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Tutti Fenomeni - Una lettera da Blast

Tutti Fenomeni - Una lettera da Blast
Lettura zostile
Il Blastide Tutti Fenomeni è riuscito a infiltrarsi nel sistema del Music Business per dirottarlo definitivamente?

Siamo stati nella Tana del Lupo, nella nuova Milano. Lo scanner all’ingresso della sede di Sony Music Entertainment ha rilevato un solo corpo, questo strumento di controllo non è in grado di rilevare le intenzioni di chi entra, soprattutto se quelle intenzioni non appartengono a un singolo, ma ad una matrice collettiva, nel nostro caso la Matrice Blast. Non possiamo farci scoprire

Dentro i lager dei tedeschi non si leggeva Dostoevskij

Ci troviamo fisicamente dentro al Music Business.

Una fake gentile segretaria ci fa accomodare, mentre arriva anche un altro ragazzo che lavora per un’altra rivista, una di quelle pay-to-win probabilmente. Manteniamo l’anonimato.

Dopo poco attesa scende il nostro contratto, fa gli onori di casa e ci accompagna di sopra. Usiamo un ascensore tutto in vetro che affaccia su un cortile. Si vedono vetrate moderne e uffici colorati: sembra di essere da Apple. Arriviamo a una porta, ci apre Lui.

Sì, è proprio Lui, Giorgio Quarzo Guarascio, Tutti Fenomeni.

Abbiamo già fallito forse, solo l’essere qui è una sconfitta. Tony Pitony ha tradito, i meme lo rivelano e anche il nostro appello, che smascherava i meccanismi di appropriazione culturale del Music Business, è finito nel vuoto. Abbiamo perso? Vorremmo chiedere questo a Giorgio, ma non è il momento.

Non è una connessione, un’intervista delle nostre, non possiamo farci scoprire. Blastidi, zòstili, ma Giorgio sa chi mi ha mandato, perché sa già cos’è Blast. È lui stesso a prepararci il caffè borbone comprato da Sony, la cosa lo diverte, la tensione si stempera, d’altronde subire le interviste può essere una gran rottura di coglioni. Arrivano gli emissari delle altre testate.

Entriamo nel mondo di Lunedì, il terzo album del progetto Tutti Fenomeni.

Ma poi torniamo nel nostro. Giorgio, ti lasciamo una lettera, speriamo di poter far affidamento almeno su di te.

Caro Giorgio,

un tempo dicevi:

Voglio incidere solo dischi brutti
così sarò sicuro di piacere a tutti

Era Valori Aggiunti, singolo del tuo album di debutto, Merce funebre. Non serve svelare il trucco perché l’hanno capito tutti da mo’, Lunedì è proprio quel disco brutto di cui parli in Valori Aggiunti, quello che può piacere a tutti.

Non saremo noi di Blast a giudicarti, avevi bisogno del grano e noi probabilmente avremmo fatto lo stesso.

Non ho paura della morte
ho paura dell’inflazione

Hai detto tu che sta cosa dell’Italia che sta diventando sempre più caruccia te fa rodere er culo. Hai detto che hai provato a metterti in discussione, sei andato all’estero, hai passato qualche mese a New York e a una certa non ne potevi più, e non lo rifaresti a meno di un progetto pensato e vissuto in pianta stabile perché città come quelle possono inghiottirti. Come noi di Blast ami l’Italiosfera e nell’Italiosfera in qualche modo bisogna sopravvivere, e siamo convinti che è anche questo uno dei motivi che ti ha portato a scrivere Lunedì, un disco diverso dai precedenti.

Questo è il frutto di un lavoro di un trentenne che ha preso più consapevolezza, che sacrifica una certa dose di ingenuità creativa per fare qualcosa di adulto.

E diventare adulti significa anche accettare la dimensione brutta delle cose. Merce Funebre e Privilegio Raro sono i frutti di un ardore giovanile, di un’irriverenza figlia di certe letture, della facoltà di filosofia, della scuola Contessiana.

Sì, perché il ruolo che ha avuto Niccolò Contessa (e le misure restrittive per il Covid di Giuseppe Conte) nella tua discografia ha un valore primario, perché l’aurea di Contessa è inevitabilmente troppo potente.

L’aria con Niccolò era diventata irrespirabile.

Giorgio Poi, non lo mettiamo in dubbio, è una scelta giusta. Poi è un musicista d’esperienza, di valore, ottimo chitarrista, produttore di tutto rispetto.

Ma quando hai scelto di dare vita a questa nuova collaborazione sappiamo per certo che non è stato facile, perché è significato rinunciare a un’arma potentissima, tutt’altro che facile da governare.

Giorgio Poi ti ha portato a giocare nel campionato dei cantautori più canonici, perché se non hai mai nascosto la seduzione che provi verso il cinema, hai altresì dichiarato che il tuo obiettivo è quello di entrare nel novero dei cantautori che verranno ricordati nella storia.

E questo si percepisce ascoltando Lunedì, un disco che dà importanza prima di tutto alle melodie.

Giorgio, ci torna tutto.

Non ti sei snaturato, ma ti sei moderato.

Un vecchio saggio diceva che si nasce comunisti e si muore democristiani. E noi non sappiamo se in Piazzale degli Eroi ci siano passati anche i democristiani. In fondo l’hai detto tu, se nei lavori precedenti i testi erano frutto di determinate letture, in questo hai preferito agire perché a trent’anni vuoi o non vuoi bisogna prendere delle decisioni, anche moderate.

Entra in gioco la sessualità – perché a tua detta i dischi precedenti sembravano quelli di un assessuato – volevi scrivere un brano con solo la parola sesso, e il risultato è stato La ragazza di Vittorio, con tutte le varianti del caso (ci hai messo anche l’IA – direbbe Renè Ferretti un po’ a cazzo di cane).

Ma ti abbiamo detto che noi allo stesso tempo abbiamo avvertito una tensione più forte, uno stato d’ansia rispetto all’ambiente in cui viviamo, a un presente poco armonioso.

Il mio pensiero va come un elettrone in cerca di stabilità

Amore, sesso, guerra e di nuovo amore, ma love is not enough.

L’amore in fin dei conti è ancora un mistero, e Dio pigramente rimane a guardare, e proprio questo, dici tu, è il miracolo.

Love is a gangster.

Giorgio, certo che il presente ti fa paura, perché i confini internazionali sono stati messi in dubbio, e la violenza si fa sempre di più alla luce del sole. E te l’abbiamo detto, e tu ce l’hai confermato.

In Lunedì avvertiamo, seppur in una forma velata, una tensione verso l’oggi, verso il presente, il tuo presente. Tocchi i trent’anni e capisci che è il momento di agire, di prendere decisioni, non c’è tempo per certe letture, perché è finito il tempo per le letture, almeno per il momento. È giunto il tempo dell’azione (moderata, purtroppo).

Le melodie prevarranno sulle parole, perché se vuoi fare il passo successivo, se vuoi prenderti il popolo italosferico, dovrai convincerlo con le melodie. Perché se è vero che la storia dei grandi cantautori insegna che chi ha avuto il coraggio di esprimersi nel modo più originale è poi riuscito a distinguersi, e dunque, a diventare storia, è ancor più vero che le parole prima devono arrivare a più orecchi possibili, e per farlo servono quelle melodie che rimangono nella testa.

Attenzione, lo ripetiamo, con questo disco ti sei moderato, ma non ti sei snaturato. C’è ancora parte del vecchio Tutti Fenomeni in alcuni dei nuovi brani, ci sono ancora i residui di quell’ironia provocatoria che sono l’essenza del tuo progetto.Ci sono stavolta, forse più che negli album precedenti, riflessioni socio politiche.

Non è mica colpa di quattro trader cocainomani se oggi compriamo il prosciutto su internet

Ci hai raccontato che per scrivere La felicità del cane hai preso ispirazione dalla vicenda probabilmente più borghese che ti è capitata nella tua vita, ovvero il ritrovamento di un cane durante un weekend tra amici in Maremma e il successivo dibattito di due tue amiche per decidere cosa fare di quel cane, terminato con la frase: ciò che è importante è la felicità del cane.

Lunedì per noi è questo, un disco che racconta ciò che stai vivendo, la gioventù che non è più al suo primo stadio, è una raccolta di canzoni, parole, vicende vissute e raccontate attraverso la musica. Tu produci la materia prima, Giorgio Poi la lavora da artigiano esperto, e dove rimane spazio si incastra la tua ironia.

Una profezia, da domani chiamami Isaia
Elon Musk è il capo della CIA

In Piazzale degli Eroi sei tu a dire potevo amarti molto di più, è vero, ma potevo amarti anche molto meno. Noi ti diciamo potevi osare di più, è vero, ma potevi osare anche molto meno.

Toccati i trent’anni si diventa tutti un filo più moderati, e non può essere altrimenti nell’età del mutuo, nell’età della RAL, nell’età dei primi matrimoni, perché l’alternativa è rischiare di non essere presi sul serio. Di conseguenza, la stessa musica, se si fa per mestiere, va concepita in modo nuovo.

Possiamo dirlo, Lunedì non è Blast quanto Merce Funebre e Privilegio Raro, ma è un porto in cui rifugiarsi quando il mondo che stiamo vivendo, per la prima volta dopo decenni, perde un po’ di equilibrio (per fortuna?).

Lunedì è un album che cerca la riflessione più che la provocazione, che preferisce il temperamento all’azione istintiva, che gioca d’astuzia, chissà, proprio per gettare le fondamenta di un qualcosa di nuovo, forse le basi per una futura rivoluzione.

E come detto, terminato il salotto giornalistico, esco dalla Fortezza del Nemico, e penso che il Music Business si è preso Tutti Fenomeni, ma potrebbe trattarsi soltanto di una messa in scena.

Giorgio, ora che ci sei dentro, colpisci davvero.

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