Mangiatori di Sigarette

Mangiatori di Sigarette
Sigarette: ci sono varie marche, ma chi ne sa: di solito tutte hanno tanto catrame entro. Come al Brianza. Trovate un senso a questo estratto conto.
La chiave dei nostri confini si è spezzata in due
E nostro padre Berlusca è appassito…
Si è decomposto in muffa e miele selvatico.
E il Jobs Act continua ad andare avanti secondo i piani.
E il fango si è trasformato in cemento nudo,
e tutto sta andando secondo i piani.
Il masturbone può passare otto ore ad osservare un doujinshi.
Ha coscienza di ciò che lo prende,
ma la trama è per lui priva di caratteristiche
emotive e di conseguenza anche di kawaii.
Sopporta il prossimo tuo,
come la Ciclabile sopporta te.

Philip Morris Rosse

Annota queste frasi, perché serviranno, annotale e usale, è a buon rendere. Annotale e presto ti troverai in un luogo fantastico, sovieticamente brutale, impossibilitato a muoverti. Potrebbe essere una backroom del tuo stesso universo, composta da sinapsi e psicosi, in una notte insonne e recidiva.

Quando meno te lo aspetti: Berlusconi crepa e ci condanna.

Io, sincero eh, non scherzo: sono quel genere di persona: mi vedi passare per le vie di un Nova Milanese intento a cercare ciclabili o posti con un po’ di verde, perché lì trovo la pace.

E la pace trova: me.

Il camminatore, il brucia asfalto, e sogno un giorno una ciclabile che faccia da Milano a Napoli, così da compierla, più volte, e dimostrare a me stesso che: anche se non ho un lavoro, una ragazza, un titolo di studio avanzato, i miei piedi sanno il fatto loro.

Il medioevo italiano si è fermato in Brianza. O Madonna del Castano di Muggiò, coperta di bestemmie, due giorni l’anno, e di vecchie, gagliarde, monarchiche, i rimanenti, salvaci.

Apparizioni mariane, esorcismi, esoterismo nel cemento. Brianza. Mi muovo verso casa, apro la porta, salgo, saluto mamma, lei ricambia grugnendo, forse vuole che mi trovi il lavoro indeterminato.

Jobs Act, rispondo.

Grazie Renzi, mi hai liberato dallo gioco de li capitalisti.

Chiudo la porta a chiave, sono nella cella, nel monastero benedettino.

Quando li nubi, cumulose si apprestano a la sera, e li monaci si ritirano al vespro, la Monna Chiesa rintocca lo campanaccio, e la sua metallo sibilla nella notte. Chi prepara a lo frate la sua razione, quando grida nel cuore de la notte la sentenza a lo Signuur, e prega che vi sia degusto nello suo pasto?

Chi le prepara il canto al monaco e a lo NEET quando la cena è serrata a uno spiraglio di porta?

E lo PC si prepara, e aggeggi di fattura si ben prestan al mestier di arginar la fame dello NEET.

E io mi preparo a una seduta di masturbazioni, mentali, sopra l’idea di una femmina nel mio stesso stato. Nel mio stesso quartiere e forse nello stesso caseggiato. Perché a Muggiò non vi è una bella, sciatta e emaciata, donnina?

Nostro padre, Berlusconi, è morto, ne sono convinto, e penso: un clone si aggira per Arcore in cerca di pelle umana da trapiantare, sul suo bel viso, emaciato da una lunga cicatrice post-chirurgia estetica. Fatto di botulino e minorenni, lui si aggira per Arcore centro, brandendo una brugola, e a caccia, e nella caccia, di giovani. Perché la pelle dei maranza l’è pusèe buna. Così si giustificherà davanti alla centrale di polizia, davanti all’agente Ciro Catuzzo (45), deportato da Caserta, così si firmerà il colpevole: il malato di pelle umana. E siccome le cose sono belle se fatte in coppia, come la masturbazione, ecco che spunteranno centinaia di cinquantenni attempate a caccia del Divin Marchese della pelle umana.

Amante passionale. Amante pellifero. Amante ebbasta. 

Sfera Ebbasta è famoso a Cinisello perché l’ha resa così. Infatti gli dedicarono una via. Nel senso, immagina qualcuno di famoso a Muggiò, città che con Cini spartisce il mal affare, quanto sarebbe gasato se gli intitolassero una via. Il Casati in persona risorgerebbe con moglie e amante a coronarlo.

In un’orgia di sapore e dissapore, di pelle umana e sangue, tette al silicone e botulino anni ‘60, stagionato, non filtrato, apposta artigianale, e un gran botto anale.

Io non sarò mai famoso, forse perché mi chiamo Filippo Moriso. Philip Morris, sono io, sono una sigaretta, una miccia, un preparato da mischiare al puzzone di Samir Ahmaden (41) e di Silvio Berlusconi (Infinito più uno) così da creare una mistura letale, se fumata. Io sono la Morris, rossa, come il simbolo del Monza. Io sono colui che urla nel deserto di cemento, amianto e Eternit, aprite la via al Signor Brambilla, colui che portò le fabbriche in Brianza, colui che, anonimo, rese giustizia a quel popolo di contadini e artigiani, e li trasformò in sciur dela Gran Milan.

Anarchia, simbolo: nero. Come il fascismo. Quindi l’anarchico è intrinsecamente feticista dei pelati, delle braccia alzate, e signora, sì lei, signora Fumagalli, non me ne dispiaccio, se al Duce lo hanno appeso, dovrebbe vedere cosa ha fatto in Brianza, la ciclabile del Villoresi, signora!

Attenta! Fischiano ancora le Vele di Seregno, al mercato, dove un architetto olandese disse: facciamo un ecomostro in mezzo alla piazza, e facciamone altri, altri ancora, e champagne, per brindare a un incontro, cin cin, cin cin, ricoprimi di baci. Assaggia l’Eternit e poi mi dici.

Ma che volete farci? È la vita.

Molte volte in Brianza si dice che ci siano troppi terroni e immigrati, ma io le dirò, signora, che qui in Brianza è male che esistano esseri umani e che se ne parli. Perché in Brianza siamo alieni della peggior specie e pianeta, i negri della galassia. I negri della Lombardia, ma niente cotone, solo cemento e freddo, sette mesi all’anno, fino all’estate dove la terra brucia, il cemento scotta e le uova si cuociono sul guardrail della Monza-Saronno.

Io sono sul promontorio immenso dei secoli, perché devo guardarmi indietro, quando posso osservare il cyberpunk attuale, la Brianza, malattia, infettiva, psicosomatica, di grugniti lavorativi e di belle poesie, di chi, è scappato, verso lo sci-fi milanese. Io, signora, non ho altro da dire.

Compagno Beretta, a te la parola.

Così dissi a una signora alla Crai di Silvio Pellico, Muggiò, così mi rispose lei, grugnendo.

– Cosa sta farneticando? Mi lasci consumare.

Lucky Strike

Preferirei stare sul ciglio di un vulcano attivo. Questo più che un testo, è un estratto conto, io sono solo una piccola matrice, distesa, su un tappeto, in una traversale di una via, caseggiati di case ripetute, stampate, in 3D, depositate dalle fondamenta al tetto, su marciapiedi già esistenti e su parchetti di tossici della prima generazione.

La mia mamma si chiama con un nome mai visto, sarà estera, non me lo ha mai detto. Sto in un cordon sanitaire  che mi isola dalla vista di un simpatico maschio. Sogno solo una immensa rivalsa, come una serata di Franchino, che sbiascica, calato sul palco, si è calato, da una Rotonda di Garlasco, più casa mia, più giardino di nonna. Non c’è nulla di tutto ciò, sto dissociando.

Portami via! Voglio volare con te! Questa notte, una semplice notte di venerdì, questa notte, la semplice musica elettronica! La presentazione della musica, il viaggio di questo venerdì 16 marzo 2001. La presenta Richy Le Roy, grazie mille.

Dissociando si impara. Giro per strade sfatte, finite, annientate dal catrame, di una ciclabile, di una via laterale, solo case all’orizzonte. Cosa c’è sul fronte occidentale? Niente di nuovo. Perché viaggiare? Perché si impara. Cosa si impara? Roba nuova.

Eppure anche io, giovine amante della musica elettronica, riesco a commuovermi sentendo lo canto, operaio e a pugno chiuso de lo lavoratore. Mi immagino, in gonnella e cappellino, fucile in mano, a sparar su li borghesi.

E quando cadranno, le teste del potere, e quando cadran verso di me i loro servi, sul ginocchio, io li rimanderò all’inferno, da dove vien il denaro. Brianza rossa, forza, alla sommossa!

La classe operaia di oggi, ci disprezza, perché non capisce che noi NEET siamo la perfetta realizzazione del sistema bakuniano, noi non produciamo per i borghesi, noi produciamo per noi stessi. E il consumo, è solo un extra sullo curriculum. Quindi è mio dovere, mio gemito nella notte, imbracciare un giorno il fucile e spedire piombo ai padruun.

Cazzo, figa, merda, porcaputtana. Tutta questa è pura liberazione sensoriale, non trovi? E quindi perché stiamo qui a parlare di queste cazzate? Diamoci alla lotta, lo giuro per quanto è vero che mi chiamo Lucky, che è la nostra soluzione a questo schifo di provincia.

E le banche si fottano, vero? Mamma?

– Beh, il discorso fila, ma qui stiamo cercando di aprirle un conto bancario, signorina Fortunata.

Gauloises

La storia è la seguente:

Siamo intrappolati in una realtà non piacevole, dove il 90% della popolazione soffre Brianza e il rimanente 10% si uccide Brianza. Siamo nella pancia di un orribile bestia Brianza, e la bestia Brianza sta sanguinando a morte Brianza. In tempi come questi una semplice chiamata su Discord può salvarti la vita.

Quando si mischia la bile, gialla, nera, il sebo infetto di una scienza malata, il sangue della scrittura si mischia con il vomito di una vita provinciale, ecco che nasce l’amore.

Internet come catacomba dei nuovi secoli, la Provincia il suo deserto cementizio.

Pensa in fretta, il tempo scorre e la manna della tua zona confortevole presto finirà.

Il capitan de la compagnia, l’è sta ferido e le sta per morir, el manda a dire ai soi alpini che lo rivengano a ripigliar. Se è un estratto conto, allora voglio che sia l’estratto conto dell’azienda brianzola più rinomata e corrotta. 

Quando i due nacquero era sì, Gennaio, e i due nacquero lo stesso giorno, lo dicono le carte d’identità, stesso giorno. Soffermarsi su dettagli così, grezzi, sarebbe: da scimmie: paludose scimmie. 

Quando si ha un amplesso di psicofarmaci in corpo, come in entrambi i due casi citati, un maschio e la femmina, si ha anche una potente scarica di energia, data dalla fine dell’ansia decennale. Quindi gli psicofarmaci, se presi con un regime schizoide, riescono a impedire l’insorgere degli attacchi di panico, e se presi da un uomo il cui principale problema sono psicosi, meglio conosciute come deliri e energia che lo Stato della Repubblica Italiana non vuole sfruttare per progredire, un ansiolitico sotto ricetta, come la Seroquel 50 mg presa la sera, dopo una mattinata utile allo Stato della Repubblica Italiana sotto Abilify 15 mg, si ha una troiazza assurda, un’energia da far ruttare i tossici. E abbiniamoci un antidepressivo come lo Zoloft, anch’esso 50 mg, e si ha una bella combo: la mattina produttivi, la sera schizzati, con l’ultimo farmaco che ti rilascia una sorta di piacevole scarica. Seguite alla lettera e scrivetemi all’indirizzo riportato sul retro della vostra SIM Vodafone. Cavatela dal telefono e mangiatela per più fosforo.

Mandando vibrazioni positive.

Tutto questo per dire. Si conobbero su un canale Discord, roba da transessuali. Infatti nessuno dei due sapeva che farne dell’altro, e quindi ovviamente, lui attaccò bottone:

– Porca puttana una donna.

– Che cazzo vuoi?

– Nulla, fa strano.

– Va bene.

– ‘Spe che ci fai qua?

– Quello che fai tu, parlo.

– Parlo pure io.

Non sapeva qual era il suo nome, neanche il suo poteva dir. Il suo nome di battaglia era Philip Morris, e il suo era Lucky Strike.

Muratti Multifilter Blu

Al primo Borghetti, ero attivo, ora procederò al secondo con due Seroquel in corpo. Lo stato non può prendermi se sono un drogato di stato. Lo stato non può perdere una pecora, come non può perdere l’agnello, solo io posso rovesciarlo. Sorso di Coca Cola, capitalismo liquido, una Muratti rubata a Mamma, e Io sono la mia proprietà. Conosco Filippo, è un bravo ragazzo, abita a pochi isolati da me. Io farò il prete, cioè, li farò sposare. Il matrimonio, lussuoso, nel parco più brutto. E si baceranno, spero.

La mia vita è appesa a un piccolo circolo vizioso, e non tengo il tempo, la voglia e il momentum di iniziare a dirvi: il perché mi sono fatto. È eventualmente per produrre, sì, ammetto che la società è infame per questo: io devo drogarmi per produrre.

Avrei provato più droghe se avessi saputo, che crescere è un attimo, che dura un minuto.

Filippo ha 22 anni, che io ben ricordi, e non starò a dirvi il perché, ne come, sia arrivato nelle mie mani. Sappiate solo una cosa, la Brianza cambia l’animo umano così tanto, che nonostante potremmo sembrare simili a un lombardo, un varesotto, un comasco, noi non siamo la stessa persona.

Noi siamo un concentrato, forse di amianto, dopotutto, noi lo inaliamo ogni giorno. Ventiquattro ore. E non mi sembra di dire una fesseria, solo che: noi siamo diversi. Perché non vi è nulla di sbagliato in noi, o meglio, noi ci definiamo sbagliati a priori, perché brianzoli.

Fortunata ha 20 anni, se lo ricorda sempre, lei ha 20 anni. Non uno di più, non uno di meno, e ha un piccolo gruzzolo di risparmi, che verrà buttato in un conto per giovani, grazie BPER – Brianza e Laghi, ma noi con loro, i comaschi e i lecchesi, non abbiamo nulla in comune. Noi siamo e rimaniamo una cellula cancerogena della bella Lombardia.

Non vi è un surrogato di Brianza, perché non vi è un surrogato di un qualcosa di alieno. Semplicemente: è alieno, finita lì.

E io sono il prete che li sposerà. Io sono l'ayatollah. Allah è Grande.

Eccomi dunque, questi sono i miei gioielli.

MS Gialle

Mussolini e Allah saranno i miei due migliori amici. Mi presto alla Jihad Fascista come mi presto bene a tutto. Non riesco a liberarmi dal suo pensiero: lei è lì. Su Discord, su Telegram, in altre migliaia di siti. E lei: so solo che è una ragazza.

Sto, momento attuale, ascoltando nasheed palestinesi. Senti, al-Qassam, su Soundcloud, ci vuole poco, per l’Islam. Mamma mi ha dato un viso carino, lo userò contro Israele, fino alla vittoria della Jihad. Hey Said, porta altri al-Quds! Che stasera si va alla carica, della ragazza più bella del mondo!

Eia Eia Allah Akbar!

Le scrivo, mi risponde, il dialogo è pressoché riportato sotto:

We we

We, ciao king

– Allora stavo pensando a sta cosa, te sei tipo di Muggiò giusto?

– Sì, ma non mi va di uscire, sono abbastanza timida ahahah

– Eh beh, pure io.

Spedisco meme, reacta con una risata. Sono robe surreali in effetti. Sono robe così strane, follia, paura, delirio. Sono meme, sono il DNA dell’anima. E non sento in realtà nulla addosso, solo un leggero brivido quando mette la react.

E tu, caffè… ti andrebbe di uscire con me?

– Ti vedevo online, ce nel senso sei online.

Aurelien. Parli come lui!

– Eh?

– Un libro, surrealista.

– Ma spe, mi dai dell’eroe di qualche libro?

– Lui non è propriamente un eroe, è un uomo disturbato ahahah

Finimmo a parlare di letteratura. Esaltazione dell’estasi, dinamitarda, veloce. Io non leggo. Lei un sacco, sicuro si scola i libri. Ce sì, si cala i libri. Lei legge. Io no. Mi è più difficile ora. Ma mi spiegò varie cose, che cazzo king, che cazzo, ce ti giuro, ne sa un botto sta donnaccia.

Faccio più di Super Balo. Ma sono distrutto dentro ora, lei è intelligente. Io no.

Io sono una latrina, lei mi caga in faccia.

Mossadica, la cosa. Mossad. Sì, è una pura paranoia, e io ne sono: l’esperto.

Sapete? La ciclabile e il camminare, quello mi piace.

Non leggere. Non leggere. Non leggere. Io voglio l’azione attiva, la improvvisa scarica di endorfine, di mescaline celebrali. Poi il massimo che leggo sono i doujin di Touhou, poi, figa: pensate: tante ragazzine vestite barocco e orientale che vivono a Gensokyo e si lanciano i laser a vicenda. Io non so se quella è la dimostrazione che uno stato non serve. Ce, non c’è stato.

Quella gran baldracca di Reimu Hakurei me l’ha rifatta, si è sniffata il kratom con le banconote del cazzo, di porcaputtana, cagna, maledetta, puttana, le hanno dato i soldi e si è andata a calare.
Io (Marisa Kirisame) non riuscirei a farlo! Inaccettabile! Ora rubo i libri a Patchouli, e li metto nel culo a Alice Margatroid, così poi sborra con il cazzone da futanari e mi ricopre di bianco latte.

Questo riportato è un esempio, il 90% dei doujinshi sono così. La semantica è simile. 

Figa puttana, la vita a Gensokyo, dove son tutte minorenni e tutte si vogliono bene. Una classe delle medie-liceo dove si inculan l’une l’alter con sistemi di leve, calcolatrici renali, microdosi.

È la fine dei tempi, Filippo!

L’MD, venite all’MD, ci faremo di MD. MD MD MD MD MD.

Dopotutto l’analisi di mercato è una cosa seria, non la si può prendere sotto gamba. Agamben Filate. E io lì vorrei portarla, ma ho solo la Crai di Silvio Pellico, e io non so perché. Perché nemmeno sui supermercati mi viene un barlume di speranza di farla uscire di casa.

Senti.

– Eh, Lucky?

– Senti. Non è che hai tipo qualche consiglio? Non riesco a dormire…

– Su cosa?

– Beh oh, non riesco a fare un cazzo sti giorni.

– Ma mica leggi?

– Sì ok, ma qui devo decidermi a fare qualcosa.

– Che hai?

– Voglia di uscire…

Gitanes senza filtro

Di notte, corse, non vi era nulla che potesse fermarlo, la strada da casa sua, alla Lucky è dritta, così mi ha detto, così. Sì, gli ha detto: becchiamoci allora: uscirò di casa.

Si piazzò sul bordo della porta, scarpe di corsa ai piedi, un Pokémon Rosso Fuoco, le Balanciaga dei figli pezzenti della Briantea. Sai che tutto questo è reale, perché così dovrebbe essere. L’uomo deve andare dalla donna, la donna deve aspettarlo, finché non si compierà un nuovo ciclo lunare.

E quando lo vedrà, davanti a lei, dopo qualche chilometro di corsa, ecco, io apparirò.

Camminò, passi decisi, poi prese a correre. Una corsa notturna, che rimbombò in tutta Piazza Garibaldi, fino a Viale della Repubblica, finché durerà la notte, quella corsa, durerà con lui. Non c’è altro tentativo, altra chance, altro risentimento.

O corri, o muori.

E quando senti un qualcosa addosso, ricordati, è l’anima.

Il momento stesso dei passi, del loro sgambitare, è più bella della vittoria calcistica, del sei politico, del primo bacio, della seconda volta, e non vi è nulla che potrà distruggere tutto questo.

Dilatazione sensoriale, del tempo, corri, sembra passare un’eternità, tra un passo e l’altro.

Finché.

Tutto si riduce all’ultima persona a cui pensi la notte, è lì che si trova il cuore.
- Charles Bukowski.

E lui pensò a Lucky, l’aveva nelle sinapsi. Prima di fermarsi e guardare davanti a sé.

Lei era in quel parco, il Superga. Vicino a una panchina, intenta a fumare una rossa col filtro accorciato. E quando la vide, si avvicinò di soppiatto. Lei tremava, il freddo, l’ansia, la voglia di uscire che diventa nevrosi.

Le sbucò dalle spalle, guardò il telefono tra le mani della Lucky.

– Mi aspettavi?

Lucky si girò di colpo, occhi strabuzzati e saltò sul posto.

– Morris…

Si gettò tra le sue braccia, caldo abbraccio, nel cuore della, fredda e intransigente, notte. Non osava staccarsi, lui pure. Era una ragazza delle più anonime esistenti. Non mostrava particolari così assurdi, forse con un po’ di trucco da egirl qualcosa accendeva, ma così: sembrava esattamente una copia, un simulacro, di ragazza. Sembrava: dopotutto aliena all’ambiente circostante.

In quel preciso momento, Morris era completamente all’oscuro della mia presenza, allo stesso modo di Lucky.

Dunhill

Io (Anonimo Milanese) sono quel genere di persona che esce con le persone fidanzate perché gli piace vedere la coppiette felici. Io sono quel genere di persona che scriverebbe tutto questo dandovi l’idea che sia un qualcosa di inventato, di fasullo.

Questo è puro giornalismo.

E mi sono calato tutto ieri sera, 30 milligrammi di 2-Fluorometanfetamine, una dose bassa, perdonatemi, per poter infine coronare il mio sogno di scrivere questa storia.

(Le ho trovate tramite robe assurde tipo le persone come Morris e Lucky, gente pazzesca e mai vista prima, che appena ti incontra: ti regala la soluzione all’ansia e alla mancanza di concentrazione.)

Ma che fare, signor Lenin? Saranno state le anfetamine, o gli amici fatti lungo il percorso ad averti stimolato? È un bel interrogativo, ma a me piacciono le risposte aperte, avevo 10 in italiano alle superiori.

E dopo aver fatto colazione con la Monster Energy Ultra, e il mio cocktail di farmaci per rendermi attivo nello Stato della Repubblica Italiana, sono qui ora, a parlare della fine di questo estratto conto.

Premettetemi una premessa: io giro con coppiette perché non cerco l’amore, solo un modo di aiutare il prossimo mio, come me stesso. Sono il più anarchico prete al mondo, ma anche il migliore. 

Esco dall’albero dietro cui mi ero nascosto, prendo un sospiro, sorriso sornione.

– Benedetto è il nome di Dio, ora e sempre e nei secoli, dei secoli, amen.

Filippo e Fortunata mi guardano, sorpresi, eppure con famigliarità.

– Fate largo nel deserto, annunciate a Dio, che una coppia si sposa oggi, portate le fedi!

Filippo attacca:

– Cazzo, mi hai fatto spaventare…

Fortunata, invece va sulla difensiva.

– Come, lo conosci pure te?

– Eh beh sì, è un mio amico da tanto.

– Io da poco meno di tre settimane…

– Ce non mi hai detto che conoscevi Anonimo?

– No, non me lo hai mai chiesto, Fili…

Estrassi dalla giacca due fedi nuziali, ricavate da amianto colato su stampi di fabbrichette lissonesi. 

Presi la parola.

– Vi ho fatto conoscere apposta per questo momento, vedete: io ho sempre sognato di vedere la gente felice, voi mi sembravate tristi, quindi vi ho fatto incrociare. E ora: forza, su su, gli anelli.

Filippo stona:

– Come sposarsi? Ma ci siamo appena visti, ci conosciamo da tre settimane…

– Sì, poi siamo giovani!

– Sì, poi non credo in nulla…

– Eppure siamo qui.

Bene, le coppie sono fatte, come me. Siamo nel indice categorico e analitico di menti schizofreniche che abitano nei vari World Economic Forum e altri mercati mondiali, ciononostante non ci toglieranno mai l’amore, innocente, di due giovani NEET.

Sarà colpa del calcio, sarà colpa di tutto il resto.

Il vento si alzò tra gli alberi, all’orizzonte, verso il ponte del Villoresi, invece il sole, traspariva, calmo, e anche lui compiva la sua traiettoria. Creando il giusto contrasto di luci e ombre. 

Presi le mani di entrambi, e le portai insieme, le unii. Ed ecco. Finalmente si tengono per mano.

– Ora fatelo per almeno dieci anni minimo.

Godo se penso all’amaro che mastica ora, il grande mercante, mentre pronostico il fine del calo di natalità. E così, unite la mani, posi due anelli ai loro anulari. E nulla, era fatta, l’avevo rifatto ed ero lì, così preso dal momento, che pensai benissimo di portarli al grande banchetto.

Dopotutto, la Crai sarà aperta.

Cin Cin! Due XRay, produttaccio energetico, si scontrarono fuori dal Silvio Pellico. 

Ed ecco che la coppia era fatta, risero, si guardarono negli occhi. Poi, Fortunata si avvicinò alle sue labbra, e fu un attimo, timido. E Filippo, beh, non se l’aspettava. Non durò molto quel bacio.

Molte volte avevo visto una simile scena, ma mai mi ero fatto un’idea del travaglio interiore di due persone, unite da qualcosa.

Ed è questa l’istantanea, che vorrei lasciarvi, con qualcosa, che vi tocchi.

Anonimo Milanese, il direttore, l’aristocratico, le anfetamine stanno calando, devo salutarvi.
Ma così, ragazzi del ilBlast.it, si interrompe il mio racconto, la fine, tutto finito.
Tranne l’amore.

Sigarette Rollate a mano

I campi risplendevano della luce del mattino, l’asfalto era stato scoperchiato da secoli, lasciando la terra sotto di esso, fertile per i liquidi delle tubature di scarico. Il granoturco cresceva florido, dalla più giovane pannocchia, alla ben matura pianta. Finii le preghiere del risveglio, sgranchii le due gambe dai loro ingranaggi, polverosi, di una notte passata nel sonno soave. Numerosi inchini, prosternazioni, segni antichi, moderni. Uscii dalla casupola, di legno, e osservai il ponte della SS 36  Lago di Como e dello Spluga, così imponente, che qualcuno aveva ben deciso di abitarci sotto. Una famiglia, e zii, parenti, figli ovunque. Conigli selvatici, lepri. La mente vagava a ricordi di un Collasso, aspettato da tutti, ben arrivato.

Estrassi dalla sacca un cilindro di carta, dentro tabacco che coltivavo, accesi. Gli ingranaggi gracchiarono a ogni passo, erano vecchie, come la barba monacale, bianca come il Sacro Velo.

I figli e le figlie corsero a salutarmi, erano vestiti di lino e cappelli di foglie. Col bastone indicai casa, mi dissero che mamma era lì, sì la troverai, è con papà!

L’icona della Madre di Dio, con fiori intorno, su un palo della luce, e una piccola lampada ad olio vicino, prima di attraversare la strada guardai alle due strade, che scemo, pensai, non ci stanno più. Baciai l’icona, prima di procedere a passo meccanico. Salutai Fortunata, uscita di casa con un bambino in fasce tra le mani.

Dio la benedica, Fortunata.

– Dio benedica anche lei, Anonimo.

– Dov’è Filippo?

– Sta fuori a scolpire un vecchio guardrail, dice che vuole che sia bello come i suoi figli.

– Vado a salutarlo, si ricordi di pregare per il bambino.

– Lo farò Anonimo!

Seduto, a petto nudo, contro un guardrail arrugginito, Filippo osservava le scritte e le sue incisioni, preghiere e canti, al Collasso, alla terra, a Dio.

– Dio la benedica, Filippo.

– Anonimo.

– C’è qualcosa che la turba?

– Pensavo a quella sera.

– Dice il matrimonio?

– Sì, dovrei ringraziarla, Giovanni cresce bene.

– Ormai ti potrà dare una mano nei campi.

– Sì, però penso che a breve Cecilia dovrà maritare.

– Hai trovato mica quello di Nova?

– Sì, lui è un bravo bagai, è un coltivatore di patate.

– Lei è felice della cosa?

– Tutti, ringraziando Dio, sono felici ora.

Batto un colpo col bastone, i due rosari appesi sopra tremano.

- Celebrerò io il matrimonio!

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