione di Gheddafi (rip top real nigga ci manchi) finalizzate ad impossessarsi delle enormi risorse petrolifere del paese. 

Troviamo anche il buon Zele descritto come un cocainomane e burattino di Israele e la stessa rivoluzione ucraina del 2014 viene presentata come una grande opportunità per i Rothschild, che Epstein si vanta esplicitamente di rappresentare. Elon Musk appare nel ruolo dello sfigato, che prova più volte a farsi invitare ai “wild parties” ed anche Bill Gates non ne esce bene, disperato per aver contratto una malattia sessualmente trasmissibile da un escort russa poi trasmessa alla moglie inconsapevole. 

Per finire in bellezza si aggiungono poi menzioni su clonazione, raccolta e traffico di organi ed adrenocromo e donne usate come animali da allevamento per la produzione di bambini.

Nessuno è escluso, né la Far Right americana germogliata su canali controllati da Epstein e Ghislaine Maxwell e coltivata con cura da Steve Bannon, loro compagno di merende, né la sinistra radicale che vede idoli come Noam Chomsky e Mark Fisher essere gettati nello stesso girone degli altri. Sui liberali di sinistra e di destra sorvolo perchè sono uncountable e già conosciamo la loro fibra morale.

https://www.justice.gov/epstein/files/DataSet%2011/EFTA02428208.pdf

Considerato il rango degli imputati e l’orrore dei crimini elencati, in tempi più civili avremmo già effettuato una rivolta di popolo, seguita da una serie di processi sommari ed esecuzioni pubbliche (al rogo a Dio piacendo), ma ahimè siamo nel 2026 e tocca accontentarsi di quest’articolo e dei meme sulla vicenda, per ora almeno.

Per ora, perchè in fondo, quanto può durare una democrazia che consente tutto questo?

Polibio, storico greco del secondo secolo avanti Cristo, non aveva alcuna simpatia per i miti progressivi della storia. La sua visione era semplice e radicale: le forme di governo non si muovono verso un futuro migliore in linea retta. Si trasformano, degenerano e poi si trasformano di nuovo. Non c’è una marcia ascendente verso la perfezione, è un ciclo, un flusso, un movimento continuo. 

Monarchia, aristocrazia, democrazia. Ognuna nasce per sostituire l’altra quando questa si corrompe. E ognuna, prima o poi, si corrompe a sua volta. La monarchia diventa tirannide, l’aristocrazia diventa oligarchia, la democrazia si muta in ciò che Polibio chiamava oclocrazia, il dominio della folla

La democrazia viene intesa quindi non come punto d’arrivo della Storia, ma come fase temporanea e limitata quanto qualsiasi altra, nient’altro che una configurazione provvisoria del potere in attesa dell’inevitabile degradazione. 

Il passaggio tra le forme di governo non avviene mai in modo astratto. Non è una discussione teorica, è quasi sempre un cortocircuito concreto. E molto spesso passa dal corpo.

A Roma, il caso di Lucrezia è esemplare. Lucrezia è una nobildonna, moglie di un aristocratico. Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re, entra nella sua casa come ospite e come principe. Usa il proprio status. La violenza è accompagnata da un ricatto politico: se Lucrezia resiste, verrà uccisa e accusata di adulterio, distruggendo il suo onore e quello della famiglia. Lucrezia racconta l’accaduto e si suicida. Da lì nasce la rivolta che porta alla cacciata dei Tarquini e alla fine della monarchia. La tirannide, forma degenerata della monarchia, cade quando il potere mostra apertamente di non riconoscere più alcun limite. Al suo posto nasce un’aristocrazia che promette, almeno inizialmente, di governare attraverso la legge e non attraverso l’arbitrio personale.

Chi oggi liquida i fatti dei file di Epstein come semplici storie di cronaca nera sta perdendo il quadro più ampio e il possibile segnale di cambio di fase. Bolle di potere dove le regole non valgono ed in cui politica, denaro e impunità convivono senza attriti. Quando il potere smette di condividere le stesse regole del resto della società, la forma di governo è già compromessa anche se formalmente resta vigente.

L’assenza di una reazione violenta è un altro segnale chiaro dello stato di degenza della nostra democrazia, che nonostante si cerchi di dimenticarlo, nasce dalla capacità di strutturare e utilizzare la violenza a vantaggio della collettività, dalla repubblica marziale statunitense, nata da una guerra d’indipendenza contro l’egemone del tempo e ascesa grazie alla partecipazione vittoriosa nei due conflitti mondiali, all’innocua Repubblica Italiana, che ha come mito fondativo una sanguinosa guerra civile e vanta tra i padri fondatori proprio chi combatté in quel conflitto.

https://www.justice.gov/epstein/files/DataSet%2010/EFTA01933793.pdf

Ci restano pochi futuri possibili dopo l’inevitabile tramonto della democrazia, nel più lineare il comando si sposta definitivamente dove non serve essere eletti né spiegarsi troppo. Il potere prende la forma più affidabile che esista: infrastruttura, capitale, codice. È il mondo sognato da Nick Land e reso presentabile da Curtis Yarvin: lo Stato come azienda, la sovranità come asset e il cittadino come utente che accetta i termini o smette di accedere.

Non c’è un “dopo”. 

Il cambio di fase viene cristallizzato e sottratto alla storia. È di fatto una monarchia esecutiva senza re, senza successione e dunque senza crisi. Eterna non perché sacra come nel passato, ma perché automatizzata e procedurale.

Nell’altro esito le cose vanno peggio, quindi vanno avanti. La rabbia, che per anni è stata diluita, ridicolizzata o monetizzata, non riesce più ad essere contenuta e neutralizzata. Le élite, abituate a muoversi in un ecosistema protetto, scoprono improvvisamente di essere esposte. Salteranno paracaduti, finiranno carriere, magari rotolerà qualche testa e qualcuno scoprirà che l’immunità non è mai stata una legge naturale.

In un mondo geopoliticamente instabile, armato fino ai denti e senza arbitri credibili, riemergeranno forme di cesarismo più o meno esplicite.

Leader forti, spesso brutali, tollerati perché rapidi, difesi perché utili. Il potere si concentrerà, degenererà, verrà spezzato e si ricomporrà altrove in altre forme, come è sempre accaduto da 6000 anni a questa parte.

Non sappiamo cosa accadrà in futuro, ma da qui non si torna indietro. Succederà qualcosa anche se non succederà nulla, e se non farà rumore, farà sistema.

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