Italia Paese Latino(s)

Italia Paese Latino(s)
Lettura zostile
L’Itaglia, o della sud-americanizzazione delle coscienze.

Ormai nelle compagnie di amici sono il doomer della situazione. Una condizione che non mi dispiace ma che neanche mi consola. Eppure, un sentimento di decadenza penso sia presente in ognuno di noi, con l’unica differenza che alcuni fingono di non percepirlo, e altri basano l’intera personalità su questa capacità di vaticinio. Chi ha ragione dei due??? Nessuno. Sono entrambi dei rinco, anzi quelli della seconda categoria si avvelenano inutilmente, perché se tutto è IT’S SO OVER, se non c’è niente da fare…

Che ziopera piangi a fare?

“Buongiorno, avede Idaglia? Avede oggidende?
Spiaze, tutto finito!”

La nostra Badria è per (ir)rilevanza, capacità di stare al mondo, e cultura diffusa (guldura bobolare), un Paese sudamericano qualunque. Avevano ragionissima Arbasino e Gadda, non a caso gli ultimi discendenti dei fedeli sudditi di Maria Teresa. Il primo perculava un po’ la doppia narrazione che si fa dell’Italia: altalenante tra la visione di uno stato burocratico inscalfibile nord-europeo, e quella di un lupanare qualunque da sud America. Il secondo, nel paese fittizio Maradagàl (parodia sudamericanizzata dell’Italia), ambienta il suo romanzo più importante.

La questione è che siamo sempre stati il popolo più cafoncello d’Europa, ma fin quando una certa cultura, un certo no-au, ecc. facevano parte del nostro modo di essere, riuscivamo a farci apprezzare nonostante tutto, in alcuni casi addirittura ad imporci.

Spesso perfino nei turisti permane appunto l’idea dell’Italia degli anni d’oro… (fatti loro, godo solo se vengono spennati).

Invero Arbasino e Gadda partivano dalla definizione di una sorta di “costante antropologica”, ma dopo gli anni 70 cioè gli anni dello sgretolamento della nostra identità e del nostro tessuto sociale, ma vedremo con cura in prossimi articoletti – il paese è crollato sempre più nelle grinfie dei trend, del larping, in un paradigma di signaling sociale da sud America vero e proprio, che non a caso prosegue secondo un ferreo tresillo.

Dal terrorismo anni ’70, ad avere solo ed esclusivamente serie televisive su sbirri e gangsterini da quartiere dormitorio, il passo è breve. Ancora più breve è il passaggio da una scuola-buffonata da post-sessantottini, ai ragazzini interessati solo all’emulazione della periferia ‘merrigana. Oserei dire: una caduta di stile perfino in confronto alle fave e cicorie dei nostri mafiosi della tradizione.
Gli itagliani larpano sempre, e non di rado si trovano a larpare “da loro stessi” secondo ciò che vedono e sentono nei tiktok di tizia americana X.

A ciò si aggiunge l’idea di un paesucolo ormai convertito totalmente allo spaghetto, irrigidito sulle barricate della carbocrema, incapace di andare oltre i frutti più scrausi del capitalismo a tasso 0. In che girone dell’inferno finiscono i tizi con la barba e i guanti che ti fanno l’hamburger schiacciato a 29 euro e le cipolle caramellate?

La trap (morta, speriamo), gli universitari che larpano da sudamericani interessandosi, accademicamente o meno, a ogni corbelleria anglosferica (monnezza da loro, quindi automaticamente innovazione qui da noi).

TUTTO QUESTO È SUD AMERICA CONCLAMATO!

La manifestazione in sandalo o con le puppe calanti di fuori, il glima, un interminabile chiacchiericcio che nasconde alle nostre vite la miseria in cui stiamo sprofondando.

Definirei così il modo di far SUDMERRIGANO, poi ditemi se non cadiamo anche noi nel perimetro di questa definizione: da un lato: l’ossessivo attaccamento a minchiate e tradizioni di scarsa rilevanza.
dall’altro: importazione (e successivo scimmiottamento dettato dall’incapacità di fare propri quest’ultimi) dei caratteri fondamentalinon di rado nelle espressioni più bassedi comportamenti, costumi e culture altrui. Nient’altro.

Signori che fine hanno fatto i validi uomini che combattevano sulle barricate dell’eleganza e del bello che tiravamo su?

Ormai niente più. Mi tengo stretta l’anima da doomer perché almeno cozza con l’accettazione passiva di un Paese al collasso totale, con la noncuranza di vedere connazionali sempre più poveri, con l’idea che la rendita sia l’unica furbata che ci rimanga (lo è, il che è ancora peggio), e poi i powerpointifici in cui si sono trasformate le principali città del nord, le Caracas qualunque in cui sono ridotte le città del sud. Roma compresa… ma sì forse solo questo, l’accettazione passiva, anzi addirittura l’esaltazione dello schifo e del degrado.

Tocca solo prendere una camicia hawaiana, sorseggiare un cocktail pagato 10 sbleuri, e buttarsi nella mischia del reggaeton.

“QUESTO ARTICOLO O MANNAMO A UERCAM TU FAVELASSS.”
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